+ 71 = seventy three

Nonostante la giovanissima storia del Concrete, risulta evidente che questo si sia inserito eccellentemente all’interno della scena underground Europea garantendo, con soluzione di continuità imbarazzante, line up settimanali di altissimo livello.  Così, fortemente stimolato dalla voglia di calcare il loro dancefloor e incentivato da un recente post del club, che loda la techno italiana, eccomi ad affrontare un lungo viaggio in pullman in direzione Parigi, con lo scopo di farmi un’idea sul clubbing della capitale Francese.

Ad attendermi all’evento di venerdì 21/09/15 c’è una line up di tutto rispetto, Oscar Mulero, RROSE live, Zadig.

Si inizia alle 23 con Mulero, che sembra non aver patito i due mesi di stop causa ernia alla cervicale. Per il maestro spagnolo sono quattro ore di dj set tutte in salita, senza mai un cedimento, suoni classicamente techno decisi e cattivi, ma allo stesso tempo acidi e danzerini , come solo lui sa fare, il solito incredibile Mulero!

Durante l’ultimo disco ecco il cambio palco, il pubblico viene fatto indietreggiare,  un tavolo viene calato dal soffitto, sì c’è qualcosa di artistico anche nei cambi palco al Concrete, e RROSE può iniziare la sua ora di live set. Un’ora di suoni scuri, profondi, dai beat dilatati e mentali, un’ora da ascoltare, ma anche da ballare perché i picchi proprio non mancano. Se RROSE è solo dal 2011 sulla scena, non sembra darlo a vedere, visto che il suo live sembra corrispondere alla perfezione alla complessità delle sue produzioni e all’eccletticità dell’artist@ american@.

Zadig invece è un veterano della scena parigina, e la sua label Construct-reform si sta sempre più inserendo nel panorama internazionale, basti pensare a gente del calibro di Voiski. Tuttavia suonare dopo due set come quelli appena ascoltati non deve essere semplice e il suo set all’inizio è abbastanza altalenante anche se tecnicamente impeccabile, ma più si avvicina il mattino e più il locale viene inondato dal sole, e più Zadig inizia a “Concret”izzare, ne esce un set complessivamente buono, acidissimo e molto Francia anni 90 (chiude la nottata con missing channel-onslaught (decision2) disco del 1991)

A far da contorno a un elevato livello musicale, dà manforte una location impeccabile.

La barca sulla Senna si presenta come un basso, lungo e buio loft , talmente stipato  di Funktion-one, a terra e a soffitto, che è impossibile non essere avvolti dal suono. E infatti il mood della serata è proprio quello di lasciarsi coinvolgere completamente, poche volte mi son trovato in un clima così particolare come al Concrete. Sebbene la politica riguardante il divieto di scattare foto e video sia abbastanza rigida (fa piacere notare che sia lo stesso pubblico a riprendere chi si macchi del grave peccato) la politica alla porta è, da quanto ho capito, non lasciare fuori nessuno, e qui incamiciati o no, tacchi alti o all-stars, si fa festa tutti allo stesso modo, roventi nell’animo e noncuranti della ustionante temperatura che ormai il club ha raggiunto.

Insomma, il Concrete si dimostra ampiamente degno di porsi tra le fondamenta del clubbing europeo e tappa obbligata per gli amanti della techno più underground e ricercata.

Citando Donnie Brasco: “che ve lo dico a fare!

                                                                                         Tommaso Rinaldi