− three = six

Tante, troppe cose sono state dette su Boiler Room Napoli, fin dal momento del suo annuncio: “città inadeguata per accogliere un evento come questo“, campanilismi, scelte artistiche sbagliate e, addirittura insulti razzisti di ogni genere. Un’esplosione di odio e di immaturità che ha costretto gli amministratori dell’evento-Facebook a censurare tutto, chiudendo la bacheca. Bella roba. Ancora una volta l’Italia stava dimostrando di essere un Paese arretrato: culturalmente, socialmente. Chiuso mentalmente. Le scelte artistiche, come ovvio, sono qualcosa di personale e non tocca certo a noi giudicarle. Ci limiteremo a raccontare ciò che abbiamo visto: le emozioni che abbiamo provato, la musica che abbiamo ascoltato, piuttosto che analizzare ciò che non è stato e sarebbe potuto essere.

Napoli non poteva sbagliare nulla: in tantissimi speravano in un passo falso, in un errore fatale. L’assurdità di una Nazione che cova invidia invece di cercare unione e forza. E così è stato. Napoli non ha sbagliato nulla: dall’organizzazione Beatside in ogni sua sfaccettatura, al clima di festa che si respirava all’interno del Duel Beat, alla costruzione logica dei set (questi si che sono Epic Fail) La ricerca musicale di Flavio Folco ci ha stupito. Ci ha fatto enormemente piacere rivedere in console Gaetano Parisio, uno dei pezzi storici della ‘Techno made in Naples‘: la sua musica si è adeguata al momento, all’orario. Con incredibile tatto e professionalità è riuscito a rinunciare a parte del suo repertorio, adottando un flow molto più morbido. Luigi Madonna ha saputo inserirsi al meglio nello show, dando un cambio di marcia alla Boiler Room, aumentando i bpm ed entrando nel vivo del party. Markantonio è riuscito a mantenere il sound omogeneo: guardavo la gente ballare, sorridere. Credo che abbiano apprezzato tutti il suo set.

E’ arrivato Joseph Capriati e nel giro di 10 minuti, dopo i primi due dischi, ho capito che qualcosa di strano stava per accadere. Non era il suo solito set, era qualcosa di diverso, di più maturo, internazionale. Un dj set che ho ascoltato molto attentamente: credo che il buon Joseph abbia sfruttato questa importante opportunità per dimostrare a tutti che il suo sound è cresciuto, non è legato ad alcuno stereotipo e luogo comune. Sentendo il suo set sono riuscito a dare una spiegazione logica a tutto ciò che avevo ascoltato fino a quel momento: tutto si è riallacciato, come quando soltanto alla fine di un film riusciamo a comprendere alcuni elementi che non avevamo compreso durante il suo svolgimento.

La serata è terminata intorno alle 2, l’orario perfetto aggiungerei. Speriamo di rivedere presto questo format in Italia, magari a Roma. E se così fosse mi raccomando: nessuna polemica. Facciamo forza che siamo un popolo che non ha nulla da invidiare a nessuno.