arena sunshine roomore

Roomore Festival: ridisegnare la club culture di Parma

16 Giugno 2026

Dalla lunga gavetta di NO!SE alla scommessa di un festival +21 nell’Arena Sunshine, Marco Becchi racconta a Parkett Channel il progetto che vuole restituire a Parma un’idea di musica matura e consapevole. 

L’Appennino parmense si prepara a un’estate con un suono diverso. Immaginate una piscina che si specchia contro un panorama a 800 metri di quota, tre palchi pronti a vibrare, e una selezione musicale che racconta la House in tutte le sue forme. Questo è Roomore Festival, il nuovo progetto che il 27 giugno e 28 giugno vuole riscrivere le regole del divertimento a Parma, portando all’Arena Sunshine un’esperienza che mescola avanguardia internazionale, talenti locali e una visione culturale matura.

Ma come nasce un festival che osa sfidare la quotidianità di una città spesso considerata “seconda” per la club culture, e cosa significa riportare valore in un luogo legato ai ricordi adolescenziali di un’intera generazione? Ne abbiamo parlato con Marco Becchi, organizzatore e mente dietro Roomore. Tra evoluzione artistica, scelte di line-up e il desiderio di creare un’eredità culturale per il territorio, scopriamo insieme il dietro le quinte di una scommessa che profuma già di rivoluzione.

Marco Becchi e il suo socio a No!se

Roomore nasce a Parma, una città con una tradizione musicale importante ma forse meno nota per la club culture rispetto ad altre realtà emiliane. Quale opportunità hai visto per sentire il bisogno di creare un nuovo festival proprio qui?

A Parma c’’è una tradizione musicale fortissima (il Regio, la lirica, una sensibilità diffusa), ma sul fronte della club culture il territorio per anni è rimasto a lungo in secondo piano rispetto a Bologna o Reggio. Eppure questa distanza, per certi versi, è diventata un’opportunità. Roomore nasce anche per rispondere a questa domanda rimasta senza risposta: un festival che non cerca di competere con le grandi metropoli, ma che si radica nel territorio portando una proposta artistica che il pubblico locale merita e che finora non aveva avuto.

Com’è la scena dei locali e degli eventi dal tuo punto di vista? Quali sono le sue caratteristiche principali e quali le sue potenzialità inespresse che un progetto come Roomore può finalmente valorizzare? 

C’è la convinzione diffusa che a Parma non ci sia mai niente da fare. In realtà, dopo diversi anni a Milano, al mio rientro ho ritrovato una città molto più in fermento rispetto a quando ero ragazzino, anzi, forse c’è persino troppo, sia per quantità che per ricerca. Il problema è che l’offerta si è frammentata al punto da diventare difficile da leggere per il pubblico. Roomore vuole intercettare quella fetta di persone che fatica a identificarsi con la situazione attuale e vuole farlo riportando valore a una location che è sempre stata associata a un pubblico adolescenziale, sfruttandone le reali potenzialità.

Il festival è nato anche dalla tua esperienza personale come organizzatore di serate sul territorio? In che modo il tuo percorso ti ha portato a ideare Roomore Festival? 

Roomore è la naturale evoluzione di NO!SE, un format di musica House e Tech House nato nel 2017 e portato avanti per quasi un decennio. In questi anni la musica è cambiata, i gusti si sono affinati e con loro anche le nostre ambizioni. NO!SE era nato con dei compromessi precisi, perchè guardava a un pubblico più giovane ed ampio, mentre Roomore si rivolge a chi ha maturato un ascolto più consapevole e una ricerca più definita.

Pensando al pubblico di Parma e provincia, cosa ti aspetti che rimanga dopo il weekend di Roomore Festival? C’è un’idea di “eredità culturale” per la scena locale?

Con questa prima edizione vogliamo aprire un nuovo capitolo. Non possiamo anticipare troppo, ma se ci saranno i presupposti, l’obiettivo è che Roomore diventi il riferimento di un modo diverso di vivere la musica a Parma, dove intrattenimento e cultura non sono più separati, ma coincidono.

Il festival si muove nel mondo della musica house, ma con una selezione di artisti che mescola avanguardia internazionale e talenti locali. Come descriveresti il sound di questa prima edizione? 

La direzione artistica segue il claim del festival: “More Shades of House Music”. Non volevo legarmi a un unico sottogenere ma esplorare la House nelle sue sfumature. Il filo conduttore è un sound energico, danzereccio, mai scontato: tutti gli artisti coinvolti sono selector di livello e fini conoscitori del genere.

Tra i nomi spiccano il progetto “Toy Tonics Jam” con Kapote e Tommiboy, gli Italobros, EMMANUELLE, Havoc & Lawn… Com’è nata la volontà di costruire una line-up che potesse raccontare le tante anime della house, dall’italo disco a sonorità più tech house, su tre stage diversi?

Volevo qualcosa di coerente ma non monotono. Da qui la scelta di strutturare il Sabato con una proposta più orientata alla House e alla Disco, mentre la Domenica con un sound più “techy”, quasi un after in day-time della notte precedente, con la piscina aperta e un’atmosfera da sunrise che si allunga fino a sera.

Una scelta interessante è quella di dare spazio alle realtà locali, come il takeover di Keep On Groovin’. Quanto è importante per te creare un ponte tra i grandi nomi e la scena che cresce sul territorio?

Molto, ma va detto subito che Keep On Groovin’ non è esattamente una realtà locale in senso stretto: hanno sei anni di attività, hanno girato l’Italia con eventi di alto livello e sono ormai un nome riconosciuto nel settore. Come loro, altri collettivi (penso a LOST BOYS o Soulstice per esempio) stanno portando l’organizzazione di eventi a un livello successivo. Con i ragazzi di KOG ci conosciamo dai tempi di NO!SE e li ho sempre seguiti con attenzione: per un progetto come Roomore non potevano che essere loro il partner giusto.

L'arena sunshine del roomore festival

La location scelta, l’Arena Sunshine, è davvero unica nel suo genere: una struttura a 800 metri di altitudine sull’Appennino parmense, con piscina, campi sportivi e un panorama mozzafiato. Cosa ti ha fatto dire “questo è il posto giusto” per Roomore?

Arena è una struttura storica rinnovata circa dodici anni fa, da allora diventata un riferimento per l’intrattenimento estivo tra Parma e provincia. Avendoci lavorato per diversi anni, ne conosco bene le potenzialità: oltre alla piscina e agli spazi sportivi, ha un ristorante, più bar e tutto ciò che è necessario per una permanenza di due giorni. A un certo punto mi sono fatto una domanda molto semplice: “Perché non è mai stato organizzato un festival qui?” Da lì, con la gestione della struttura, abbiamo deciso di costruire questo progetto.

Qual è la reazione che speri di leggere negli occhi di chi varcherà per la prima volta i cancelli dell’Arena Sunshine il 27 giugno? 

Arena Sunshine è stata per tempo ed è tutt’ora il posto dei teenager di Parma. La mia generazione però non ci mette piede da quasi dieci anni. Da qui anche la scelta di rendere il festival +21: volevamo richiamare un pubblico più adulto rispetto a quello abituale della location. Quello che mi piacerebbe vedere è lo stupore di chi ritrova un posto pieno di ricordi giovanili, completamente reinterpretato per l’occasione, e lo vive per la prima volta con occhi diversi.

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