Reduce dal suo primo live act all’Altavoz di Venezia. Nel pieno dell’album tour The Hi-Tech Mission. Primo italiano ad essere stato ospitato sulla leggendaria radio ufficiale di Underground Resistance. Al suo ultimo EP, 313 Times, hanno partecipato veterani di Detroit del calibro di Juan Atkins e DJ Stingray. La sua label, Pushmaster Discs, ha ricevuto supporto da pionieri quali Jeff Mills, Robert Hood, DJ Deep e Ben Sims.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui Mattia Trani è considerato uno degli artisti italiani più promettenti a livello internazionale. Noi siamo riuscita ad intervistarlo; ci ha parlato di passato, presente e futuro, ma ci ha anche fornito degli interessantissimi punti di vista che possono far riflettere.

ITALIANO – ENGLISH

Andiamo con ordine: quando e come ti sei avvicinato al mondo della musica elettronica? Quali sono stati gli artisti, le tracce, i generi che hanno segnato la tua entrata nella scena?

Come ben sapete e come tutti sanno, le mie radici familiari mi hanno permesso di essere sempre vicino al mondo della musica elettronica. È solo grazie a mio papà, Marco Trani, se oggi sono fiero di essere un artista a 360 gradi; lo ringrazierò per sempre. La musica è un dono dell’universo, non saprei darti delle tracce specifiche o dei generi particolari. Ascolto qualsiasi tipo di musica: dall hip hop/funk/black soul all’hard rock, fino alla techno piu cruda. Attualmente studio ancora pianoforte sia in musica classica dell’800 (Bach, Mozart, Schumann) che nel jazz afro-americano dei primi anni ’60 (Herbie Hancock, Miles Davis, Dexter Gordon). È proprio questo il bello della musica: ogni giorno scopri nuovi musicisti, nuovo materiale. E hai sempre da imparare, la musica è infinita!

Il tuo stile è indubbiamente molto vicino alla Detroit Techno; cosa ti colpisce maggiormente di questo genere? Cosa significa per un ragazzo appassionato come te essere ospitato niente meno che da Underground Resistance per un podcast  sul loro canale ufficiale?

Ogni volta che registro un brano in studio finisce sempre che qualsiasi persona lo etichetta come Detroit Techno: non è Techno ma è anche Techno, è Jazz, è improvvisazione,è Soul, è una danza, è un rito.Ogni volta che provo a fare qualcosa di diverso mi viene sempre difficile, quindi la mia matrice è strettamente pura Detroit Techno Soul. Essere ospitato dalla radio ufficiale di UR è stata probabilmente la mia soddisfazione più grande fino ad oggi. Probabilmente, anche se non ho la pelle nera, qualcosa mi lega alla musica della Motor City e quindi si è creato un legame fantastico. Non vi nascondo che nutro un profondo rispetto per la comunità di UR e il sogno più grande di tutti sarebbe quello di realizzare un EP per loro.

Ultimamente si parla molto della situazione del clubbing e della musica underground in Italia. Cosa ne pensi tu, che sei sicuramente uno degli artisti che meglio può confrontare la situazione italiana con quella all’estero?

Sinceramente non capisco tutto questo astio verso il nostro paese; molti colleghi criticano l’Italia e ritengono che Germania, Olanda e Francia siano nettamente superiori a noi. Non sono assolutamente d’accordo! Bisognerebbe analizzare ogni singolo aspetto per determinare pregi e difetti di ogni realtà. Sicuramente all’estero (per esempio in Olanda) hanno una maggiore organizzazione e predisposizione nel realizzare i festival e renderli molto vari e incastrati bene dal punto di vista delle line up. Qui in Italia, invece, si tende a “copiare e incollare” i nomi underground che propongono il Dekmantel o l’Atonal, oppure si prende tutto il pacchetto completo delle grosse superstar che fanno aumentare il prezzo del biglietto e fare aumentare i guadagni. Inoltre in Italia manca ancora un’adeguata organizzazione dei trasporti e della sicurezza, ma credo che sia più un problema tra le istituzioni governative e gli organizzatori. Dal punto di vista delle piccole realtà e dei piccoli club, invece, credo che l’Italia sia molto avanti; essendo stato sia nei capoluoghi di provincia sia in piccole città, ho notato che in ogni comune italiano c’è una festa o un gruppo di organizzatori culturalmente preparati e sempre pronti a proporre nuovi artisti, dai nomi più “underground” a quelli magari un po più scontati e tutto questo non lo trovi in altri paesi. Infatti, se prendi tutta la Germania, sicuramente parli solamente di Berlino; e le altre citta? Stessa cosa per l’Inghilterra e l’Olanda. Forse un po meno in Francia dove la situazione è più variopinta. L’Italia è un paese bellissimo con una grande storia e magnifiche tradizioni. Dobbiamo essere orgogliosi di avere queste forti radici artistiche e continuare a lottare per esse!

Domanda d’obbligo: cos’hai provato quando, al Link di Bologna, nel 2014, hai condiviso la consolle con Jeff Mills?

Ho provato un insieme di emozioni, sia positive sia negative. Talmente tante emozioni che la serata è finita dopo poche ore e me la sono goduta poco. Jeff Mills è sicuramente una fonte di ispirazione per qualsiasi persona. Mi piacerebbe molto scambiare quattro chiacchiere con lui e parlare di tante cose; probabilmente sarebbe molto più costruttivo che suonare insieme un altra volta.

Hai fondato giovanissimo la Pushmaster Discs, etichetta che ha assunto grande rilievo in breve tempo. Quali sono le più grandi soddisfazioni che questa label ti ha dato? Quale impronta artistica stai cercando di darle?

Ormai sono passati 5 anni da quando decisi di partire con il progetto Pushmaster Discs e oggi ci sono moltissime label in più rispetto a prima. Se dovessi fondare Pushmaster nel 2016 sicuramente farei fatica come tutti gli altri, perché ci sono molte label di qualità ed è molto difficile spiccare. Probabilmente il motivo per cui Pushmaster è diventata una realtà è il fatto di aver puntato molto sulla qualità musicale e nel creare una linea ben definita, che oggi giorno, secondo me, è il vero fulcro di una record label. La matrice di musica Hi Tech Soul e Detroit Techno è l impronta artistica che rende sicuramente la mia etichetta differente dalle altre e un punto di riferimento per gli appassionati.

A breve uscirà il tuo album di debutto, The Hi-Tech Mission; cosa ci puoi dire, soprattutto per quanto riguarda ciò che vuoi trasmettere con questo disco?

The Hi-Tech Mission è frutto di un anno di duro lavoro chiuso dentro il mio studio di registrazione; tutto il disco è stato realizzato con veri strumenti: batterie elettroniche che pulsano, sintetizzatori che hanno una vera e propria anima. Immaginate di trovarvi in un futuro imminente in cui avremo la possibilità di esplorare nuove galassie e nuovi pianeti; io ho deciso di partire con il mio shuttle (in cui, appunto, la cabina di pilotaggio è caratterizzata dalla presenza delle macchine con cui ho realizzato l’album: vedi l’artwork sul retro dell album) verso qualche misterioso pianeta lontano. I nove brani accompagnano perfettamente questo contesto e ti proiettano dentro l’astronave assieme a me: la missione è quella di portare la mia musica a qualche forma di vita nuova e sconosciuta.

Quali altri progetti ci riservate tu e la tua label per il futuro?

Assieme al mio album finalmente partirò con il live act, un live caratterizzato dalla presenza di sole macchine e sintetizzatori, no software. Finalmente avrò la possibilità di essere ancora più ricercato musicalmente e potrò suonare dal vivo (e per suonare intendo improvvisare con la tastiera) i brani dell’album. Per quanto riguarda Pushmaster, sono in programma la quarta release di Ilario Alicante come V Chronicles (che sono andate tutte molto bene e hanno fatto sold out in poco tempo) e un EP di un nuovo artista sconosciuto proveniente dalla Korea. Per il 2017 sono previsti i remix di The Hi-Tech Mission” con nomi molti importanti della scena.

Intervista e Traduzione Alberto Zannato

ENGLISH

First things first: when and how did you approach the electronic music world? Which artists, tracks and genres marked the beginning of your career?

As everybody knows, my family roots allowed me to be always close to the electronic music world. It’s thanks to my dad, Marco Trani, that now I’m proud to be a 360° artist. I’ll be thankful to him forever. Music is a gift from universe, I’m not able to choose some specific tracks or genres. I listen to every kind of music, from hip hop/funk black soul to hard rock, going through the toughest techno. I’m still learning to play the piano actually, both for ‘800 classical music (Bach, Mozart, Schumann) and early sixties afro-american jazz (Herbie Hancock, Miles Davis, Dexter Gordon). That’s the best thing about music: you discover new artists and new material every day. You can always learn something. Music doesn’t have an end.

Your style is undoubtedly close to Detroit Techno; what does hit you the most about this genre? What does to be hosted on UR’s official channel for a podcast mean for an enthusiast guy like you?

Every time I produce a track everybody says it’s Detroit Techno; it’s not techno but it’s also techno, it’s jazz, it’s improvisation, it’s soul, it’s a dance, it’s a ritual. Every time I try to do something different it gets harder, so my matrix is strictly pure Detroit Techno Soul. Being hosted by UR’s official radio was probably my biggest gratification. Even though my skin isn’t black, there’s something that links me to the motor city’s music, with which I have a fantastic relationship now. It’s not a secret that I have a sincere respect for UR community and making an EP for them probably is everyone’s biggest dream.

A hot topic lately is the situation of clubbing and of underground music in Italy. What do you think, considering you surely are one of the most indicated artist to compare the Italian scene with the foreign one?

I don’t understand this grudge towards our country. Lots of colleagues criticize Italy and think Germany, Holland, France are way better; I don’t agree at all! People should look at every side to list pros and cons of every scene. It’s sure that in other countries (in Holland, for example) they have a better arrangement to organize festivals and make them consistent. Here people tend to “copy and paste” the underground names of Dekmantel and Atonal or to just book the most famous superstars to improve the ticket’s price and the earnings. Furthermore, in Italy there are some problems with transports and safety, but I think that’s a problem between the institutions and the staffs. Talking about small organizations and clubs, I think that Italy is a step forward, because there are musically educated staffs both in big cities and in small villages, always ready to offer interesting artists. That doesn’t happen everywhere. If you talk about Germany you talk about Berlin. Same thing for Holland and England. Maybe France is more similar to Italy.Anyway, Italy is an awesome country with a great history and lovely traditions. We have to be proud of these artistic roots and to keep fighting for them.

Obligatory question: what did you feel when you shared the consolle with Jeff Mills at Link in Bologna in 2014?

I felt different emotions, both positive and negative. So many feelings that the event ended after few hours and I didn’t enjoyed it that much. Jeff surely is a source of inspiration for everyone and I’d like to talk with him about many things. It would probably be more useful than playing again together.

You founded Pushmaster Discs, label that gained a prominent position in a short time. Which great satisfactions did this label give you? Which artistic imprint are you trying to give to your label?

It’s nearly 5 years since I founded Pushmaster Discs and today there are way more labels than before. If I had to create Pushmaster now it would probably be harder, because it’s more difficult now to stand out. The reason why Pushmaster became what it is, is that I focused on quality and on creating a well-defined line, that’s the real hearth of a label, in my opinion. The Hi tech soul and Detroit Techno matrix is what makes my label different than the others and a point of reference for music lovers.

Your debut album, The Hi-Tech Mission, is about to come out; what can you tell us about it, concerning what you want to convey to the listeners?

The Hi-Tech Mission comes after a year of hard work in my study. The whole album has been realized with actual instruments like drum machines and synthesizers with a own soul. Imagine to be in a recent future with the opportunity to explore new galaxies and planets. I decided to leave with my “shuttle” (in which the cockpit is filled with the machines I used for the album. Take a look at the artwork on the back of the album to understand) towards some far, dark planet. The nine tracks perfectly fit with this context and “throw” you inside the spaceship with me; the mission is to take my music to some unknown life form.

Which other projects can we wait form you and your label?

I’ll start with live acts, exibitions with just machines and synthesizers, no softwares. I’ll finally have the chance to explore refined sounds and to improvise the tracks of the album with the keyboard. Talking about Pushmaster, we have planned the fourth “V Chronicles” release from Ilario Alicante and an EP from a new Korean artist. In 2017 there will be the remixes of The Hi-Tech Mission’s tracks from important influent artists.

Interview and Translate Alberto Zannato