Agatha vs Goa

Andrea Lai sulle sfide tra Agatha e Goa al Coccoluto Day

22 Giugno 2026

A cinque anni dalla scomparsa di Claudio Coccoluto, la città rende omaggio a uno dei suoi protagonisti più importanti con una targa commemorativa negli spazi che furono del Goa Club. Tra i tanti ricordi emersi, il racconto di Andrea Lai sulle sfide tra Agatha e Goa diventa la fotografia perfetta di una Roma capace di trasformare le differenze in cultura, ricerca e passione condivisa.

Ci sono giornate che vanno oltre il semplice omaggio e finiscono per trasformarsi in qualcosa di più profondo. Diventano memoria collettiva. È quello che è accaduto lo scorso 19 giugno negli spazi della RUFA, la Rome University of Fine Arts di via Libetta, sorta proprio dove per ventisei anni ha vissuto uno dei luoghi più importanti della cultura notturna italiana: il Goa Club.

A cinque anni dalla scomparsa di Claudio Coccoluto, avvenuta nel marzo del 2021, Roma si è ritrovata per celebrarne l’eredità artistica e umana attraverso il “Coccoluto Day”, una giornata che ha riunito amici, collaboratori, artisti, clubber e diverse generazioni cresciute sotto l’influenza di uno dei DJ più importanti che il nostro Paese abbia mai avuto.

L’inaugurazione della targa commemorativa all’ingresso della RUFA e il percorso avviato dal Municipio VIII per arrivare all’intitolazione di una piazza o di uno spazio pubblico a suo nome rappresentano molto più di un semplice riconoscimento istituzionale.

Sono il segno tangibile di quanto Claudio Coccoluto abbia lasciato un’impronta profonda non soltanto nella musica elettronica, ma nella cultura italiana contemporanea.

Durante la serata uno dei momenti più emozionanti è arrivato attraverso un contributo video in cui Coccoluto ricordava uno dei principi che hanno guidato tutta la sua vita artistica: “bisogna perdersi nella musica”. Una frase semplice ma potentissima.

Perdersi nella musica significa lasciarsi guidare dalla curiosità, dalla scoperta, dalla capacità di ascoltare senza pregiudizi. Significa vivere la musica come esperienza culturale e umana prima ancora che come intrattenimento. E forse nessun luogo a Roma ha incarnato questa filosofia meglio del Goa.

Un luogo nato dalla visione condivisa di Claudio Coccoluto, Giancarlino e degli altri soci fondatori, diventato negli anni molto più di un club. Un laboratorio culturale, una palestra per nuove generazioni di artisti, uno spazio in cui estetica, ricerca musicale, qualità del suono e attenzione ai dettagli convivevano in un equilibrio rarissimo.

Se Coccoluto è stato uno degli ambasciatori più autorevoli della musica elettronica italiana nel mondo, Giancarlino ne è stato il custode quotidiano, il direttore artistico, il visionario capace di trasformare intuizioni e idee in esperienze concrete.Insieme hanno contribuito a costruire un modello che ha segnato profondamente la nightlife romana e italiana.

Lo scrivo anche da una prospettiva personale. Prima da frequentatore e poi da performer negli ultimi anni della sua storia, ho avuto la fortuna di vivere il Goa dall’interno. Ho visto con i miei occhi quella cura quasi ossessiva per ogni dettaglio, quell’attenzione verso il pubblico, quella ricerca continua che rendeva ogni serata qualcosa di unico.

Ed è forse per questo che, nelle ore successive al “Coccoluto Day”, osservando la valanga di ricordi, fotografie e testimonianze condivise da artisti e appassionati sui social, mi sono ritrovato a riflettere su quanto quella stagione abbia lasciato un segno profondo nella città.

Tra i tanti contenuti pubblicati ce n’è stato uno che mi ha colpito più di tutti: un post di Andrea Lai.Un racconto che riportava alla luce una delle pagine più affascinanti della nightlife romana dei primi anni Duemila: le leggendarie sfide tra Agatha e Goa. Andrea ne parla anche nel suo libro “Un pubblico meraviglioso (Milieu Edizioni).

Non semplici serate. Non semplici confronti tra DJ. Ma l’incontro tra due visioni diverse della cultura del club, accomunate dalla stessa ossessione per la qualità, la ricerca e il rispetto della musica. E’ anche l’incontro, tra il suono dritto del Goa e quello spezzato di Agatha (per avere un’idea dei ritmi di Agatha, qui in anteprima la playlist ufficiale della serata:

Affascinato da quel ricordo, ho chiesto ad Andrea Lai di raccontare nuovamente quella storia. Quello che segue è il suo racconto integrale.

“Gli scontri fra Agatha e Goa, probabilmente sono stati così epici che per motivi di ordine pubblico si è tentato di seppellirli nel passato… Ma le testimonianze parlano chiaro: ci sono documenti ufficiali che ricordano i toni e ribadiscono gli intenti. Confermano la forza di quelle battaglie che si svolgevano nella notte fonda dei primi anni 2000, con il favore delle tenebre.

Non erano semplici tenzoni fra DJ, ma il confronto serrato fra due modi di fare clubbing con suoni e ritmi diversi, ma che avevano in comune qualcosa e quella cosa in comune li portava a confrontarsi e sfidarsi: la cura. Il Goa era il tempio del clubbing inteso in modo sovranazionale a Roma: fila fuori, gente vestitissima, prezzi non proprio da fuorisede, culto del groove, impianto spaziale e DJ resident senza macchia. Agatha era il tempio del clubbing inteso in modo sovranazionale a Roma: fila fuori, gente vestitissima, prezzi da fuorisede, culto dei bassi, impianto spietato e DJ resident senza macchia. Troppe cose in comune per restare in pace.

Ogni venerdì entrare ad Agatha al Brancaleone voleva dire immergersi in un’orgia di frequenze basse, che riempivano una scatola completamente nera e avvolta nel fumo nella quale le uniche luci erano quelle delle proiezioni video. Da una parte la consolle dei DJ, dall’altra quella dei VJ.

Ogni giovedì entrare al Goa voleva dire immergersi in un impianto audio balistico, in un club sensuale, curatissimo nel quale nulla era fuori posto e tutto ti diceva di goderti quelle ore, quella notte.

Agatha aveva una missione chiara: la sperimentazione. Il Goa aveva una missione altrettanto chiara: il godimento.

Due pubblici, due culture distanti e soprattutto ritmi apparentemente incompatibili, suonati da cinture nere della cura del mix e delle persone in pista, della borsa dei dischi infallibile e della maniacalità del suono.

Non c’era stato nulla da fare: il ring era stato il punto di caduta di tutta quella passione e di quella tensione che muoveva le viscere della Capitale.

Se Riccardo Petitti e io eravamo strada, sudore, meticciato e fumavamo al carnevale di Notting Hill, Giancarlino e Coccoluto erano a Ibiza a ballare all’alba sul mare, circondati dalle ragazze più belle del mondo.

Due scelte parallele.

La nostra, immersa nella festa fumosa e chiassosa dell’asfalto.

La loro, sospesa nel glamour marino dell’isola bianca.

Tutti e quattro in consolle facevamo la differenza, ognuno nel suo, ma tutti nella stessa passione e nel medesimo tempo.

Mi pare di ricordare che una volta Riccardo sia venuto da me e mi abbia detto: ‘Ho parlato con Giancarlo, abbiamo pensato di fare una sfida Agatha vs Goa’.

Quando mi ha detto della sfida gli ho risposto subito sì.

Ero troppo contento di suonare con Giancarlino, che era già un DJ importante in quegli anni, e con Coccoluto, mega DJ, professionista e produttore internazionale davanti al quale mi sentivo anche un po’ in soggezione.

Ero entusiasta di sfidarli insieme a Riccardo con i nostri ritmi più complicati possibili.

E sfida sia.

Presto scopriamo che potrebbe trattarsi di un’imboscata.

I documenti dell’epoca, infatti, rivelano grafiche tendenziose che ritraggono Petitti e me sottomessi alla potenza di Cocco e Gianca.

Guerra psicologica.

Quei flyer sono in tutta la città.

Allora con Riccardo ci prepariamo alla battaglia. Affiliamo i vinili, lucidiamo le cuffie affinché non si perda il minimo suono e visualizziamo la tattica.

I vinili sono armi elettroniche da battaglia.

Coccoluto maneggia un arsenale pericolosissimo.

Giancarlino impugna sempre le armi più aggiornate.

Petitti fabbrica esplosivi musicali.

Non facciamo prigionieri.

Le battaglie si ripetono.

A volte al Brancaleone, a volte al Goa.

La guerra è lunga e logorante.

L’esito sostanzialmente resta in stallo.

Coccoluto Day

Giancarlino e Coccoluto snocciolano groove che ti si attaccano addosso, ritmi costanti e avvolgenti.

Petitti e io droppiamo breakbeat spezzettati e sincopati che non sai mai cosa faranno un secondo dopo.

Siamo tutti bravi.

Nessuno sbaglia un disco.

Nessuno sbaglia un mix.

Nessuno cede.

Le persone seguono e ballano tutto.

Io mi godo ogni momento.

Giancarlo ci prende in giro e ci provoca.

Noi cerchiamo di non ridere troppo.

E chi le aveva mai viste delle sfide così?

Due pubblici diversi che si ritrovavano al Branca o al Goa, spalla a spalla, ad applaudire i propri eroi ma a ballare anche gli altri due della sfida.

Un pubblico meraviglioso.

Unico e vasto.

Senza bandiere, generi o classi.

Curioso, aperto e intento soltanto a godersi quella notte.

Poi le battaglie sono diventate altre e oggi non possiamo neanche prenderci una rivincita.

In quella guerra per scherzo, c’era una felicità molto seria.”

Coccoluto Day

Forse è proprio qui che si nasconde il significato più profondo del Coccoluto Day.Non

Nella memoria e nella capacità di ricordare una stagione in cui differenze anche profonde riuscivano a convivere, confrontarsi e persino sfidarsi senza mai perdere di vista ciò che contava davvero: la musica. Quella stessa musica nella quale, come ci ricordava Claudio, bisognava avere il coraggio di perdersi. Perché soltanto perdendosi, a volte, si riesce davvero a trovare qualcosa.

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