+ two = four

Carl Cox è uno di quei nomi che non ha bisogno di presentazioni.

Apparso per la prima volta nella scena musicale nell’ormai lontanissimo 1986, la sua carriera lo ha portato a suonare nei posti più disparati del mondo. Conosciuto come “Il mago dei tre piatti”, è uno dei personaggi più rilevanti della club culture dell’intero pianeta.
Apprezzato sia come Dj che come producer, possiede oggi due etichette discografiche (23rd Century Records e Intec Records) e nel corso degli anni la sua musica ha spaziato su vari fronti, toccando sonorità che vanno dall’ house all’acid, dall’hardcore alla techno.

Qualche giorno fa, in un video rilasciato da Native Instrument, è stato protagonista di un’intervista che fa perlomeno discutere.
Carl Cox ci spiega infatti, come e perché abbia deciso di passare ad utilizzare il controller DJ Traktor S8 nelle sue performances.
Lanciato sul mercato proprio dalla NI a un prezzo stracciato, (circa 1000 Euro), questo nuovo controller permette di sostituire il mixer in tutto e per tutto.
“Sento di poter suonare in maniera differente grazie a questa Tecnologia” dice il dj inglese, affermando inoltre, di essere davvero curioso di scoprire che cosa si potrà creare grazie a questo nuovo controller.
Collegando la S8 ai due Cdj ci spiega poi, quanto siano interessanti per lui le funzioni remix dell’hardware e dichiara euforico, di sentirsi catapultato in una nuova sfida.

La domanda che sorge spontanea è: può davvero un controller sostituire una consolle?
Sicuramente ci saranno risvolti epici nel djing moderno in un futuro più che immediato,  come del resto, ogni qualvolta che NI lancia un nuovo macchinario sul mercato.
L’impressione è che queste innovazioni tecnologiche oltre a monopolizzare il mercato, stiano quanto meno destabilizzando il palcoscenico del djing così come lo conosciamo.
Il rischio è quello di annullare del tutto la meritocrazia, allineando i talenti (soprattutto quelli emergenti) tutti allo stesso punto di partenza, lasciando molto meno spazio alla creatività e alla voglia di sapere e volere distinguersi.

A noi di Parkett tutta questa storia lascia un po’ perplessi e spaventati.
Che non sia l’ennesima trovata commerciale?

Valerio Polani