Tutti i dettagli sullo stage di RADAR e gli highlight della lineup di Dekmantel 2026
Sono ormai fin troppo pochi i momenti in cui il clubbing smette di (in)seguire le tendenze del momento per tornare a fare quello che dovrebbe: dettare la linea. Uno di questi è sicuramente il ritorno del Dekmantel 2026.
Inutile girarci intorno, Dekmantel è un vero punto di arrivo. Non tanto per chi cerca la visibilità dei grandi stage, ma per chi sta costruendo un linguaggio. Se fosse un artista, sarebbe esattamente quello a cui tutti aspirano: credibile, radicale, rispettato dai propri pari. Non ha bisogno di spettacolarizzare l’esperienza per affermarsi, perché a fare rumore è la sua linea curatoriale: rigorosa, coerente e talmente identitaria da essere diventata un marchio di garanzia.
Quest’anno, tra gli alberi dell’Amsterdamse Bos, c’è però un elemento che più di tutti spiega questa evoluzione: RADAR. Definirlo semplicemente un palco sarebbe un errore tecnico, oltre che riduttivo. RADAR è un vero e proprio hub multimediale, nato dalla collaborazione con Resident Advisor per abbattere il muro tra chi si trova fisicamente al festival e chi lo segue da casa.
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A livello visivo e strutturale, è un dispositivo pensato per lo streaming: la console è al centro, il pubblico circonda l’artista e le telecamere catturano ogni sfumatura del set, trasformando la performance in un contenuto editoriale globale. Su questo palco vedremo debuttare progetti attesissimi: da Jeff Mills che presenta il suo nuovo concept STARGATE, al raro DJ set di Sampha, fino al tocco colto di DJ Sprinkles con il suo Deeperama. È qui che si troverà anche il lato più mentale del festival, come l’esplorazione sonora di Eris Drew con “Mystery of the Motherbeat“.
Ma la forza del Dekmantel 2026 sta nella sua stratificazione.
Se RADAR è il cuore della narrazione video, il resto della lineup negli altri stage ha una varietà impressionante. C’è l’attesa per il set inedito Drum & Bass di Octo Octa e la profondità di veterani come Ben UFO, Call Super, Objekt e Pariah (uniti in un b2b2b2b che è già culto). E poi c’è quella mossa che ha fatto alzare più di un sopracciglio: il debutto di Skrillex, qui in una veste inedita al fianco di RHR. Vederlo in un contesto così lontano dai circuiti mainstream ci racconta molto sulla capacità del festival di risemantizzare anche le icone pop.
Il festival punta moltissimo anche sul lato performativo e live. L’arrivo dei DARKSIDE di Nicolas Jaar introduce una dimensione quasi concertistica, un’eccezione preziosa, mentre l’apertura è affidata a un rito di improvvisazione pura con James Holden & Surgeon. In parallelo, continuano i dialoghi insider: esperimenti curatoriali come i b2b tra Actress & Carl Craig o Dasha Rush & Oscar Mulero, sfide che nascono solo nelle realtà che hanno ancora il coraggio di rischiare sulla tecnica e non solo sul nome.
È proprio in questo equilibrio che Dekmantel trova la sua vera forza. Non è solo un evento, è un ecosistema dove clubbing, live e oggi anche lo streaming di RADAR contribuiscono a ridefinire cosa può essere la musica elettronica. È la prova che l’esperienza del club può esistere anche fuori dallo spazio fisico, senza perdere un briciolo di complessità… anzi, amplificandola.