Nel 2026 Steve Rachmad raggiunge un traguardo raro nel panorama della musica elettronica: 45 anni di carriera.
Un percorso iniziato nel 1981, quando ancora ragazzino acquistò il suo primo disco, dando forma a una passione destinata a trasformarsi in una delle traiettorie più solide e rispettate della scena globale.
Fin dagli esordi, Rachmad ha scelto di non limitarsi a un’unica identità artistica. Nel tempo ha costruito un vero e proprio universo di alias, ciascuno pensato per esplorare una direzione sonora specifica. Black Scorpion, Tons of Tones, Rachmad Project, Scorp, Ignacio, Dreg, fino ai più noti Parallel 9, Sterac Electronics e STERAC: pseudonimi che raccontano l’ampiezza del suo approccio alla musica. Oggi il focus è principalmente su questi ultimi tre e sul suo nome di battesimo, ma l’intero sistema di nomi d’arte resta fondamentale per comprendere la sua evoluzione.
Provare a elencare tutte le release, i remix, le etichette e i club attraversati in oltre quattro decenni significherebbe perdersi in una lista infinita. Il punto, però, non è la quantità. È la sostanza. La musica di Rachmad va ascoltata e vissuta, più che catalogata. È lì che emerge davvero il suo linguaggio, costruito su groove profondi, armonie raffinate e una precisione tecnica che non trascura mai l’emozione.
C’è anche un aspetto quasi mitologico nel modo in cui Rachmad si relaziona agli strumenti, specialmente se analogici.
Steve Rachmad sembra avere un legame spirituale con drum machine e sintetizzatori. Una connessione che molti descrivono come istintiva, quasi una forma di “telepatia analogica”. Non è solo tecnica, ma sensibilità: la capacità di trasformare macchine in emozioni tangibili.
Questa relazione unica con il suono ha contribuito a creare un catalogo che attraversa generazioni senza perdere forza. DJ e producer di ogni epoca riconoscono immediatamente la sua firma: un equilibrio raro tra profondità, musicalità e funzionalità da dancefloor. Non sorprende quindi che le sue tracce continuino a essere suonate da decenni, diventando punti di riferimento tanto per i pionieri quanto per le nuove leve.

Come DJ, Rachmad incarna una visione ampia della club culture. I suoi set affondano le radici nella tradizione techno e house, ma si arricchiscono di influenze electro e disco, costruendo set che uniscono insieme passato e futuro. Non è mai solo una questione di selezione, ma di narrazione musicale, in cui ogni traccia trova il suo spazio all’interno di un flusso coerente.
Il 2026 rappresenta quindi molto più di una celebrazione simbolica. Il tour mondiale lo vedrà esibirsi sotto diversi alias, con performance pensate per riflettere le molteplici anime del suo percorso. Tra gli appuntamenti chiave spicca la serata del 18 aprile al Tillatec di Amsterdam, evento in cui proporrà due set distinti, STERAC e Parallel 9, affiancato da collaboratori e amici di lunga data. Tra le tappe del tour ci sarà anche l’Italia: il 3 luglio al Kappa Future Festival di Torino.
Sul fronte discografico, il 2026 segna anche un ritorno attesissimo. Dopo vent’anni, Rachmad pubblicherà un nuovo album su Dekmantel, accompagnato da un EP più orientato al clubbing. Nuove uscite arriveranno anche su Kynant e TECHNO Records, confermando una notevole ed instancabile produttività.

Parallelamente, prenderà forma un lavoro importante sul suo archivio musicale, con la pubblicazione progressiva dell’intero catalogo su Bandcamp. Un’occasione preziosa per riscoprire produzioni uscite sotto molteplici pseudonimi e comprendere a fondo l’impatto del suo contributo alla musica elettronica. Per la prima volta arriverà anche una linea di merchandising ufficiale legata ai suoi progetti.
A 45 anni dal primo disco, la carriera di Steve Rachmad non appare come una retrospettiva, ma come un organismo vivo, ancora in evoluzione. La sua capacità di rimanere rilevante senza inseguire le mode lo rende una figura unica. E mentre nuovi capitoli si preparano a essere scritti, una cosa resta chiara: la sua musica continua a parlare e a influenzare le nuove generzioni, senza mai perdere intensità.