È stato condannato in contumacia ad un anno di reclusione dal Tribunale di Hammamet il dj e produttore britannico Dax J.

La brutta vicenda che ha coinvolto Dax J pochi giorni fa, più precisamente il primo aprile, è ormai nota a tutti: l’artista inglese, uno dei quattro headliner del festival tunisino Orbit, ad un certo punto del suo set ha mixato venti secondi della tipica chiamata alla preghiera musulmana con una traccia.

Le conseguenze sono di gran lunga peggiori di quanto si possa immaginare: prima i fischi durante il fatto, poi la chiusura del locale El Guitoune e l’arresto del proprietario riportato dall’Agence Frence-Presse. Nonostante le scuse pubbliche di tutti i soggetti coinvolti, sono poi seguite le minacce di morte, che hanno costretto Dax J a chiudere ogni suo profilo e pagina social.

L’ultimo capitolo di questa tristissima storia risale a giovedì 6 aprile: dopo le parole del governatore di Nabeul Mnaouar Ouertani, che ha affermato che il governo non ammetterà attacchi contro i sentimenti religiosi e contro ciò che è sacro, Dax J è stato condannato in contumacia ad un anno di reclusione dal Tribunale di Hammamet per oltraggio ai valori religiosi. Dell’affare si è occupato persino il ministero per gli Affari Religiosi, che ha considerato “assolutamente inaccettabile deridere i sentimenti dei tunisini e i loro principi religiosi“.

Nessun tipo di accusa, invece, nei confronti degli organizzatori dell’Orbit Festival, che vedeva tra i protagonisti anche Radio Slave, DVS1 e La Fleur, oltre che diversi talenti locali.

La condanna in contumacia è dovuta al fatto che, nel frattempo, Dax J ha ovviamente abbandonato il Paese africano, non presentandosi quindi al cospetto del giudice per il processo. Non sappiamo come proseguiranno le cose, ma intanto il dj, che vive e lavora a Berlino, ha ricevuto la solidarietà di molti colleghi e “addetti ai lavori” che considerano tutto ciò vergognoso.