L’album collaborativo tra Donato Dozzy e Batu in uscita il 30 giugno su !K7 racconta una parentela nascosta tra l’ipnotica romana di Spazio Disponibile e la mutazione post-dubstep di Timedance.
Ormai è da qualche anno la scena techno è diventata un’ibridazione di generi che ha inglobato drum & bass, dub, UK bass, ambient (e viceversa). È una lettura che Shawn Reynaldo ha articolato nel saggio “Good Techno Still Exists“, pubblicato sulla sua newsletter First Floor nel luglio 2024, osservando come l’ecosistema musicale contemporaneo viva una condizione in cui l’ibridità è sempre più la norma:
Fewer and fewer contemporary artists are doing “just” one thing, let alone one sound, and in a time when genres seem more fluid than ever before, it makes sense that RA’s techno reviews would be populated with everything from UK bass mutations to jungle deconstructions and quasi-ambient compositions.
La techno come categoria storica non basta più a descrivere quello che la techno sta facendo. Exhale, l’album collaborativo di Batu e Donato Dozzy in uscita il 30 giugno su !K7, è uno dei dischi che rende esplicita questa ibridazione. Non perché fonda nuovi generi, ma perché ne incontra due–l’ipnotica romana di Spazio Disponibile e la mutazione post-dubstep di Timedance–e mettendoli nella stessa stanza, li porta a riconoscersi imparentati.
Donato Dozzy, alias di Donato Scaramuzzi, è da trent’anni una delle voci più riconoscibili della techno ipnotica europea.
Di origine romana, ha esordito sull’etichetta Elettronica Romana fondata da Dozzy, Sandro Nasonte e Giorgio Gigli, ma ha lasciato il segno soprattutto con Voices From The Lake, il progetto con Neel che nel 2012 ha dato vita all’omonimo album (nato da un live al Labyrinth Festival in Giappone). Con Neel ha poi co-fondato Spazio Disponibile, etichetta che ha codificato una grammatica precisa, dove l’ipnosi nasce dal tempo passato con le macchine. Omar McCutcheon, invece, è entrato nella scena di Bristol qualche anno più tardi, a metà degli anni Dieci, muovendosi all’interno del circuito soundsystem. Nel 2015 ha fondato Timedance, etichetta diventata uno dei punti di riferimento per la mutazione della dubstep e dell’UK bass. Il suo lavoro è digitale: software, sample, catene di effetti con VST.Ma
Ma l’eredità soundsystem resta la spina dorsale del suo pensiero. I due si sono incrociati per la prima volta proprio al Labyrinth, nel 2019. Nel 2023 hanno suonato un b2b a sorpresa sul palco Aura del Draaimolen Festival, mentre nel febbraio 2025 Batu è andato nello studio di Donato Dozzy a Roma. E proprio in quello studio ha cominciato a prendere forma Exhale.
Hardware vs Software
Quello che la stampa promozionale del disco mette al centro è il contrasto tra i due metodi: hardware contro software, pratica gear-focused contro manipolazione digitale. Ma a guardarlo da vicino il contrasto è meno netto di quanto sembri. Entrambi gli artisti vengono da tradizioni in cui il suono viene trattato e processato. Il dub jamaicano da cui discende l’UK bass di Batu e l’ipnotica deep di Dozzy non sono lo stesso linguaggio, ma condividono l’ontologia per cui il suono è una materia che si trasforma, che si filtra, che si modula, che vive nel processo della sua mediazione tecnica. Hardware o software, in fondo, sono due dialetti dello stesso metodo. Quello che cambia è il tempo della mediazione: Dozzy lavora dentro tempi lunghi, Batu dentro tempi tagliati. Due approcci diversi che si incontrano sullo stesso piano fisico.

Tracklist
L’album è composto da otto tracce che costruiscono un arco narrativo, capace di aprirsi e chiudersi su territori più beatless e melodici per lasciare al centro il cuore percussivo del disco.
Spiral è uno dei primi punti di contatto, in cui il Roland TB-303 di Dozzy si srotola in una meditazione acida, mentre il rhythm design è riconducibile alla grammatica Timedance. Off Axis riprende l’eredità wormhole della techno italiana (intesa come quel buco spazio-temporale capace di scavare nel tempo, firma inconfondibile di Spazio Disponibile) ma con uno sviluppo dinamico che appartiene a Batu. Flicker fa invece l’inverso: percussioni spigolose di Batu sopra un sub-bass di Dozzy. Swarm e Drift sono i due momenti in cui i due produttori si confondono. La title track Exhale è il punto in cui la collaborazione si esplicita.
Movimento.
Questa è la parola che Batu usa per descrivere quello che secondo lui tiene insieme il disco: “Non importa quale sia lo stile”, spiega, “sia io che Donato siamo produttori che pensano molto a come le cose si muovono”. È un’osservazione da trattenere, perché Exhale non è né un esercizio di rhythm science né un lavoro statico di trance ipnotica ma piuttosto un album che si muove tra generi, tecniche e origini.
01_Emergence
02_Spiral
03_Drift
04_Off Axis
05_Swam
06_Flicker
07_Exhale
08_Bloom
Dove siamo ora
Donato Dozzy, parlando del disco, dice una cosa precisa sul contesto:
Negli ultimi anni c’è stata un’ibridazione di generi molto interessante. Molti produttori techno si sono interessati al mondo del drum & bass, e viceversa. Era un buon momento perché un progetto come questo accadesse.
È vero. Ed è il punto in cui un disco come Exhale diventa un sintomo di almeno una parte della scena elettronica contemporanea, dove la techno si rivela come una rete di pratiche che si parlano. Una conversazione su ciò che sta accadendo, portata avanti da un progetto specifico. L’album, composto da otto tracce, sarà disponibile nei formati digitali, CD e in un doppio vinile gatefold, con il mixaggio affidato a Thoma Bulwer, il mastering a Rashad Becker e l’artwork curato da Guillaume de Ubéda.
Exhale uscirà il 30 giugno su !K7 Records, lo storico marchio berlinese fondato nel 1985 e da sempre legato alla serie DJ-Kicks. Parliamo di una delle collane di mixati più influenti della musica elettronica che, dal 1995 a oggi, ospita le selezioni di artisti del calibro di Carl Craig, Moodymann, DJ Koze, Nina Kraviz, Peggy Gou e Four Tet, contribuendo a plasmare il gusto di intere generazioni di ascoltatori.