+ seventy four = 79

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NEWS di Alessandro Cocco

Viviamo ormai in un mondo dove il social e il posizionamento nelle liste dei vari siti vale più di qualsiasi altra cosa. Nel web 1.0 bastava esserci, nel web 2.0 non basta più esserci. Bisogna essere nei primi dieci o nei primi cento, a seconda del settore.Quest’oggi parliamo del famosissimo e famigerato Beatport. Fautore di grandi scalate dei più famosi artisti underground e responsabile anche di grandi fallimenti di migliaia e migliaia di producer che ogni giorno si scontrano con questo sistema.

Chiunque si aggiri nel settore del club e delle discoteche underground è a conoscenza del fatto che ormai di dischi non si vive più, tolti pochissimi artisti mainstream che vendono ancora migliaia di copie, tutto il resto si conta in centinaia di copie, che con i ricarichi che ci sono praticamente è un entrata nulla.

Ma gli addetti ai lavori sanno bene che per monetizzare quindi andare a suonare nei club, la strada più facile è scalare la classifica di Beatport velocemente. Come farlo allora? Tirando fuori un pezzo straordinario? Forse….

Il modo più semplice è,  cari lettori pagare una delle aziende che vende autobuy su Beatport, La società ha ovviamente rifiutato di dichiarare il proprio nome, e afferma che acquistando tra 300 e 350 brani nella prima settimana dopo l’uscita del disco garantirà un posizionamento nella top 20, il tutto semplicemente aggiungendo € 1,25 al prezzo di ogni download.

Anche se Beatport usa svariati algoritmi per prevenire che questo accada, il servizio promette di riuscire nell’intento usando vari account di diversa provenienza e con diversi IP, proprio come fossero persone vere rendendo quindi inutili i meccanismi di protezione di Beatport.

Siamo di fronte quindi all’ennesima mercificazione, all’ennesima mancanza di meritocrazia. Anche questa volta il denaro ha stravinto chiudendo o comunque ostacolando la strada a tutti gli eccellenti producer che non possono comprarsi 350 copie su Beatport.

Alessandro Cocco