85 − = seventy six

Il fatto che Token Records collezioni fra i più preziosi e talentuosi produttori di musica Techno contemporanea non è, per niente, una notizia. Desterebbe, ma non ne sono convinto, più scalpore effettivamente la posizione geografica di tale valorosa etichetta che si incastona come le pietre più rare al centro delle nobiltà europee ancora rimaste.
La label belga, infatti , contende ormai da anni la leadership nel genere alle numerose e storiche ‘cugine’ ( ma almeno di secondo grado ) tedesche, affinché ciò sia possibile ricorre ad artisti che, posizionati su una mappa del globo, ne coprirebbero non solo gran parte, ma soprattutto latitudini all’avanguardia nel campo musicale elettronico.

Stavolta si gira di poco per rivolgersi alla vicina, unica, ‘bandierina’ francese della raccolta, Antigone.
Jeanson Antonin è l’ultimo regalo che si fa Kr!z, capo assoluto di Token.
Il parigino dispone delle atmosfere ipnotiche e malinconiche degne del tragediografo Sofocle che lo hanno fatto notare nei club più importanti del vecchio continente fino a poi vederlo resident del Concrete .
Dopo la recente collaborazione con  l’amico Francois X e il lavoro ( ‘Forbidden Work‘  per ‘Construct Re-form‘) che lo consacrò in principio,  fa finalmente l’esordio per la casa del suo collega belga. Assolutamente sicuro che la storica diatriba ( non c’è discussione che gli americani sbagliarono a denominarle ‘french friese‘ ) su chi abbia inventato le patatine fritte non intacchi la professionalità e la riuscita di questa unione, mi avvicino a ‘Cantor Dust‘; doppio EP contenente 7 tracce che uscirà il 18 Maggio nei formati di vinile 12 pollici  e di digitale.
Con l’inaugurale ‘Anna LiviaAntigone rivive le sue reminiscenze, l’elettronica spaziale di Klaus Schulze e la provvisoria serenità, preludio di qualcosa di ben diverso.

Enter‘ infatti certifica l’attitudine da dancefloor di Jeanson che difficilmente incappa in voti non eccellenti quando si cimenta dietro la consolle di fronte ai fini ascoltatori che lo seguono e pretendono molto da lui.

L’ inno ‘Prime Mover‘ rilascia un improvviso innalzamento di tensione, coltellate riverberanti che Antonin affonda in avanti e che segnano il ‘climax’ dello svolgersi della personale tragedia. E come previsto, la scena inizia ad articolarsi intorno a territori più sinistri.

Voltage‘ e ‘Astragal‘ si richiamano per simile e aspra struttura, l’una dalla lingua biforcuta striscia, l’altra dai gorgoglii intensi, si dissolve in un astrattismo sognante.

Artefakt‘ raggiunge momenti topici e la netta e improvvisa metamorfosi che la segna al suo interno ne è la prova, l’esplosione delle stridenti percussioni volge a tonalità molto minori e oscure, il tutto risulta molto intenso.

Il lavoro completa la sua ciclicità con ‘Blue Note‘ che grazie a sintetizzatori lontani e malinconici restituisce una cauta speranza, che emotivamente culla chi ascolta e dona nuova quiete necessaria alla prosecuzione del viaggio, che evidentemente Antigone non ritiene finito, affatto, neanche nell’ultimo atto, quando per non vivere in catene  il nostro eroe sceglie di abbandonare la vita terrena, gesto che non gli impedisce di gettare la propria maledizione sul crudele despota che vuole soggiogarlo.
Epico, buon ascolto!

Claudio Capponi