Charlotte De Witte è stata protagonista di un dj set in Piazza Matteotti a Genova che ha attirato quasi ventimila persone.
L’immagine di Piazza Matteotti invasa da migliaia di persone per il set di Charlotte de Witte rappresenta un segnale culturale interessante o forse sarebbe meglio definirlo un passaggio simbolico che merita una lettura attenta, lontana da entusiasmi facili e da rigidità culturali, spesso di casa in questo Paese.
Portare la musica elettronica, seppur mainstream, nel cuore storico di Genova significa prima di qualsiasi cosa intervenire sul rapporto tra spazio pubblico e linguaggi contemporanei. Indubbiamente la volontà da parte del comune di Genova di realizzare un evento di questo tipo, che ha attratto quasi ventimila persone, si configura come una scelta che assume un valore che va oltre l’ evento stesso e assieme un significato politico preciso. Silvia Salis intercetta un nodo centrale, ovvero la presa di coscienza che alcuni codici musicali oggi possano funzionare come strumenti reali di aggregazione e identità, soprattutto tra le nuove generazioni.

Genova arriva preparata a questo momento, proprio perché il capoluogo ligure viene da una storia meno evidente e raccontata dai media fatta di club, collettivi e spazi informali. Proprio in quei contesti si è formato un pubblico attento, si sono costruite sensibilità e consapevolezza e e soprattutto si è data continuità a una scena reale, fatta di persone fidelizzate a quei collettivi e a quelle realtà che operano quotidianamente nel tessuto della nightlife genovese. Ed è proprio quest’ eredità sotterranea che emerge e diventa visibile, anche se l’errore di pensare che siano la stessa cosa può essere dietro l’ angolo.
Il clubbing non c’entra niente con questo evento, resta un’esperienza specifica, legata a dinamiche interne e a una dimensione più raccolta. In piazza si sviluppa un’altra forma di aggregazione che diviene un evento urbano, accessibile, condiviso, capace di coinvolgere pubblici diversi.
L’affluenza superiore alle aspettative indica una domanda forte da parte di migliaia di persone che cercano occasioni di partecipazione ed esperienze collettive che portino nuove modalità di vivere gli spazi cittadini. Il dato numerico diventa un segnale sociale che va ben oltre al semplice successo organizzativo.
Charlotte de Witte si inserisce perfettamente in questo contesto in quanto la sua carriera dimostra una particolare attenzione per scenari aperti e contesti urbani. La sua presenza a Genova rafforza il senso dell’operazione nel mettere in relazione una figura globale con una città che sperimenta nuove forme di utilizzo dello spazio pubblico.
Le città contemporanee affrontano una quotidianità spesso percepita come pesante, fatta di routine e spazi poco attivati, mente eventi di questo tipo introducono una variazione concreta riempiendo i luoghi e creando un movimento che offre un’alternativa temporanea che incide inevitabilmente anche sulla percezione urbana.
La questione decisiva riguarda la continuità. Un singolo evento produce un impatto immediato mentre una strategia culturale può trasformare in modo duraturo il rapporto tra cittadini e spazio urbano. Il valore di quanto accaduto in Piazza Matteotti dipende dalla capacità di riconoscere anche ciò che esiste fuori dai grandi eventi, sostenendo le realtà che hanno costruito nel tempo questa cultura da parte della Salis, o meglio una chiave di lettura e un’indicazione su come una città può evolversi aprendo i propri spazi più vivi e non convenzionali anche attraverso la musica elettronica.