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Andrey Pushkarev è uno degli artisti più importanti della scena underground europea: con le sue sonorità minimal-dub techno è riuscito a imporsi nel migliori club del pianeta, diventando uno degli artisti russi più conosciuti al mondo.

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi in esclusiva il nuovo podcast di Andrey Pushkarev, una nostra vecchia conoscenza che ritorna su Parkett qualche anno dopo la nostra video intervista (che potrete vedere QUI). Nato nel 1981 a Votkinsk, in Russia, Andrey è uno dei DJ più influenti della scena minimal-techno europea. Dall’età di 15 anni inizia a familiarizzare con l’arte del djing, ma è a partire dal suo trasferimento a Mosca, nel 2000, che la sua carriera inizia a svilupparsi e a prendere una direzione ben definita. Complice anche la residenza ottenuta su DeepMix.ru, a partire dal 2006 Andrey Pushkarev inizia a proporre la sua selezione  fuori dal suo paese natale, fino a esibirsi costantemente nei club più importanti della scena internazionale e ad essere uno dei nomi più in vista degli showcase firmati Berg Audio.

ITALIAN VERSION 

Ciao Andrey, bentornato su Parkett. Ci racconti come ti sei avvicinato alla musica elettronica?

Fu il mio compagno di classe Natali a farmi prendere i primi contatti con la musica elettronica: Natali viaggiava spesso e in ogni viaggio acquistava della musica. Le cose che portava da Londra erano assurde, ci mandavano fuori di testa. Credo che il mio interesse per le sonorità definibili come underground sia iniziato in quel periodo. Al giorno d’oggi mi piace molto riascoltare quei vecchi brani jungle e riscoprire alcune sonorità hip pop.

Concretamente, quali sono stati quindi i primi tuoi ascolti? Che artisti venivano distribuiti nella Russia post-sovietica?

A quei tempi esisteva solamente una label che si chiamava Melodia. Era una label molto grande che pubblicava tutto quello che poteva: dalle lezioni di lingua ai suoni della natura, fino alla musica pop dei paesi “amici” (Adriano Celentano era uno degli artisti preferiti di mio padre)!

Chi sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato durante il tuo percorso di crescita musicale?

Avevo un amico con una grande antenna tv che riusciva a ricevere un canale tedesco chiamato Viva Zwei: per noi era una cosa straordinaria. Lui registrava tutto quello che trasmettevano su cassetta VHS e ce lo dava. Noi guardavamo e riguardavamo in loop queste cassette poiché il loro contenuto era molto diverso da quello che eravamo abituati a vedere in tv. Credo che la performance che ha maggiormente influenzato il mio approccio alla musica elettronica fu quella dei GusGus al Palladium del 13 maggio ’99.

Gli altri album che mi hanno fortemente influenzato a quei tempi sono: “Ultra” Depeche Mode (1996), “Music Has The Right To Children” Boards Of Canada (1998), ‎”This Is Normal” GusGus (1999), ‎”Beaucoup Fish” Underworld (1999) e ‎”Selected Ambient Works 85-92″ di Aphex Twin (1992).
Per quanto riguarda la mia carriera come DJ penso che gli artisti più influenti siano stati Dave Clarke, Dave Angel, Damond Wild, Dj O! e Ivan Salmaksov.

Negli ultimi 15 anni sei stato una figura che ha avuto un ruolo importante nella crescita della scena underground Russa. Come è avvenuto questo sviluppo?

Quest’anno è l’anniversario del mio venticinquesimo anno di attività come DJ e, al giorno d’oggi, continuo a non comprendere quale sia stato questo mio “ruolo” all’interno della scena underground e della sua crescita, specialmente di quella russa. Questo concetto di “scena underground” è molto volatile e mutevole, e per questo non saprei come analizzarlo correttamente. In questi anni ho semplicemente lavorato sodo, credendo nella musica e nelle persone che avevano una visione e della vita simile alla mia. Amo profondamente quello che faccio e ho sempre avuto la sensazione di essere nel posto giusto. Grazie a tali sensazioni hai sempre la forza e la motivazione per lavorare di più, e questo mi rende sicuramente una persona più felice.

Nonostante le tue sonorità spaziano molto verso la dub techno, ti vediamo spesso esibirti con artisti provenienti dal panorama est-europeo e dalla romanian house. Come nasce la tua connessione con gli artisti della scena minimal house rumena?

Una degli aspetti che abbiamo in comune è il nostro background, quello che possiamo definire “social camp” anche se all’interno del gruppo di nazioni che definiamo “Europa dell’Est”, a mio parere, la Romania è un paese a sé. Abbiamo però un approccio e una percezione molto simile, e questo avviene anche nella musica. Grazie al mio lavoro all’interno di DeepMix.ru, realtà con cui ho collaborato dal 2006 al 2011, il mio nome ha iniziato a farsi conoscere in Romania, fino ad essere invitato a esibirmi a Bucharest nel 2008 insieme a Rhadoo e Raresh.

Qual è stato, secondo te, il momento decisivo che ha segnato una svolta nella tua carriera?

Come ogni artista, ho avuto i miei successi personali e ho fatto i miei passi in aventi. Il mio obiettivo principale è sempre stato (e continua a essere) quello di migliorare le mie abilità con la musica e con il suono, e suppongo di farlo abbastanza bene. Ma dal punto di vista esterno non ho avuto grandi alti o bassi. La mia carriera si è sempre sviluppata lentamente ma costantemente, passo dopo passo.

Stai lavorando a nuovo materiale? Ti va di raccontarci qualcosa?

Sì, so lavorando a qualche progetto, ma preferirei parlarne solamente quando il lavoro è terminato…

A mio avviso, negli ultimi anni è difficile scovare produzioni minimal techno diverse dalle altre già presenti sul mercato. Credi che la musica underground si sia un po’ uniformata a sé stessa?

Come ho detto prima, è molto difficile definire un genere come underground. Se ti leghi troppo a qualcosa che in un modo o nell’altro cerca di definirti, diventi automaticamente ostaggio della situazione. Meno limiti e restrizioni poniamo, maggiore sarà la libertà di essere creativi.

Come stai vivendo questa situazione di lockdown musicale causata dalla pandemia di Covid-19?

Dopo un anno dall’inizio della pandemia posso dirti che avevo bisogno di questa pausa. Ho avuto tempo per ripensare a molti aspetti della mia vita, prendermi cura di me stesso e di ordinare la mia collezione di vinili.

Una volta passata la crisi del Covid-19, quale dovrebbe essere il nuovo inizio per il mondo della musica elettronica? Quali sono gli aspetti da migliorare?

La pandemia ci ha mostrato che siamo tutti connessi. Mi auguro che nel nuovo mondo “post Covid” ci prenderemo più cura l’uno dell’altro. Nell’industria musicale, ad esempio, non puoi fare affidamento solo sugli artisti che si esibiscono. Senza una logistica adeguata, senza i tecnici del suono, gli stage manager, gli addetti alla sicurezza, i barman, le installazioni e le decorazioni, e le moltissime altre persone che lavorano, non è possibile creare un evento. Per riuscire a far ritornare forte il nostro settore, dobbiamo ricordare a noi stessi l’importanza di ogni anello della catena. Solo una squadra forte e un approccio sincero possono portare risultati davvero utili.

© Medvedew

ENGLISH VERSION

How did you approach electronic music?

My classmate Natali travelled abroad and always came back with some dope music from London which we listened like crazy. I think, my interest in the underground sound established in that period. To this day I love some old school Jungle or Hip-Hop vibes.

What were your first listen to? What artists were distributed in post-USSR Russia?

Only one label existed at that time. Its name is Melodia (means Melody). It was so huge that it released everything it could. From language lessons and sounds of nature to Soviet pop artists and singers from “friendly” countries (Adriano Celentano was my father’s favourite).

Who are the artists who have most influenced you during your musical growth path?

Also, our other friend had a big television antenna and he could tune it to catch the German music channel Viva Zwei. Which was a miracle for us. He recorded everything on VHS cassettes and passed it. We were watching them in turn again and again and were amazed by the difference in the content we used to see on TV. The most memorable performance that ultimately influenced my attitude towards electronic music was the Gus Gus Live @ Palladium (13.05.1999).

Also I have a couple of albums in mind that heavily influenced me at that time: “Ultra” Depeche Mode (1996), “Music Has The Right To Children” Boards Of Canada (1998), ‎”This Is Normal” GusGus (1999), ‎”Beaucoup Fish” Underworld (1999) and ‎”Selected Ambient Works 85-92″ di Aphex Twin (1992).
At the beginning of my career I can definitely highlight artists like Dave Clarke, Dave Angel, Damond Wild, Dj O!, Ivan Salmaksov.

Over the past 15 years you have been a figure who has played an important role in the growth of the Russian underground scene. How did this development come about?

Actually this year is my 25 anniversary of being a DJ and I still don’t know anything about “my role” especially in the Russian underground. The concept of an underground scene is very fluent so I’m not sure how to analyze it correctly. All these years I was simply working my ass off believing in music and people who shared similar views on life. I deeply love what I do and always felt like I’m at the right place. In such a state of mind, you always have the strength and motivation to work harder and it’s definitely making me a happier person.

Although your sounds range a lot towards dub techno, we often see you performing with artists from the eastern European scene and the romanian house. How did your connection with the artists of the Romanian minimal house scene begin?

One of the assumptions is our common past in the former so-called “social camp”, I mean Eastern Europe and Romania as a separate country. Similar platforms of perception, including music. Thanks to my work at the internet radio (Deepmix.ru from 2006-2011) my name was recognised in Romania. My first performance took place in Bucharest in 2008 with Rhadoo and Raresh.

In your opinion, what was the decisive moment that marked a turning point in your career?

Like any artist, I had my personal achievements and breakthroughs. My main goal always was and is to be able to work with music and sound. I guess I handle it pretty well. But from the outside perspective, I didn’t have huge ups or downs. My career was developing slowly but surely, step by step.

Are you working on new material?

Yes, I do have several projects I’m working on but I like to talk only after the work is done.

In my opinion, nowadays it is difficult to find minimal techno productions different from the others already on the market. Do you think underground music has conformed to itself?

As I said earlier one genre cannot define what is underground. Clinging to something definite you automatically become a hostage of the situation. The fewer frames and restrictions, the more freedom of creativity.

How are you experiencing this situation of musical lockdown caused by Covid-19?

After one year, I can tell that I needed this pause. I had time to rethink many aspects of my life, take care of my health and finally sort my vinyl collection.

How should the world of electronic music start over once the Covid-19 crisis is over? What are the aspects to improve?

The pandemic showed that we are all connected. I hope that in the new “after Covid world” we will be more thoughtful to each other. In the musical industry, for example, you can’t rely only on the artists who perform. Without proper logistics, sound guys, stage managers, guards, bartenders, decorators and many other people the making of a proper event is impossible. To restore the industry, we need to remind ourselves of the importance of each link in the chain. Only a strong team and sincere ideas lead to really worthwhile results.

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Photo by © Medvedew.me.