eighty nine − eighty =

Assomusica, l’associazione che ingloba la grandissima parte degli organizzatori di eventi musicali in Italia, lancia un’allarme da non sottovalutare assolutamente riguardante gli effetti del coronavirus COVID 19.

Concerti annullati. Questa è la principale causa del crollo che sta già subendo e di cui rischia di risentire sempre di più il panorama degli eventi di musica live italiano. Assomusica parla di numeri, di dati (su stime fornite da TicketOne): più di dieci milioni quelli già “bruciati”, persi. Una ricaduta quasi doppia quella sulle città che dovevano ospitare proprio questi eventi annullati, che ne escono danneggiate per 20 milioni di euro, e stiamo parlando degli effetti di norme in vigore dal 23 febbraio, appena quattro giorni fa.

Detto ciò, il monito, che si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio e ai Ministri interessati, sembra quanto meno doveroso. Non stiamo, infatti, parlando di un settore marginale, secondario, trascurabile. Anzi. Come specifica nel suo comunicato Assomusica, la musica popolare contemporanea è uno dei maggiori veicoli di ricaduta economica nel nostro Paese per quanto riguarda il turismo e le realtà alberghiere e di ristorazione.”

Parlano i dati, dal milione di persone l’anno che arrivano a Milano da fuori Lombardia per gli eventi musicali (intesi come concerti, festival, discoteche ecc.) al mezzo milione di Verona. Insomma, non è esagerato dire che si sta parlando di un settore cruciale, vitale per il nostro Paese, specialmente al Nord, dove il nuovo coronavirus sta contagiando il maggior numero di persone e sta mostrando più evidentemente i suoi effetti.

La vendita dei biglietti si è completamente fermata, non solo nelle Regioni dove sussiste l’emergenza, ma a livello nazionale, a causa della situazione di panico dilagante.”

Sono queste le parole che preoccupano di più in assoluto vista l’assoluta mancanza di mezzi termini. Il messaggio è chiarissimo: la vendita di biglietti si è fermata in tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia.

Non stupisce affatto che l’intrattenimento in generale sia tra i comparti in assoluto più colpiti dal panico scatenato dal nuovo coronavirus, visti i grandi assembramenti di persone provenienti da diversi parti della regione, del Paese o, addirittura, dell’Europa che caratterizzano gli eventi di vario genere. I locali al chiuso, poi, sono comprensibilmente visti come delle incubatrici in cui il virus sarebbe libero di disperdersi.

In estrema sostanza il Paese, e conseguentemente il Governo, si trova ad un bivio: da un lato rischiare, per il settore musicale come per gli altri settori interessati, un crollo senza precedenti e dalle conseguenze imprevedibili e incalcolabili, che andrebbe sicuramente a inficiare non poco l’intera economia italiana. Questo in nome di un virus che spaventa, è ovvio e inevitabile, ma che sembra delinearsi ufficialmente come non particolarmente peggiore di un’influenza comune, almeno per quanto riguarda gli effetti sulle persone e la mortalità.

Dall’altro lato il ritorno, progressivo ma deciso e irreversibile (salvo complicazioni impreviste), alla normalità, che per il settore in questione significa il ritorno alla vendita di biglietti, alle discoteche aperte e piene e agli eventi musical in toto. Certo, per fare ciò si chiede uno sforzo di un certo tipo a chi di dovere, ovvero informare la popolazione italiana degli effetti reali, concreti di questo virus. Ma sembra un’altra richiesta giusta, doverosa e razionale.

A noi, che non abbiamo alcuna presunzione di far passare il nostro parere come giusto o inconfutabile, sembrerebbe una scelta avventata rischiare seriamente di mettere in ginocchio un Paese o, nel “migliore” dei casi, un settore strategico e che muove enormi quantità di denaro e di persone.

Ora che il mondo scientifico è discretamente concorde sull’adottare un approccio responsabile, serio e prudente, ma comunque calmo e per nessun motivo allarmista, sarebbe ora, a nostro avviso, che da chi governa questo Paese arrivassero le stesse rassicurazioni, gli stessi toni. In altre parole, si sta chiedendo al potere legislativo ed esecutivo di allinearsi e a farsi megafono dell’unico parere che conta veramente in casi emergenziali simili: quello scientifico.

In sintesi, non possiamo che essere d’accordo con l’allarme lanciato da Assomusica, che recepiamo, analizziamo, comprendiamo e, nel nostro piccolo, diffondiamo.

Leggi QUI il nostro articolo sulla temporanea chiusura dei club in gran parte del nord Italia a causa del nuovo coronavirus.