NUVALA: l’intervista alla direzione artistica

20 Luglio 2026

Rituali Sonori, il nuovo progetto firmato da NUVALA – Evasioni Urbane, nasce dall’incontro tra due dimensioni: trasformare uno spazio di profondo valore storico e spirituale in un laboratorio di sperimentazione artistica, dove la musica diventa strumento di relazione, cura e riscoperta del territorio.

Sabato 18 luglio NUVALA ha aperto per la prima volta la millenaria Grotta di San Michele Arcangelo, nel cuore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, per ospitare un’esperienza site-specific che intreccia patrimonio culturale, ricerca sonora e nuove pratiche di fruizione. Un percorso che si sviluppa tra ipogeo ed epigeo, dal live intimo di Sara Gioielli ai dj set di Japanorama, Agostino Quaranta e Deepot, costruendo un dialogo tra linguaggi apparentemente lontani, dal canto alle sperimentazioni elettroniche, fino alla club culture accomunati dall’idea della musica come rito collettivo.

Dietro questo progetto c’è la visione di NUVALA, associazione culturale fondata da Davide Ventura e Mariano Lerro, che da anni lavora seguendo un principio tanto semplice quanto ambizioso: In Sync With the Surroundings. Una filosofia che invita a leggere il paesaggio non come sfondo, ma come protagonista dell’esperienza artistica, valorizzando le identità locali attraverso format capaci di mettere in dialogo arte contemporanea, comunità e luoghi spesso lontani dai circuiti culturali convenzionali.

Per capire come nasce un evento di questo tipo, quale ricerca curatoriale lo sostiene e quale idea di festival immaginano oggi i suoi ideatori, abbiamo intervistato gli organizzatori di NUVALA.

Benvenuti su Parkett Channel. NUVALA nasce con il claim “In sync with the surroundings”: come si traduce questa filosofia nella costruzione di un evento come Rituali Sonori e nel rapporto con i luoghi che scegliete di abitare?

Grazie, siamo felici di essere qui con voi.La filosofia “In sync with the surroundings” rappresenta il cuore pulsante di tutto il progetto NUVALA. Per noi, abitare un luogo non significa semplicemente occupare uno spazio fisico con una console e un impianto audio, ma instaurare un dialogo profondo, intimo e simbiotico con il territorio, con la sua storia e con la sua conformazione naturale.

La Grotta di San Michele Arcangelo è molto più di una location: è un luogo di culto, di storia e di memoria. Quali riflessioni hanno guidato la scelta di trasformarla, per una sera, in uno spazio dedicato alla musica e alla condivisione?

La trasformazione della Grotta di San Michele Arcangelo in uno spazio performativo è guidata dall’idea di fondere la musica con la spiritualità e in questa occasione anche con la geologia. L’intento di Nuvala, in questa edizione, è usare il suono come “rito di cura”, convertendo questa cavità carsica millenaria in un luogo dove l’ascolto diventa un’esperienza collettiva di condivisione, in totale armonia con la natura e la storia del luogo.

NUVALA

In line-up convivono il live intimo di Sara Gioielli e i dj set di Japanorama, Agostino Quaranta e Deepot. Quale dialogo immaginate tra linguaggi musicali così diversi e quale esperienza desiderate far vivere al pubblico?

Non siamo bravi a definire i generi, mettiamo insieme quello che ci piace e quello che serve a tenere insieme il racconto che vogliamo costruire. Proviamo spesso a lavorare con il “contrasto complementare”: la delicatezza cantautorale apre canali emotivi profondi, preparando il pubblico a una ricezione più intensa del ritmo; un live intimo funge da “intro” emotivo; i dj set successivi traducono quell’energia interiore in movimento fisico.

Poi esploriamo le radici attraverso le loro contaminazioni contemporanee: la ricerca folk e d’autore dialoga con le selezioni elettroniche, globali e percussive dei dj, trovando un punto d’incontro nella celebrazione del suono rituale. Proviamo a spingere il pubblico fuori dalla propria zona di comfort musicale, scoprendo connessioni inaspettate tra mondi apparentemente distanti.

Nel vostro racconto ricorrono spesso i concetti di rito, cura e comunità. In che modo questi elementi prendono forma all’interno di Rituali Sonori, oltre la semplice dimensione del concerto?

Si, soprattutto quest’anno abbiamo lavorato molto sul concetto di rito cercando di andare oltre la dimensione del concerto in sé. In NUVALA – Rituali Sonori, musica, rito e cura si fondono in un’esperienza site-specific che supera il concerto tradizionale, trasformando spazi ipogei e paesaggi protetti in luoghi di esperienza emozionale collettiva. Pensiamo che questa scelta abbia un’identità peculiare perché assume la musica – e non un genere – come principio ordinatore: la musica è intesa come rito contemporaneo di cura (cura simbolica, ma anche regolazione emotiva).

La nostra scrittura curatoriale unifica linguaggi normalmente separati in un’unica traiettoria funzionale: ascolto →trasformazione→ ritorno. E la lineup segue solo questa direzione, non quella schematica dei generi. Questo lo abbiamo imparato in questi anni dagli artisti con cui abbiamo lavorato, loro mettono insieme più cose diverse, sperimentano, amano tutta la musica e il modo in cui nei live la musica diventa rito da condividere. Siamo molto ispirati anche dalle nuovissime generazioni, esplorano con più coraggio di noi il loro mondo interiore e riescono a farlo con spirito di condivisione, noi eravamo più ossessionati da quello che funziona, loro sembrano più interessati a quello che vale la pena vivere.

Le figure di Cecilia Mangini ed Ernesto De Martino rappresentano un riferimento importante per questo progetto. Quanto conta la ricerca culturale nella vostra visione curatoriale e come si intreccia con la progettazione degli eventiPer

Per noi, il fine della progettazione di un evento non è puro intrattenimento, ma un’esplorazione del paesaggio e della sua memoria, una riscoperta delle nostre radici attraverso la sua reinterpretazione. La ricerca culturale è importantissima perché ci aiuta a sviluppare l’idea dell’evento. L’obiettivo che cerchiamo di raggiungere non è semplicemente quello di creare un contenitore di artisti che si esibiscono, ci sono già tanti palchi in ferro montati davanti ad un pubblico. Quello che cerchiamo di fare è trasformare l’evento stesso in un’esperienza artistica. Il luogo che scegliamo, i riferimenti culturali che richiamiamo e gli artisti che selezioniamo sono le componenti che mettiamo insieme per costruire la nostra “opera”, sono le parole che esprimono le nostre idee.

Negli ultimi anni NUVALA ha costruito un’identità fortemente legata all’Alta Murgia e alla valorizzazione del territorio. Quali prospettive immaginate per il futuro dell’associazione e quali nuovi orizzonti vi piacerebbe esplorare?

Bella domanda, immagina di avere un seme ma non sai bene a quale specie botanica appartenga ma provi a piantarlo lo stesso. Ecco Nuvala nasce un po’ cosi. Ci piaceva l’idea di lavorare con la musica, con l’arte ma volevamo anche riscoprire le nostre radici e ad avere delle occasioni per conoscerle più affondo. In questi anni abbiamo capito che la nostra soddisfazione più grande è costruire i nostri eventi all’interno di luoghi incredibili, nascosti, quasi dimenticati, di una bellezza disarmante, ma che spesso ignoriamo. Non avremmo mai immaginato qualche anno fa di organizzare un evento all’interno di una grotta di due milioni di anni fa.

Per il futuro ci piacerebbe avere la possibilità di sviluppare il progetto Nuvala in questa direzione e capire come intercettare meglio le attenzioni da parte degli organi istituzionali preposti alla cultura, sia regionali che ministeriali, insieme a loro ci divertiremmo sicuramente di più.

Previous Story

Internal Selection 060: Black Loops

Matteo Point
Next Story

PREMIERE: Matteo Point approda su Sonum con “Acid People EP”