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Tomorrowland arriva in Italia: chi ha ragione tra gli esaltatissimi fan della Big Room e gli indignatissimi amanti della musica elettronica “di nicchia”?

Tomorrowland arriva in Italia“: questo è ormai noto anche ai sassi. Il festival di musica elettronica più famoso del mondo sbarca nella nostra penisola. All’incirca, perché l’Italia sarà “solo” parte del progetto Unite for Tomorrowland che, come spiegato in tutte le salse da centinaia di testate, permetterà a sette città sparse nel mondo di vivere l’atmosfera di Tomorrowland grazie alle esibizioni di vari e dj e a…maxi-schermi.

Esatto. A Monza e in altri sei località saranno installati sfarzosi palchi che permetteranno ai partecipanti di “respirare la vera Tomorrowland” grazie a delle dirette streaming, che saranno alternate ai set di artisti nazionali e internazionali non meglio precisati.

Chi segue la scena della musica elettronica con minimo sforzo e poco interesse, avrà visto solamente decine di amici mettere “mi interessa” e “parteciperò” all’evento su Facebook. Chi, invece, è più attento e coinvolto, avrà notato i vari dibattiti che il debutto italiano di Tomorrowland ha aperto e le diverse critiche e perplessità.

Al di là delle posizioni estreme delle varie “fazioni” e delle banalità riguardanti l’aspetto circense del festival più famoso del mondo, un fatto di questa portata suscita alcune osservazioni che possono risultare interessanti.

La diretta streaming

Non è certo la prima volta che il format di un evento viene esportato in diverse parti del mondo. Sono moltissimi, infatti, gli esempi di festival che hanno messo radici in città diverse da quella natale. DGTL nasce ad Amsterdam e si espande a Barcellona, Tel Aviv e San Paolo; Dekmantel condivide la città di nascita con DGTL, per poi creare edizioni in Brasile e Croazia; il BPM vede la luce in Messico e sbarca successivamente in Portogallo e a Dubai.

Insomma, gli esempi sono innumerevoli e lo stesso Tomorrowland, nato in Belgio, ha messo piede negli Stati Uniti e in Brasile in passato. È il primo promoter di questa fama e dimensioni, però, che decide di fare un così massiccio affidamento sullo strumento del live streaming per la delocalizzazione.

A giudicare dalle parole degli organizzatori, è proprio attorno a questo punto che ruoterebbe lo “spirito” di Unite, ovvero quello di immergersi nell’esperienza Tomorrowland soprattutto grazie al collegamento in diretta.

L’impressione, supportata da diverse evidenze video delle passate edizioni, è che questo espediente sia ben lontano dalla sana concezione di festival e la speranza è che non prenda ancor più piede.

Il motivo principale per cui muoviamo questa critica sta, prevedibilmente, nell’assenza di una fondamentale componente umana: quella del dj. Se le clip ufficiali, infatti, si guardano bene dall’inquadrare le console desolatamente vuote dei vari palchi di Unite, alcuni video fan-made (tra cui quello più in basso) mostrano ciò che succede effettivamente: le esibizioni degli artisti sono spezzate da lunghi collegamenti con il Belgio, durante i quali rimane solo e soltanto il maxi-schermo a intrattenere il pubblico.

Uno degli aspetti migliori degli eventi musicali, che lo distingue dall’ascolto di una playlist e dalla visione delle riprese di un set, sta proprio nella presenza di una figura che sia in grado di dialogare con il pubblico e di interpretare le sue esigenze.

L’immagine di centinaia di persone che saltano, applaudono e alzano i cellulari al cospetto di un asettico schermo rende l’idea di quanto sia alienante questo tipo di esperienza.

Come se non bastasse l’aspetto alienante, i collegamenti tolgono inevitabilmente spazio alle esibizioni dei vari artisti. Il risultato è la parziale perdita di un’occasione: quella di approfittare della fama di Tomorrowland per promuovere giovani talenti e dj locali.

Si dice, poi, che a pensar male si faccia peccato ma spesso ci si azzecchi. Viene spontaneo, infatti, pensare che la mossa di Unite sia un espediente per moltiplicare i guadagni. Con lo stesso set si intratterranno gli avventori di sette diverse edizioni ed è evidente come questo possa far aumentare sensibilmente gli incassi.

In sostanza, che si creda o no in questa voglia di condividere l’essenza di Tomorrowland con il mondo intero, ci sono diversi motivi per augurarsi che questo fenomeno della diretta streaming non prenda piede nel mondo della musica elettronica.

L’hype clamoroso

Prendiamo singolarmente il caso italiano: che l’annuncio di un evento targato Tomorrowland avrebbe creato grande tumulto nel nostro Paese sembrava cosa scontata. Per giustificare una risposta social così massiccia, però, ci si immagina almeno l’annuncio di parte della line up. Invece no.

Più di 25.000 connazionali hanno già dimostrato interesse per l’evento su Facebook senza che sia stato annunciato un singolo artista. Se questa può essere vista come una gigantesca prova di forza e furbizia da parte di Tomorrowland, che a 13 anni dalla sua nascita è in forma più che mai, non si può assolutamente considerare sintomo di buona cultura musicale da parte degli “appassionati” italiani.

Non che ci si aspettasse qualcosa di particolarmente diverso, sia chiaro. Il festival belga è un mastodontico fenomeno commerciale e, in quanto tale, è normale che riscuota un simile successo. Il fatto che non serva nemmeno l’annuncio di un headliner, però, non può che far pensare e suscitare una certa amarezza in chi spera nel progresso della scena italiana.

Centinaia di realtà degne di nota, in ogni ambito e genere musicale, restano in vita con l’acqua alla gola nel migliore dei casi.

Realtà che fanno della qualità dell’offerta musicale e della ricercatezza dei pilastri e che vengono sistematicamente snobbate dal pubblico, che, a quanto pare, preferisce concentrarsi su una rassegna che non ha ancora reso noto un dj e che vede in un enorme schermo il suo principale protagonista.

Ad alcuni sembreremo sciocchi romantici, ad altri probabilmente snob o demagogici, ma ci risulta comunque un triste fenomeno. Questo, chiaramente, prescinde dal genere musicale in considerazione.

Detto ciò, non vediamo l’ora di essere smentiti dagli annunci di line up di altissimo livello e dalla buona riuscita di Unite, che si terrà, naturalmente, in concomitanza con l’edizione belga.

Qui puoi leggere un nostro approfondimento sul festival più famoso al mondo.