sixty one + = sixty nine

“Jujuka” è il nome del nuovo progetto multidisciplinare della dj e produttrice russa Julia Govor che mette a nudo alcuni aspetti del clubbing.

Julia Govor, artista di base a New York, dove si trasferì nel 2013 per seguire la sua passione per la musica elettronica, ha negli ultimi tempi smesso di produrre su altre label (akkult, Second State, Rhythm Cult) per dedicarsi ad un’idea tutta sua.

È nata così Jujuka, etichetta musicale e al tempo stesso progetto d’arte, nel quale la musica incontra il fumetto per un’accoppiata alquanto innovativa, soprattutto nell’ambito della musica Techno. Il mezzo, infatti, è stato frequentemente esplorato da altri generi come il Rock o il Punk, ma questa contaminazione è qualcosa di decisamente nuovo.

E’ prevista per il prossimo 7 settembre l’uscita del primo EP di Jujuka, di cui è già stata rilasciata l’anteprima di “0031“, traccia Techno pensata per un dancefloor buio, caratterizzata da un ritmo incalzante e labirintico.

Il dancefloor è anche protagonista del fumetto che accompagna 0031 e che raffigura alcune situazioni tipiche del clubbing.

Jujuka racconta, infatti, scene vissute in prima persona dall’artista, sia come dj, produttrice ma anche e soprattutto come clubber.

Come non rivedersi nelle situazioni qui rappresentate? Tutti noi, infatti, abbiamo almeno una volta nella vita avuto a che fare con dubbie regole di selezione all’ingresso e taciti codici di condotta una volta all’interno dei locali: situazioni spesso frutto di leggende metropolitane, racconti trasmessi tramite passaparola, in assenza di vere e proprie regole scritte. Anzi, forse talvolta avremmo addirittura desiderato ricevere un fumetto del genere, una sorta di “vademecum del clubbing”, onde evitare rifiuti all’entrata di famosi locali.

jujuka-artwork-julia-govor

Nei fumetti di Jujuka sembra essere rappresentata soprattutto la scena Techno e le sue regole in (bianco e) nero, le misteriose “leggi del clubbing”.

Il mistero è ancora più fitto se pensiamo a locali come il Berghain, dove i racconti attorno alla selezione all’ingresso sono diventati qualcosa di leggendario. Tanti gli artisti che, negli anni, si sono cimentati in illustrazioni che in un certo senso sdrammatizzassero l’importanza data alle politiche di accesso del celebre club berlinese, come questa divertente Guida, opera dell’artista Sophia Hallamoda.

How-to-get-into-Berghain

Nel caso di Jujuka, il progetto artistico e a cura di Le.BLUE, duo di artisti di sede a Londra a cui il tema del clubbing è particolarmente caro. Matt Blue e Loanne Le, hanno, infatti, collaborato anche con Superstition, celebre serie di party londinesi per cui hanno realizzato video e poster.

In un momento storico in cui il supporto digitale sembra avere la meglio ovunque, è bello vedere come la musica possa vivere su un mezzo reale e “toccabile” come il fumetto. Ogni uscita di Jujuka è, infatti, un pezzo unico, composto da musica e storie raccontate tramite fumetto: qualcosa da collezionare.

L’idea si inserisce in un generale trend di ritorno al collezionismo, soprattutto per quanto riguarda il vinile, come era emerso anche dall’International Music Summit di Ibiza di cui vi parlammo qui.

Questo è merito di un cambiamento di approccio al vinile, che viene sempre più percepito come un oggetto premium: se il digitale favorisce la fruizione e l’accesso ad infinite collezioni musicali, il vinile ne permette il possesso, la scelta dell’utente di “far proprio un pezzo di musica”, o di regalarlo.

E’ merito anche degli artisti, che hanno saputo capire questo trend, rilasciando sempre più spesso edizioni speciali o limitate: esperienze uniche da collezionare.

E’ questo, forse, per chi acquista vinili un modo di sentirsi vicini agli artisti e alla musica, che va ad intercettare la parallela esigenza degli artisti di sentirsi vicini al proprio pubblico, creando per loro vere e proprie opere d’arte, come nel caso di Jujuka.

Forse che in un mondo sempre più digitale ed evanescente, abbiamo bisogno come non mai di contatto vero, visivo, tattile e, più in generale, umano?

Stefania Trinchero