9 novembre 2016

Frenetico, Funky, a volte addirittura bizzarro: San Proper della scena di Amsterdam arriva su Parkett per parlare del suo passato, del suo presente e sopratutto del suo futuro.

La nostra intervista a San Proper.

ITALIANO – ENGLISH

Partiamo dalla tua città natale, Amsterdam è un posto fantastico, pieno di musica e cultura, qual’è la tua relazione con la capitale olandese? Quali sono i luoghi che ami di più e quelli che non ti piacciono?

Sono un amante in tutte le mie sfumature, quindi amo molto di più di quanto non odi. Trovo gioia anche al Municipio o quando pago le tasse con mia madre. Ci sono un paio di luoghi che credo possano darmi ai nervi, ma preferisco concentrarmi sul fascino di questi esempi positivi.

Come ti sei avvicinato alla musica? Qual’è stato il percorso che ha trasformato il bambino che eri in San Proper?

Collezionavo musica su cassette e vinili, poi a 8 o 9 anni ho iniziato a suonare la chitarra, se mi ricordo bene.
 E faccio ancora le stesse identiche cose.

Rush Hour, Perlon, Dekmantel: ogni label ti vuole, o meglio, vuole un po’ della tua musica, ma qual’è l’etichetta preferita di San Proper?

Non funziona così. La vita e i suoi frutti non sono come una partita di calcio. Non c’è un vincitore o un modo di essere il migliore.

Abbiamo parlato del San Proper produttore, ma passiamo al deejay. I tuoi set sono incredibilmente eterogenei, come funziona la ricerca per il tuo prossimo disco?

Sono loro che incrociano il mio cammino, è come se fosse già tutto scritto.

Quali sono i tuoi idoli, quelli che ti hanno ispirato come uomo e come musicista?

Troppe persone mi ispirano anche oggigiorno, dagli amici più stretti alle nuove conoscenze: pittori, poeti, architetti, vocalists, chef, bartender e ragazze ai tavoli, produttori elettronici e strumentisti acustici. Gente appassionata.

E mia mamma anche…

Venite a sentire qualche set e ve ne darò un assaggio.

Con amore. San.

Intervista e Traduzione Franco Amadio

ENGLISH

Frenzy, funky, sometimes even bizarre: San Proper lands on Parkett ready to talk about his past, his present and off course his future.

Let’s start from your hometown, Amsterdam it’s an amazing place, full of music and culture, what is your relationship with the capital of Netherlands? Which places do you love the most and which one you don’t like?

I am lover, therefore I love more than I hate. I can even find joy at the Municipality or when I do taxes with my mother. There are a couple of spots i can think of which could get on my nerves, but I would rather focus on the charm of these examples.

How did you reach to the music? What’s the path that brought a little child to become San Proper?

I started collecting music on cassettes and vinyl and I started playing guitar at the age of 8 or 9, if I remember correctly.
 I still do the same today.

Rush Hour, Perlon, Dekmantel, every label want a piece of you, or better a piece of your music, but what’s San Proper favourite label?


There is no such thing. Life and it’s fruit is not like a football-match. It has never been about one winner or one way or the best…

We talked about the producer, let’s get back to the deejay, your sets are amazingly heterogeneous, how do you look for your next tunes?

They cross my path as if there is an actual script to this scenario.

Which are yours idols, the ones who inspired you as a man and as a musician?

Too many people inspire me still today. From close friends to new people I meet. Painters, poets, architects, vocalists, chefs, bartenders and  girls waiting tables, electronic music producers and acoustic instrumentalists.

Passionate people. 
And my mother too.

Come check out my set and I can give you a taste.


Love,

San.

Interview and Translation Franco Amadio