James Blake [instagram page] si è tolto un “sassolino” dalla scarpa che in tanti avevano probabilmente voglia di togliersi da tempo, noi abbiamo voluto dire la nostra.
Riducendo ai minimi termini tutte le critiche (giustissime) fatte da James Blake riguardo alla falsità del sistema views, commenti, recensioni, follower del giornalismo musicale nel 2026 il messaggio asciutto e importantissimo che ne esce è “Anche se tutto attorno a te sembra finto e “corrotto” Credi in te stesso e a quello che stai facendo perché, probabilmente, stai facendo meglio di quanto credi” E di quanto vogliano farti credere, aggiungerei io. A tutto questo teatrino è ora di dire basta.
Anzi dirlo non basta. Non basta più.
E tempo di agire, di muoversi, di fare qualcosa per scardinare questi music box in cui ci hanno infilato, o ci siamo infilati. Perché se un artista arriva a pensare che se non è abbastanza popolare tra social e riviste di settore allora non è nessuno e non ha fatto niente di buono, non va bene. Non va bene per niente.

Questa dinamica malata per cui un artista se vuole emergere sia OBBLIGATO ad essere influencer e content creator di se stesso, deve finire. Certo, mostrarsi, far vedere o raccontare il proprio lavoro è utile, interessante per chi guarda, in certi casi quasi doveroso per lo spessore artistico e culturale della cosa.
Ma non può essere un obbligo, una cosa per cui se lo fai ci sei altrimenti no.
Che se non sei costantemente online e instancabile nel pubblicare contenuti vieni punito dall’algoritmo. Che se la gente non mette like, non commenta, non reposta, non inoltra, allora non sei interessante.
E quindi via di bot e agenzie per aumentare l’engagement.
Non i Fan, l’l’E N G A G E M E N T. Bot che parlano con bot mentre i veri e potenziali fan alla fine fan-no altro. Ok, ora mi verrete a dire che l’engagement può anche attirare nuovi fan (o mantenere i vecchi) ma non deve essere quello l’Eldorado di un musicista, artista, dj o producer che sia.
All’inizio è stata una possibilità in più, un modo per tirarsi fuori dale dinamiche di mercato standard (per cui se non eri sotto contratto con una major pochi ti avrebbero conosciuto e ascoltato) Un modo per emergere in autonomina insomma. E ci stava tutto perché era una sorta di anarchia musicale.
Poi gli squali hanno fiutato il sangue e la cosa è stata fagocitata dal sistema, ed eccoci qua, qualche anno dopo a dover passare le giornate a pubblicare storie, post, reel, dover dire per forza qualcosa altrimenti non esisti.
E la musica, che era prioritaria un tempo è passata in secondo piano, anzi, direi pure che è finita in cantina, nel sotterraneo.
In un mondo social dove se pubblichi un video di te che cucini (perché “bisogna anche far vedere cosa fai nel tempo libero” e “devi essere costante nelle pubblicazioni”) fai 10000K views, mentre il post/storia della locandina di un evento non se lo inc**a apparentemente nessuno. Ma non è il post sbagliato. é l’algoritmo che è corrotto. Alla base.
Io credo (e spero vivamente di non sbagliarmi) che la bolla sia prossima a scoppiare perché alla fine, l’essere umano ha bisogno di cose reali e tangibili.
Quindi concentratevi a suonare, creare e parlare di musica, preoccupandovi solo il giusto di storie, post e reel, like, commenti, repost e inoltri. La musica al centro diceva qualcuno ❤️. Il resto è fuffa buona solo per quei meccanismi malati di cui ha parlato Blake.
Una nota in chiusura
James Blake non ha risparmiato certo il nostro settore, anzi, l’ha proprio messo in cima alla lista, segno che la cosa gli sta particolarmente a cuore, noi non possiamo che sentirci presi in causa e abbiamo bisogno di dire la nostra:
“Dear James, pensiamo tu abbia ragione da vendere su molti punti. Ci ha rincuorato leggere la tua story del giorno dopo, dove hai specificato che esistono ancora realtà che lavorano con passione e che questo teatrino tossico appartiene soprattutto alle logiche del mainstream.
Noi siamo convinti che nell’underground ci siano ancora network genuini che fanno cultura senza l’ossessione del profitto, nonostante la scarsità di qualità diffusa che di certo non sta aiutando ad alzare l’asticella.”
