75 + = eighty four

English

Orde Meikle e Stuart MacMillan, aka Slam, non avrebbero certo bisogno di presentazioni per questa intervista , ma noi le facciamo, giusto per chiarire l’importanza di questi due signori per la musica elettronica; da quasi 30 anni sono tra i protagonisti indiscussi del panorama techno internazionale, la loro Soma Records è indubbiamente una delle più importanti etichette e i più talentuosi artisti di tutto il mondo ambiscono a suonare nel loro stage al festival “T in the Park” e per il loro progetto “Slam Radio”.

In occasione dell’evento Hyper a Vicenza abbiamo avuto l’occasione di far loro alcune domande sul loro futuro, sulle loro opinioni e su ciò che gli permette di essere da decenni sulla cresta dell’onda. Questo è ciò che ne è uscito.

Voi siete scozzesi e tornate spessissimo a Glasgow per le residenze agli eventi “Pressure” e “Return to Mono”. Cosa significa per voi esibirvi così frequentemente nella vostra città natale?

Crediamo sia estremamente importante avere un legame speciale col posto in cui sei cresciuto. Glasgow è una delle città del Regno Unito in cui la scena techno ha le basi più solide e noi ci abbiamo passato molti anni cercando di sviluppare e rafforzare il nostro stile. Inoltre, è fondamentale avere una sorta di “casa” in cui sentire quel clima familiare, in cui i clubber ti conoscono e tu conosci loro, dato che siamo continuamente in giro per il mondo.
E poi Glasgow è la sede della nostra label, la Soma Records, quindi per noi diventa necessario ritornarci regolarmente.

Parlando di contesti più ampi, siete tra i protagonisti indiscussi del “T in the park”, festival tra i più importanti al mondo per quanto riguarda la musica elettronica.

Esatto. Da circa 18 anni abbiamo il nostro stage, Slam Tent, all’interno del festival ed è per noi una grande fortuna poter decidere accuratamente la line-up, scegliendo tra i tanti DJ che ogni anno ci chiedono di potervi partecipare.
La parte più bella è la folla: l’anno scorso eravamo in ritardo di mezz’ora e nel momento in cui hanno aperto i cancelli, la gente è corsa dentro saltando e ballando e nel giro di trenta secondi avevamo già un mare di ragazzi davanti agli occhi, entusiasti di essere lì. Era come se una diga si fosse rotta e tutta l’acqua fosse defluita in un attimo.
È stato pazzesco.

Siete i fondatori di Soma Records, una delle più importanti etichette techno al mondo. Conosciamo tutti i traguardi raggiunti dalla vostra label in passato, ma cosa avete in serbo per il futuro?

Quest’anno sarà il 25° anniversario della nascita di Soma; abbiamo in programma diversi remix speciali e collaborazioni con molti artisti tra i più conosciuti della scena, ma non possiamo anticipare troppo. Per noi è molto importante essere sempre all’avanguardia e al passo con i tempi, cercando di coinvolgere soprattutto i giovani che si stanno facendo più notare ultimamente, senza, però, dimenticare la nostra lunga storia, sia come etichetta, sia come DJ e producer.

Uno dei vostri progetti più recenti è Slam Radio; c’è qualche artista emergente in particolare che vi ha colpito in special modo?

Tutti! L’obiettivo di Slam Radio è di creare qualcosa di veramente innovativo a livello musicale. Quando abbiamo iniziato con questo progetto, ci sembrava che molti dei podcast già esistenti fossero un po’ banali; c’erano sempre gli stessi ospiti e si cercava sempre di assicurarsi i nomi più conosciuti senza tenere molto in considerazione l’aspetto qualitativo. Noi abbiamo preferito, innanzitutto, cercare nella nostra collezione di dischi gli artisti il cui stile più ci incuriosisse per decidere chi dovessero essere gli ospiti. Molti di questi sono ragazzi delle old school, tra cui SNTS e Steve Bicknell, per dire i più recenti.
In ogni caso, noi rimaniamo sempre aperti e non mettiamo alcun tipo di restrizione a questo progetto; se l’artista ci piace e ha qualcosa da trasmettere, avrà sicuramente la possibilità di essere incluso nel nostro podcast.

Per quanto riguarda voi, quali sono le correnti e le personalità che più vi hanno influenzato quando eravate agli inizi della vostra incredibile carriera?

Sicuramente le due correnti principali degli anni ’80, la Chicago House e la Techno di Detroit, ci hanno influenzato enormemente.
Del resto parliamo di personaggi del calibro di Derrick May, Juan Atkins, DJ Pierre, Jeff Mills, Robert Hood, Mike Banks. Al tempo non esisteva praticamente internet e noi non sapevamo molto riguardo a loro, ma comprando e ascoltando i dischi li abbiamo apprezzati sempre di più, finendo per costruire il nostro stile anche sulla base delle loro sonorità.

C’è mai stato un momento, nel corso della vostra decennale carriera, in cui vi è passata per la testa l’idea di prendervi una pausa o di smettere del tutto, magari a causa di qualche imprevisto?

Diciamo che noi non abbiamo mai avuto un piano a lungo termine, quindi per quanto ne sappiamo, potremmo anche fermarci domani.
Siamo convinti, comunque, che quando metti in passione in ciò che fai non ti stancherai mai; abbiamo chiesto a Jeff Mills di creare una traccia per il 25° compleanno di Soma e lui ci ha detto che lo farà volentieri per noi, perché siamo stati tra i pochi a supportare veramente la musica techno anche quando ci sono stati dei periodi bui per il genere. Ora, fortunatamente, è di nuovo un buon periodo e noi sappiamo sempre di poter contare sull’appoggio dei nostri fan che non ci hanno mai abbandonato in tutti questi anni.
Insomma, siamo stati fortunati direi (ridono).

Voi siete un duo: questo influenza il vostro modo di esibirvi e di lavorare sotto qualche aspetto?

Assolutamente sì. Se fossimo soli potremmo, per esempio, creare una playlist per la serata e organizzarci senza problemi, ma questo è impossibile quando sei in due (ridono). A volte proviamo a decidere prima che dischi metteremo, ma quando ci troviamo a suonare back-to-back in consolle tutto cambia continuamente in corso d’opera e diventa più naturale. Se la folla vuole qualcosa di più forte, noi glielo diamo; se vuole un suono più profondo, ci adeguiamo senza problemi.
In fondo l’importante è soprattutto far divertire chi hai davanti.

Ultima domanda: c’è un caos costante intorno a termini come “techno” e “underground”; voi cosa ne pensate al riguardo?

L’impressione è che ultimamente sia tutto “techno”. È sufficiente dare un’occhiata alla classifica Techno Top 100 di Beatport; secondo noi la gran parte delle tracce presenti non dovrebbe essere in quella classifica, ma è solo la nostra opinione. In fondo, la definizione del genere cambia da persona, quindi non possiamo dire di avere la verità in mano. Nessuno può farlo.
Per quanto riguarda l’underground, è una questione davvero complessa; “underground” dovrebbe rappresentare qualcosa di poco popolare, ma la scena underground è cresciuta moltissimo e oggi si può dire che sia commerciale per certi aspetti. Ha quindi smesso di essere underground?
Sicuramente la crescita della popolarità di questo panorama ha fatto sì che anche qualcosa di relativamente famoso possa essere definito “underground” se messo in relazione a ciò che è l’intero mondo della musica, si può dire che è qualcosa che non trova spazio in televisione o in radio e che, quindi, si diffonde soprattutto per merito di internet.

Intervista – Alberto Zannato

Traduzione – Mirno Cocozza

_______________________________________________________________________

Italiano

ENGLISH VERSION

Orde Meikle e Stuart MacMillan, aka Slam, don’t need any presentation but we do it anyway,  just to clarify the importance of these two lords of the electronic music; For 30 years they have been main characters of the international techno scene, and their label Soma Records is one of the most important and every talented artist aims to play at their “T in the Park” festival and on “Slam Radio”.

During the Hyper event in Vicenza we’ve been able to make them some questions about their future, their opinions and about how they have been able to ride high for decades. This is what came out of it.

You’re scottish and you often play in Glasgow for the “Pressure” and “Return to Mono” party residencies. What does it mean to you to play so many times in your hometown?

We believe it’s extremely important to have a special bond with the place you grew up in. Glasgow is one of the UK cities in which techno scene has the most solid roots and we spent many years trying to develop and strenghten our style. It’s also fundamental to have a sort of “home” where you feel comfortable, where clubbers know you and you know them, giving the fact that we’re always abroad. Glasgow is also where our label Soma is based, so it’s necessary to come back regularly.

Talking about more larger contexts, your’re the leading act of the “T in the park”, one of the most important electronic music festivals in the world.

Exactly. We have our stage, Slam Tent, for 18 years and we’re luck to be able to design carefully the lineup, choosing between lots of djs that want to come every year. The most amazing part is the crowd: last year we were half hour late and the moment they opened the gates, people came in jumping and dancing and in 30 seconds there were already a sea of people before our eyes, excited to be there. It was like a dam was broken and all the water suddenly came out.

You’re the founders of Soma Records, one of the most important techno labels in the world. We know what you achieved in the past, but what are you aiming to do in the future?

This year will be the 25th anniversary of the birth of Soma, We scheduled special remixes and collaboration with many famous artists, but we can’t say too much about it. It’s very important for us to reach avantgarde, trying to involve young artists that are getting noticed lately, without forgetting our long history as a label and dj/producers.

One of your most recent project is Slam Radio: is there any emerging artist that you follow in particular?

Everyone! The objective of Slam Radio is to create something really innovative musically. When we started with this project, it seemed like many podcast already existing were pretty commonplace; there were always the same guests and they wanted the most famous artist without thinking about quality. First of all, we wanted to find in our collection of records the artist whose style excited us the most and then choose which should be our guests. Many of them were old school guys like SNTS and Steve Bicknell. Anyway we’re open minded and we don’t put any restriction around our project. If we like an artist and he\she has something to broadcast, he could surely be included in our podcast.

According to you, which were the waves and the personalities that influenced you the most when you started your incredible career?

Certainly the two main movements of the 80s, Chicago House and Detroit Techno, influenced us a lot.
Others were Derrick May, Juan Atkins, DJ Pierre, Jeff Mills, Robert Hood, Mike Banks. At the time there wasn’t any internet connection so we didn’t knew much about them, only by buying and listening to their records we could appreciate them more and more, building our style based on their sound.

Has it ever happened, during your career, that you wanted to take a long pause or end your career, maybe because of something unexpected?

Let’s say we never had a long term plan. As long as we know, we could finish it tomorrow. However, we’re convinced that you can’t be tired of what you’re doing, as long as there’s passion. We asked Jeff Mills to make a track for the 25th anniversary of Soma and he said he’s happy to do it for us because we were among the few people that supported techno in the darkest times of the genre. Now, fortunately, is a great period again for this kind of music and we know we can count on the love of our fans that never abandoned us in all these years. So, we’ve been lucky (laugh)

You’re a duo: does this make any difference during your set and your work?

Yes, absolutely. If we were solo, for example, we could create a playlist for the party and organize ourselves without any problems, but this is impossible when your’re in a duo (laugh). Sometimes we try to choose the records we’re going to play but when we’re playing back to back everything changes constantly during the performance and becomes more natural. If the crowd wants something stronger, we give it to them; if they want a deeper sound, we satisfy them without any problem. In the end is all about allowing them to have fun.

Last question: is there a constant chaos around terms like “techno” and “underground”. What do you think about that?

The feeling is that everything is “techno” lately. You can easily look at the Techno top 100 chart on Beatport. According to us, lots of track on that chart shouldn’t be there, but it’s only our opinion. Anyway, the definition of a genre changes from one to another, so we can’t be rigid about that. Nobody could.
About “underground”, it’s a very complex matter. “Underground” should be something not so popular, but the underground music scene grew up a lot and now it’s mainstream on some levels. Is it not “underground” anymore?
Certainly the growth in popularity of this music scene made possible that something quite famous could be labelled as “underground”, compared to the entire music world, but it’s still something you can’t hear on radio or television but spreads throughout the web.

Interview – Alberto Zannato

Translation – Mirno Cocozza