Claudio Coccoluto è quel tipo di figura che non ha mai avuto bisogno di alcuna introduzione.

Claudio Coccoluto rappresenta la fondamentale colonna portante della Club-Life italiana dalle sue prime tradizioni fino ad oggi, si è sempre distinto, prima ancora che per la sua monumentale cultura musicale, per un invidiabile savoir-faire pregno di una straordinaria intelligenza e di una reverenziale educazione.

Scrigno di un monolitico sapere altruisticamente condiviso con il prossimo; Claudio Coccoluto fa di quel tesoro quale è la sua sua trentennale esperienza fonte da cui attingere innumerevoli nuove consapevolezze prima di tutto sociali e culturali, lungi dal risultare quanto mai banali o semplicemente scontate.
Abbiamo preso direttamente coscienza di tutto ciò una volta ritrovatici faccia a faccia lo scorso 10 Febbraio (dopo qualche anno dall’ultima volta) in occasione di una piacevolissima chiacchierata durata pressoché un’ora, poco prima del suo set al Qube Club (PE) per la serie di eventi targati Soular+.

Le nostre disquisizioni sono state innumerevoli trovandoci molte volte a navigare tra tematiche che andavano ben oltre quelle preliminarmente fissate solo in via orientativa. Il giro che abbiamo intrapreso infatti è stato molto lungo, eppure mai noioso, un po’ come quei viaggi in macchina di cui non si accusa la pesantezza; vuoi per la colonna sonora, per la compagnia o per il paesaggio.

Bene, quella sera, Claudio Coccoluto si è dimostrato colonna, compagnia e paesaggio ideale tutto allo stesso tempo suscitando da subito quella non così immediata e usuale sensazione di magnetico interesse: siamo partiti col tracciare un profilo della sua più intima identità, consapevolezze distintive che tracciano i confini di una così affascinante attitudine; conseguentemente, abbiamo domandato che significato attribuisse a quell’“eterno apprendista artigiano” che tanto ci ha incuriosito; siamo poi passati all’analisi della sfera più professionale e lavorativa provando a ricercare motori ed entusiasmi matrici di quel profondissimo rispetto coltivato tra gli addetti del settore in tre decadi di attività, tra lo stesso contesto inoltre, non abbiamo potuto fare a meno di canalizzare l’attenzione sull’universo The dub, parentesi fondamentale della sua vita dal ’92 ed oggi condivisa con il figlio Gianmaria (qui per ascoltare il podcast che ci regalò tempo addietro).

Da qui in poi è stata una stimolante analisi tra passato, presente e futuro; le cognizioni sul significato più viscerale di quel fenomeno identificato come “Successo”, una ricca esemplificazione sulla fantomatica leggenda dell’Underground e dei significati che questo mondo sta veramente a rappresentare, una macroscopica trattazione sui fondamentali ingredienti configurati (o configurabili) quali imprescindibili attributi a elevazione di ogni realtà su un piano di qualificato interesse, il potere generativo di una spirito critico e, volendo, anti-accomodante, fanno da resto dell’opera.

Tutto è coerentemente contestualizzato alla figura del DJ e del suo specifico ruolo, uno status che Claudio, chiaramente, non si è riservato dall’inquadrare con sentita passione e acceso sentimento.

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