three + 2 =

Crisi, crisi, crisi. Per quanto tempo continueremo a sentire questo termine così scomodo e negativo. Un termine che ci catapulta immediatamente in una realtà scura, costituita da dubbi, da interrogativi, da pessimismo cosmico. Economia in ginocchio, tagli alle spese. Togliere tutto ciò che è superfluo, puntando esclusivamente su ciò che è fondamentale.

Un modo, forse l’unico, per uscire da questo circolo vizioso del poco, se non nullo, guadagno, ai quali stanno andando incontro promoter di tutta Italia, di tutta Europa, di tutto il mondo. Eppure, in molti, ancora sono pronti ad assecondare le voglie folli, quasi indecenti, di artisti affermati che, oltre a sparare fee da urlo, nel periodo della spending review e del ‘puntare esclusivamente su ciò che è fondamentale’, cacciano richieste al limite dell’umana sopportazione. “Voglio la vodka prodotta nella remota regione della russia”, “Voglio la cioccolata pregiata incartata dalle marmotte sulle alpi svizzere”, “Voglio un hotel 5 stelle con annessa spa, tutto in camera altrimenti prendo freddo”. Esagerazioni? No, richieste. Richieste bocciate? No, accettate, assecondate.

Artisti che si professano ‘underground‘ ma poi, miseramente pretendono cose da rock star. E la colpa di chi è? Del pubblico che va ad ascoltarli e ballarli? Dei promoter che li ingaggiano perché richiamano una numerosa clientela? No. La colpa è loro, esclusivamente. La colpa è proprio di questi artisti-dj-rock star che vergogna e buon senso non ne hanno. E nell’apoteosi più totale hanno anche il coraggio di auto-dichiararsi esecutori, se non pionieri della techno underground. Che nulla in realtà dovrebbe avere a che fare con limousine e bottiglie di Champagne troppo calde per essere sorseggiate dietro la console. L’underground dovrebbe venire dal basso, e restarci. Continuare a scavare, senza permettersi distrazioni, vizi e capricci.

Evoluzioni della musica e degenerazioni di ciò che le gira intorno. Fortunatamente non sono tutti così gli artisti. Fortunatamente ci sono alcuni ‘fessi’ che sono nel circuito underground, quello vero, e vogliono restare legati ai loro ideali. Ci sono alcuni ‘fessi’ che rinunciano a riflettori, vizi e stravizi, perché la loro missione resta la musica. Quella underground. Quella vera.