MORIRE BALLANDO

4 Novembre 2014

Secondo le Nazioni Unite il numero delle vittime è superiore a 190.000, di cui circa la metà civili. Vi sono inoltre circa 4 milioni di siriani sfollati all’interno del paese e 2,5 milioni fuggiti in altri paesi quali la Turchia, la Giordania, il Libano e il Kurdistan iracheno.

Questi i numeri di una guerra iniziata nel contesto più ampio della Primavera araba nel 2010 e sfociato poi nella Guerra Civile siriana nel mazo 2011.

Forze governative contro opposizione.
Da principio solo su scala nazionale, poi il conflitto è finito per sfociare ed interessare tutta la civiltà globale, anche se l’indifferenza a queste ostilità è ancora tanta, troppa.

Come al solito è la resistenza a dare parvenze di speranza, a far intravedere una luce tra le macerie di una città, quella di Aleppo, tra le più colpite dalla guerra. Una luce che non è scintilla d’arma da fuoco, ma è’ il barlume dei cuori dei giovani studenti siriani.

Proprio da loro parte l’idea di ballare tutti i pomeriggi per resistere alla dura vita tra ostilità e morte, ingiustizie e crudeltà.
Una discoteca nel seminterrato del Dedeman Hotel, albergo di lusso di Aleppo, dove i giovani vengono a ballare di pomeriggio, perché la sera è troppo rischioso. Una delle poche zone della città che non subisce tagli dell’elettricità.

”Ballerò fino alla morte”, racconta uno studente di ingegneria di 20 anni di Aleppo, Anas Hasnawi,. ”Questo è ciò che mi tiene in vita. E’ la cura per la mia anima”, aggiunge. A fargli eco è uno studente di arte, Mahmoud Istanbuli, che dice: ”Ne abbiamo abbastanza di morte, di non divertirci e di restare seduti a casa. Vogliamo ballare!”. “Ballare tra le macerie e per le strade – raccontano – è costato un incontro con funzionari di regime, interrogatori, minacce

Resistere, ballare, morire. Non c’è niente di più romantico per cui valga la pena vivere e lottare.
Noi siamo con voi!

Pier Paolo Iafrate

Secondo le Nazioni Unite il numero delle vittime è superiore a 190.000, di cui circa la metà civili. Vi sono inoltre circa 4 milioni di siriani sfollati all’interno del paese e 2,5 milioni fuggiti in altri paesi quali la Turchia, la Giordania, il Libano e il Kurdistan iracheno.

Questi i numeri di una guerra iniziata nel contesto più ampio della Primavera araba nel 2010 e sfociato poi nella Guerra Civile siriana nel mazo 2011.

Forze governative contro opposizione.
Da principio solo su scala nazionale, poi il conflitto è finito per sfociare ed interessare tutta la civiltà globale, anche se l’indifferenza a queste ostilità è ancora tanta, troppa.

Come al solito è la resistenza a dare parvenze di speranza, a far intravedere una luce tra le macerie di una città, quella di Aleppo, tra le più colpite dalla guerra. Una luce che non è scintilla d’arma da fuoco, ma è’ il barlume dei cuori dei giovani studenti siriani.

Proprio da loro, parte l’idea di ballare tutti i pomeriggi per resistere alla dura vita tra ostilità e morte, ingiustizie e crudeltà.
Una discoteca nel seminterrato del Dedeman Hotel, albergo di lusso di Aleppo, dove i giovani vengono a ballare di pomeriggio, perché la sera è troppo rischioso. Una delle poche zone della città che non subisce tagli dell’elettricità.

”Ballerò fino alla morte”, racconta uno studente di ingegneria di 20 anni di Aleppo, Anas Hasnawi,. ”Questo è ciò che mi tiene in vita. E’ la cura per la mia anima”, aggiunge. A fargli eco è uno studente di arte, Mahmoud Istanbuli, che dice: ”Ne abbiamo abbastanza di morte, di non divertirci e di restare seduti a casa. Vogliamo ballare!”. “Ballare tra le macerie e per le strade – raccontano – è costato un incontro con funzionari di regime, interrogatori, minacce

Resistere, ballare, morire. Non c’è niente di più romantico per cui valga la pena vivere e lottare.
Noi siamo con voi!

Pier Paolo Iafrate

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