UNUM festival non è sicuramente il primo festival che viene in mente tra quelli ricordati per i numeri, per le scenografie o per le immagini che invadono i social durante un weekend.
UNUM Festival piuttosto continua a strutturare una community attraverso il passaparola di chi ci è stato e ha trovato qualcosa che altrove sta diventando sempre più raro, ovvero il tempo necessario per vivere la musica in maniera autentica.
Dal 4 giugno le spiagge di Shëngjin torneranno a ospitare cinque giorni e cinque notti di musica ininterrotta. Una formula che negli anni ha preservato la propria essenza e che continua a rappresentare il cuore pulsante di un festival capace di mantenere una forte identità mentre gran parte del panorama europeo si orienta verso modelli sempre più spettacolari e prevedibili.

La line-up completa appena annunciata conferma questa visione. Si qualche solito noto ovviamente ci sta, da &ME a Ricardo Villalobos, Ben Klock, DJ Tennis, o Raresh e Craig Richards ma non sono di certo il motivo di ritrovo per la community UNUM.
Il fascino di UNUM emerge soprattutto quando si osserva ciò che si trova oltre la prima fascia del cartellone.
Il festival ha sempre dedicato grande attenzione a quei nomi che alimentano la cultura dei dancefloor più curiosi e consapevoli, valorizzando artisti che costruiscono il proprio percorso lontano dai riflettori più accesi. È qui che la programmazione assume una profondità particolare e restituisce l’immagine più fedele della manifestazione.
Un esempio? Sicuramente Voigtmann. Il suo approccio raffinato e la capacità di sviluppare lunghe traiettorie sonore trovano un contesto ideale all’interno di un festival che privilegia il viaggio rispetto all’impatto immediato. Ma ci sta anche un certo Alci, a nostro avviso uno dei selezionatori più eleganti della scena minimal europea.
Tra gli artisti che meritano particolare attenzione compare anche Reiss, che per chi bazzica nei circuiti underground di Amsterdam è garanzia di una selezione sofisticata che attraversa house, minimal e di un modo di mixare che non cerca l’ applauso facile ma il rischio.
Gli appassionati della scena romena troveranno pane per i loro denti
Dan Andrei, Praslea e Priku continuano a rappresentare una delle correnti più influenti della musica elettronica degli ultimi due decenni e all’ UNUM sono decisamente a casa loro.
Guardando ancora più in profondità nella line-up emergono nomi che raccontano perfettamente la filosofia di UNUM. Niko Stojan porta con sé una ricerca musicale elegante e cosmopolita, mentre Mar-T continua a essere uno dei segreti meglio custoditi della scena iberica, visto che quest’ anno sarà presente anche il Pyramid Stage il venerdì. Anche Pach merita attenzione per la sua capacità di muoversi con disinvoltura tra dischi old school e suoni più contemporanei.

Ed ancora Alexia Glensy, artista che negli ultimi anni ha costruito una reputazione sempre più solida all’interno del circuito minimale internazionale, e Cameron Jack, selezionatore britannico che continua a conquistare estimatori grazie a una visione musicale ampia e imprevedibile.
Chi ama scoprire talenti emergenti troverà terreno fertile anche tra i numerosi artisti provenienti dall’area balcanica. Altin Boshnjaku, Hajdar Berisha, Liburn, Leke rappresentano una scena in continua crescita che negli ultimi anni ha sviluppato una propria identità, contribuendo a rendere l’Albania e l’intera regione una delle aree più interessanti dell’attuale geografia elettronica europea.
Un discorso a parte merita Craig Richards, figura che continua a incarnare una delle interpretazioni più pure del DJing contemporaneo.
Ogni sua apparizione diventa un racconto in continua trasformazione, capace di attraversare territori sonori differenti mantenendo sempre una coerenza profonda. La sua presenza ci sentiamo di dire che assuma un valore simbolico perché riflette perfettamente la filosofia del festival e il desiderio di mettere la ricerca musicale al centro dell’esperienza.
La novità più intrigante dell’edizione 2026 riguarda poi l’introduzione di una quarta stage segreta che appare perfettamente coerente con l’identità dell’evento. L’idea di uno spazio itinerante dedicato a set non annunciati, incontri inattesi e performance speciali restituisce centralità a uno degli elementi fondanti della cultura rave, ovvero la scoperta. Un valore troppo spesso trascurato al giorno d’oggi ma fondamentale, il migliore dj lo dobbiamo ancora scoprire.

Gli artisti coinvolti verranno svelati soltanto sul momento e proprio questa dimensione imprevedibile potrebbe generare alcuni dei ricordi più intensi dell’intero festival.
Forse è proprio qui che risiede la forza di UNUM. Più che proporre una semplice successione di performance, il festival continua a costruire un ambiente in cui la musica, il territorio e la comunità convivono in equilibrio. Le pinete che circondano i dancefloor, le albe sull’Adriatico e la possibilità di seguire un percorso musicale senza limiti di orario contribuiscono a creare un’atmosfera che richiama lo spirito originario della cultura elettronica.
Dal 4 giugno, per cinque giorni e cinque notti, UNUM offrirà ancora una volta l’opportunità di allontanarsi dalla frenesia dei grandi eventi contemporanei.
Proprio in questa dimensione che il festival continua a distinguersi come uno degli appuntamenti più autentici e affascinanti dell’intero calendario europeo.