Funky Express ha ospitato Michael Gray per la loro serata al Lanificio 159: vi raccontiamo quello che abbiamo sentito.
Roma è una città che, dal punto di vista del clubbing, non è mai stata facile da interpretare.
Per via della sua grandezza e della differenza tra i suoi quartieri, spesso vere e proprio sotto-città in tutto e per tutto autosufficienti, trovavano (e trovano, ma in misura minore rispetto al passato) la loro casa tutti i tipi di format per ogni gusto musicale.
Usiamo il passato perché, purtroppo, il panorama è mutato per una concomitanza di fattori, appiattendosi per larga parte alla dittatura della musica commerciale.
Memorabile, e qui parlo di una esperienza personale, fu una serata di Halloween in cui mi trovai invitato da più persone a feste diverse, e quindi iniziai un tour notturno di alcuni locali romani, accompagnato da un volenteroso amico.
Quello che mi sconvolse fu il fatto che, in club diversi e ad orari diversi, in diverse zone della Città, la musica era sempre la stessa.
A questo punto direte: “ma si può sapere che cosa c’entra tutto questo con il titolo dell’articolo?” C’entra eccome, cari lettori. Sabato 21 febbraio 2026, al Lanificio 159, Funky Express ha realizzato un piccolo miracolo, e lo ha affidato alle sapienti mani un DJ inglese che è una colonna portante della disco-funky house: Michael Gray – leggi l’intervista completa all’artista.

Partiamo dall’inizio: arrivati al Lanificio, siamo stati accolti dal direttore artistico del locale, Jason K, nonché dai due DJ Residents del format Funky Express, Lapo Rastelli e Geremia Di Mario, in arte “Ces Garçons“.
Parlando con loro a proposito dell’emozione di quel momento, ci hanno detto che per loro ospitare e orchestrare il DJ set di chiusura dell’evento, dopo Michael Gray era “un grandissimo onore“, perché “condividere la console con un icona della house music come Michael Gray [per loro, ndr.] significa moltissimo“.

“Fino a qualche anno fa suonavamo le tracce di questi colossi nei nostri set, mentre oggi ci troviamo a condividere la stessa line up e la stessa consolle. Occasioni come questa sono anche il risultato del percorso che stiamo costruendo insieme al nostro team dietro Funky Express, il quale ci sta dando moltissime opportunità di crescita”.
Dopo un caloroso saluto anche con Antonio Vicario, l’opening act della serata, abbiamo chiesto anche a lui come stesse, e lui ci ha risposto di sentire “una forte voglia di farlo sentire accolto nel modo giusto, spero di riuscire a coinvolgere le persone al punto giusto per far si che quando arrivi la situazione é già bella calda ma al punto giusto!”

La nostra esperienza in console
L’abbiamo quindi seguito in consolle. E qui, inizia la poliedricità della serata: il giovane Vicario, per la prima parte del suo set, ha praticamente dimenticato la cassa dritta della musica elettronica e ha confezionato un sapiente mix di funk, samba e ritmi brasiliani, per scaldare l’atmosfera a dovere.
Man mano che la pista si riempiva, Vicario è parallelamente cresciuto in ritmo, intensità e colore, senza lesinare interazioni con la folla, con il suo tipico urlo mutuato dai nativi americani. La gente seguiva le sue note, gettando di quando in quando un’occhiata alla consolle, per cercare di vedere quando Michael sarebbe apparso.
E di lì a poco eccolo lì, in tutta la serenità e gentilezza che abbiamo imparato a conoscere nell’intervista che siamo riusciti a realizzare qualche ora prima del suo arrivo a Roma.
In realtà, lui era lì da un pezzo. E stava facendo qualcosa che dice molto sulla sua qualità come persona e come artista: è arrivato quasi un ora prima del suo set, entrando dall’ingresso principale, senza volantini o grandi scenate.
Si è messo lì in un angolo, accompagnato, a firmare vinili, fare foto, scambiare chiacchiere con chiunque lo fermasse per chiedergli anche solo come stesse oppure dirgli, con tutta la franchezza e la gioia di questo mondo: “sei un grande”, “sei un mito”, “non vedo l’ora di sentirti suonare, finalmente”.
Le più belle erano quelle persone che gli ricordavano di essersi già viste da qualche parte, perché ricevevano l’attenzione che si riserva ai vecchi amici.

Dopo un po’, verso la fine del set di Antonio, Michael si appropinqua verso la consolle e dopo avergli dato la buona fortuna, lo seguiamo anche noi.
Sorriso smagliante, aria tranquilla, eccitazione di chi per la prima volta si trova in un nuovo locale, Michael si dimostra subito padrone del suo mestiere: prende possesso della consolle, e lascia generosamente andare in avanti l’ultima traccia scelta da Antonio Vicario, in modo da selezionare con cura il suo ingresso.
E da lì è iniziato un viaggio che mi ha completamente mesmerizzato: Michael Gray ha rischiato, e pure tanto. E lo ha fatto con la consapevolezza di chi sa esattamente quello che fa. Purtroppo però avevo già visto, in passato, ottimi DJs essere fatte a pezzi da piste viziate o troppo abituate a musichetta scadente per comprenderne versioni di qualità, anche venivano loro servite.
Sì, abbiamo genuinamente temuto per quello che sarebbe potuto accadere, ma che per fortuna non è accaduto. Michael è stato capace di far ballare, a velocità variabile ed ininterrottamente, una pista mista composta da persone tra i 18 e i 40 anni, senza mai cedere il passo all’indecisione.

La lettura della pista, anche se resa difficile da un blocco fisso di persone sempre davanti alla consolle, è stata perfetta e non ha lasciato nessuna possibilità di interferenze. In una delle nostre sortite in pista, abbiamo notato una cosa stupenda: non c’era un minimo accenno alla tensione.
Con tensione intendiamo quel fastidioso sentore di “tra poco succede qualcosa”, o magari la presenza di espressioni serie, corrucciate, ostentatamente seriose, quasi come se sorridere fosse antiestetico. Tipico di certi ambienti, vero, ma non di quello di Funky Express.
Ognuno degli astanti si divertiva, ascoltava la musica, viaggiava, in questo insieme di note che non ha risparmiato nessuno. Gray ha calibrato precisamente quando intensificare, quando lasciare andare, quando tornare di nuovo carico e quando dare una scossa per risvegliare l’attenzione (come se ce ne fosse mai stato bisogno).
Nel set, e non abbiamo potuto fare a meno di notarlo, prima dei grandi classici Michael ha aggiunto tantissime sue edits, così come interessantissime tracce inedite e singoli tratti dal suo album più recente, Optimism, che vale la pena ascoltare tutto d’un fiato.

E così, quando verso la fine delle due ore di set, Michael ha iniziato a tirar fuori i suoi classici in ordine, è stato un tripudio di emozioni.
Sì, perché la pista era rimasta completamente irretita dalla selezione di Gray, era carica al punto giusto per poter dare tutto nelle note finali, e risparmiare le ultime energie per godersi in pieno la chiusura dei “padroni di casa” Ces Garçons.
Quale che sia la loro età, con il loro set colorato, allegro e anche giustamente “martellato”, Lapo e Geremia hanno portato una serata a concludersi nel più naturale dei modi, per com’era partita: tra abbracci e soddisfazione.
Sicuramente, e questo ce l’hanno detto anche loro fuori dai microfoni, la loro forza organizzativa unita all’ospite ed al prestigio del locale, nonché un validissimo precedente (a dicembre hanno ospitato Mousse T), hanno funzionato perfettamente.

C’è però da dire che in una scena, ma soprattutto in una Città come Roma, in questo momento storico, l’imprevisto o la nota stonata sono dietro l’angolo, dunque nonostante alcune “salvaguardie”, la tensione iniziale era del tutto giustificata. Grazie a loro, ed allo spirito del funky, non c’è stato nulla di tutto ciò.
Il piccolo miracolo, quindi, si è realizzato e ci restituisce una consapevolezza importantissima: non è tutto perduto. Non è vero che la giovane età nel clubbing significa automaticamente ignoranza rispetto al passato e non è vero che si deve essere solo intenditori per capire certi tipi di musica.
Soprattutto, non è vero che, in un ambiente troppo spesso contaminato, un uomo gentile come Michael Gray, per nulla sopra le righe, senza elementi quali macchine del fumo, laser, maglie sgargianti, balletti improvvisati, visuals aggressivi, non sia capace di restituire con la sola forza della sua musica una serata memorabile.
Grande applauso a Funky Express per l’organizzazione, e tanto di cappello a Michael Gray per la performance offerta. La loro crew tornerà al Lanificio 159 con LF System il 14 marzo prossimo. Non perdetevi questa e le altre novità se siete su Roma. Ne vale davvero la pena!