seventy four − sixty four =

Silvie Loto rappresenta una delle più grandi sorprese di questi ultimi anni nella scena del clubbing del Belpaese. Un talento puro, schietto, cristallino, che ha iniziato ad affermarsi nel 2008, quando conquistò la consolle dello storico Tenax di Firenze e, successivamente, divenne una delle resident dj del party Ultrabeat del Goa Club di Roma. L’abbiamo incontrata, le abbiamo rivolto alcune domande per scavare un po’ nella sua vita e per conoscere qualche lato nascosto della sua personalità e della sua figura artistica.

Oggigiorno siamo ormai abituati a veder suonare nella scena uomini e donne allo stesso modo. La tua carriera pensi sarebbe stata differente se fossi stata un lui invece che una lei? Hai mai trovato difficoltà ad affermarti per questo motivo?

Ormai credo che il discorso dj donna e dj uomo sia superato. Troppa attenzione su un punto che non ha senso per il risultato di un dj set. Quello che è vero è che essere una donna in questo ambiente non ha così tanti vantaggi come si crede. Bisogna dimostrare, fortificarsi, far capire più degli uomini che quello che stiamo facendo lo facciamo per amore della musica. E sopratutto che se siamo arrivati dove siamo, è per gli stessi motivi per cui ci sono arrivati loro. Le critiche possono essere maggiori, ma se suoni bene nessuno può dirti niente.

Roma, Firenze, Napoli, nord, centro, sud. Credi che il territorio italiano sia ben amalgamato e omogeneo per quanto riguarda la club culture? Il movimento underground è secondo te al pari delle altre nazioni, quali Germania ed Inghilterra per esempio?

Credo che il territorio italiano sia tutto meno che amalgamato, nella musica e in tutto il resto. Sono diversi gli approcci su tante cose. Ma per quanto riguarda il clubbing in Italia in generale, non sono una di quelle che getta brutte parole sul proprio paese. Siamo un gran popolo, che sa divertirsi, che sa apprezzare, e che sa far sentire il calore, che crede nella musica. Poi ci sono sempre le eccezioni. A volte ci piace fare il contrario. Abbiamo un grande potenziale a livello di artisti, tanti bravi produttori, dj e promoter che si impegnano e portano avanti tutto quello che fanno per amore per la musica. Viva l’Italia di queste persone. Il difetto sta più negli atteggiamenti. Per migliorarsi basterebbe smettere di lamentarsi di tutto e non stare sempre con gli occhi puntati su quello che fanno gli altri.

Possiamo dire che, per la tua giovane età, sei ancora un Loto che sta fiorendo, ma fino ad ora quale è stata l’emozione che ricordi con più piacere e gioia?

Sono felice per quello che ho come lo ero all’inizio. Per me il segreto di una vita felice è apprezzare tutte le cose, dalle piccole alle grandi soddisfazioni. Sono parte di due bellissime crew a Firenze e a Roma e sono molto felice di suonare per artisti come Marco Carola e Jamie Jones o di aver prodotto musica per label di artisti che apprezzo moltissimo. Sono tutte grandi emozioni. Ma suonare, ovunque sia, è l’emozione più grande ancora dopo tanti anni.

Che ami la musica è lapalissiano, ma sappiamo che adori anche la scrittura, le arti in generale. Questa sensibilità alla bellezza ci colpisce particolarmente. Ami la lettura? Quale libro hai sul comodino?

Amo scrivere e dipingere ma sono passioni che tengo un po’ per me, non sono molto propensa a parlarne. E’ forse un modo per scaricarmi e staccare la spina da altro. Ho qualche quadro dipinto da me nel mio appartamento e qualche scarabocchio di scrittura ma sono molto riservata su questo. Nella società di oggi c’è un po’ la cultura del “fare per far vedere che si fa”, per risultare interessanti. Si tende a scrivere pensieri, tutto quello che ci passa per la mente e tutto quello che facciamo. Ma credo invece che sia sano tenersi qualcosa per se, e soprattutto “fare” qualcosa non per dimostrare solo di essere capaci di farla.

Per quanto riguarda la lettura, leggo molto ma raramente autori contemporanei. Il libro che vorrei sempre avere sul comodino  è “Il castello” di Kafka. Amo tutto di lui ma questo è il “mio” capolavoro della letteratura. Nella mia top 5 ci sono anche “La confessione” e “La morte di Ivan Il’ič” di Tolstoj e “Delitto e castigo” di Dostoevskij.

Se potessi scegliere di rinascere in un’epoca passata collegata all’esplosione di un genere musicale, quale sceglieresti?

Sono felice di essere cresciuta negli anni ’90 dove era la scena pop a fare da padrone. Era il vero pop e non questo mezzo pop mescolato alla dance che si ascolta adesso in radio. Ma per quanto riguarda il clubbing se potessi scegliere vorrei essere nata un decennio prima per poter vivere a pieno gli anni ’80.  Negli anni ’80 si divertivano di più ,sia in studio sperimentando, sia sul dancefloor. Avrei voluto vivere l’entusiasmo e la creatività che c’era intorno alle macchine e sopratutto la loro accessibilità. E’ stato un periodo invaso da nuove sonorità  – in meglio o in peggio- ma credo che nel complesso sia stato un periodo molto melanconico, emozionale e romantico, alimentato dal potere della cultura club underground.