10 ottobre 2016

La storia di “On” e di Giuseppe Pinto potrebbe benissimo provenire da un racconto o un romanzo. Parla di un giovane trentenne che fa conoscere al mondo un prodotto che sta conquistando molte persone per il suo look e la sua qualità.

Giuseppe Pinto è un giovane napoletano che con molto zelo e spirito di iniziativa ha fatto nascere On“, un giradischi di ottima fattura costruito da lui. A trent’anni esatti ha adibito a laboratorio un sottoscala nel rione Materdei, nella zona sud di Napoli dove vive attualmente.

Questo piccolo studio è il luogo da lui utilizzato come centro assistenza e studio di registrazione, ma soprattutto dove ha dato vita a prodotti elettronici tra cui il suo “On” che sta riscuotendo un certo successo.

Il nome è praticamente un acronimo che contiene le iniziali di “old” e “new“, dato che la storia del giradischi è ormai secolare (se si considera il suo antenato, il grammofono) e allo stesso tempo questo suo giradischi si avvale nella connettività e nei materiali delle tecnologie più attuali al momento.

Il braccio è in fibra di carbonio, la struttura in corian bianco e legno. Può inoltre essere collegato sia analogicamente che digitalmente, tramite fibre ottiche e bluetooth.

giuseppe pinto

image credit: gpinto.it

Ma Giuseppe Pinto e il suo “On” sono già usciti dal rione di origine per approdare alla Gma (Generale Meccatronica Applicata) di Angelo Punzi, che ha creduto in lui. Ora il suo laboratorio si è spostato a Giugliano, a nord-ovest di Napoli dove è iniziata la produzione in serie di esemplari proprio alla Gma. La prima tornata è di 300 esemplari, con un investimento di 350 mila euro.

Ma non è finita qui, perchè a ulteriore conferma della qualità di “On” c’è stato l’ottimo feedback riscosso alla fiera di Monaco “High End”, dove il giradischi di Giuseppe Pinto ha ricevuto ben ottanta proposte da distributori di tutto il mondo, con già cento esemplari prenotati.

giuseppe pinto

Come possiamo continuamente verificare, siamo una vera fucina di talenti e di voglia di fare, non solo nelle arti ma anche nell’artigianato e nella tecnologia. In un paese in declino è sempre cosa molto rincuorante assistere a questo tipo di storie.

Paolo Castelluccio