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REPORT

Si dice che qualcuno riesca a capire come andrà un party, annusando l’aria prima del suo inizio. No, non dipende dall’esperienza, dagli anni trascorsi nelle retrovie di un club. Non dipende dalle luci o dalle ombre e neanche dalla pioggia o dal sole. E’ intuito, e non si compra. Non si paga. Appena entrati nell’Affekt Club, Sabato 8 Febbraio, avevamo capito fin da subito che nell’aria c’era qualcosa di positivo. Poi il party ha avuto inizio: la musica è salita sul palco, la gente saltava, urlava, ballava. I vinili di Uncode scivolavano via, uno dopo l’altro e ad ogni millimetro mangiato dalla puntina veniva da sorridere: gusto musicale, determinazione. Talento. E’ bello potersi confermare, alla timida età di 21 anni, davanti tutta quella gente. Vedere le persone che rispondono ai tuoi impulsi, e saltano, urlano, ballano ad ogni tua nota. Capiscono la tua musica. Uncode, piacevole conferma.

Cosa dire poi di Antonio Pepe, un nome, una garanzia. L’estate scorsa, in un party all’Old River, suonò dopo il re Richie Hawtin. Il suo set iniziò tardi, il sole era alto nel cielo. Ma in tanti non si sono accorti del cambio consolle. In tanti hanno ballato, più di prima. Il suo nome, dunque, è una vera garanzia. Un tipo capace di creare il party, di entrare in intimità con il proprio pubblico, e di capire i gusti musicali della folla che ha davanti. Il suo set all’Affekt Club è terminato tardi, oltre i programmi. E questo, sappiamo benissimo che è sinonimo di grande festa, di felicità.

Ora, davvero, il party ha terminato i suoi impulsi. Le casse inanimate, le cuffie poggiate sul piatto senza vinile, i clubbers stremati. Ci si avvia verso l’alba. Buongiorno.

Simone Nocentini