Se c’è una caratteristica che distingue Electropark dalla maggior parte dei festival italiani è la capacità di costruire una line-up che non rincorre l’hype, bensì intercetta le trasformazioni della musica elettronica mentre stanno accadendo.
ElectroPark ha disegnato l’edizione 2026 attorno al concetto di “Outer Space“, e per l’ultimo weekend di luglio continua su questa traiettoria dimostrando meno nostalgia per il dancefloor europeo e portando maggiore attenzione alle geografie che stanno ridefinendo il linguaggio del club.
Tra decine di appuntamenti, performance e live, ci sono cinque artisti che in questo weekend finale della rassegna rappresentano perfettamente le direzioni della musica contemporanea e le scelte coraggiose che Electropark persegue con determinazione. Perfomance su cui interrogarsi e da comprendere, che poggiano le radici su concetti come contaminazione e sperimentazione, da sempre valori cardine del festival genovese. In fondo è proprio questo il senso di “Outer Space”: non immaginare un altrove fantastico, ma scoprire che il futuro della musica esiste già. Basta sapere dove ascoltarlo.
Noi di Parkett abbiamo selezionate cinque proposte imperdibili. Scoprile subito!
Double Drop: l’ afro tech ipnotico
Double Drop si distingue come una delle voci più riconoscibili e visionarie del Mozambico. Producer e curatore sonoro, porta in consolle un’identità musicale fortemente radicata nelle tradizioni africane, ma proiettata verso una dimensione elettronica globale. Il suo approccio è unico: un progetto artistico “senza volto”, dove l’attenzione si sposta completamente sul suono, sull’energia e sulla narrazione musicale.
Il suo set a Electropark si preannuncia come un viaggio immersivo tra ritmi afro house, texture organiche e groove ipnotici. Con release su etichette di riferimento come Sondela, MoBlack e Go Deeva, e attraverso il suo imprint personale Xibalo, Double Drop ha contribuito a spingere nuovi talenti della scena mozambicana, consolidando il suo ruolo anche come ponte culturale.

Azzi on the Beat: il Lagos del futuro
Musicista, performer e ricercatore sonoro, costruisce un linguaggio in cui convivono street culture nigeriana, soul, elettronica e ritmi tradizionali. Negli ultimi anni il Lagos è diventato uno dei centri creativi più vitali del pianeta, ben oltre l’esplosione globale dell’afrobeats. Azzi appartiene a quella generazione di artisti che rifiuta le categorie facili e lavora su un’idea di musica profondamente ibrida, dove la tradizione dialoga con la sperimentazione.
Il suo debutto italiano è probabilmente uno degli appuntamenti più curiosi dell’intero festival.
MC Yallah & Debmaster: l’energia inesauribile del Nyege Nyege
Parlare di scena elettronica africana oggi significa inevitabilmente parlare del collettivo Nyege Nyege, che negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato il modo di intendere la musica sperimentale nel continente. MC Yallah è una delle sue figure simbolo. Rapper nata in Kenya e cresciuta artisticamente in Uganda, ha sviluppato un flow capace di attraversare lingue, ritmi e tradizioni senza perdere un grammo della propria intensità. Al suo fianco Debmaster noto per i suoi paesaggi sonori abrasivi, pieni di bassi distorti, poliritmie e improvvise accelerazioni.
Un live che sfugge alle definizioni di rap, elettronica e musica sperimentale. È una collisione continua tra mondi diversi, ed è proprio questo a renderlo uno dei progetti più influenti dell’attuale panorama underground.

De Schuurman: il bubbling come linguaggio globale
Per molti il bubbling resta una curiosità della cultura olandese. In realtà è uno dei linguaggi che meglio raccontano gli incroci culturali tra Europa e Caraibi. De Schuurman è tra gli artisti che più hanno contribuito alla sua riscoperta contemporanea. Nei suoi set convivono dancehall, dembow, ritmi caraibici e frammenti elettronici che cambiano direzione di continuo, mantenendo però una coerenza sorprendente.
Il suo lavoro dimostra come certe culture musicali abbiano ancora moltissimo da dire nel presente. Non è un caso che negli ultimi anni il bubbling sia tornato a influenzare producer e DJ ben oltre i Paesi Bassi.
mad miran: la bellezza dell’ imprevedibilità
mad miran è meravigliosamente imprevedibile: i suoi set sfuggono alle logiche delle playlist costruite a tavolino. Techno, electro, breakbeat, jungle, house e hardcore convivono nello stesso racconto con naturalezza, senza mai trasformarsi in esercizio di stile.
Ogni transizione sembra aprire una direzione diversa e il dancefloor è desideroso di seguirla, senza punti di riferimento rassicuranti. È il tipo di selezione che ricorda come il DJing possa ancora essere un gesto creativo e non soltanto una sequenza di brani.
La chiusura di Electropark affidata a lei è pronta a lasciare il pubblico con la sensazione che il club possa essere ancora uno spazio di scoperta.
