Electropark torna a Genova dal 5 giugno al 5 luglio con un’edizione che amplia il dialogo tra musica elettronica, arti performative e ricerca culturale.
Electropark sceglie un tema specifico per il 2026. “Outer Space”, infatti, attraversa l’intero programma e propone lo spazio come luogo di relazione tra comunità, linguaggi artistici e immaginari provenienti da contesti differenti.
Tra le ultime novità annunciate ci sono gli arrivi in Italia di tre artisti molto attesi della scena elettronica internazionale: QUE DJ, Azzi On The Beat e De Schuurman.
QUE DJ è uno dei nomi che hanno contribuito alla diffusione globale del gqom, il genere nato nelle township di Durban che negli ultimi anni ha influenzato profondamente la musica elettronica internazionale. Il suo set, in programma il 3 luglio al Menodue Club, rappresenta una delle novità più significative del cartellone.
Nella stessa serata debutta in Italia anche Azzi On The Beat, artista multidisciplinare originario di Lagos. Musicista, producer e performer, porta sul palco una ricerca che unisce street beat nigeriano, soul, ritmi tradizionali africani e club culture contemporanea, offrendo uno sguardo su una delle scene creative più dinamiche dell’Africa occidentale.
Il giorno successivo ci sarà ultimo dei tre nomi annunciati ossia De Schuurman, dj olandese che nei suoi dj set approfondisce il bubbling, genere nato dall’incontro tra culture caraibiche e olandesi e oggi al centro di una nuova stagione di interesse internazionale. La sua presenza rafforza il legame che Electropark continua a coltivare con i Paesi Bassi.
I tre artisti si inseriscono in una line-up che guarda alle connessioni tra musica, performance e ricerca.
Tra i nomi di maggiore rilievo che abbiamo già approfondito ricordiamo Moor Mother, poeta, musicista e attivista tra le figure più influenti della sperimentazione contemporanea, attesa a Genova con “Shinkolobwe“, lavoro che intreccia spoken word, elettronica e memoria storica.
Ed ancora Cherish Menzo, tra le coreografe più apprezzate della scena europea, che con “Darkmatter” affronta il tema della rappresentazione del corpo Black attraverso danza e linguaggio performativo.

L’ universo Nyege Nyege è rappresentato da MC Yallah & Debmaster e da HHY & The Kampala Unit, progetti che hanno contribuito a ridefinire i confini tra elettronica, ritmi africani e sperimentazione sonora. E come nom citare mad miran, protagonista dell’underground olandese, la selector palestinese Makimakkuk, il collettivo multidisciplinare Corps Citoyen, il poeta e performer Dean Bowen, l’artista cubano Henry Rodríguez, il performer cipriota Elias Klark e Omì, impegnata in una riflessione sulla memoria afro-diasporica.
Accanto ai concerti e ai dj set, Electropark dedica ampio spazio alle attività di approfondimento e formazione.
Il festival si apre il 5 giugno con Electropark Dialogues, masterclass gratuita ospitata al Teatrino di Palazzo Ducale. L’incontro affronta il tema delle pratiche decoloniali nelle arti performative e nella cultura elettronica contemporanea e coinvolge professionisti provenienti da ambiti diversi, tra cui la direttrice culturale palestinese Sally Abu Bakr, il poeta Dean Bowen, la direttrice dell’Amsterdam Fringe Festival Farnoosh Faria e Princess Isatu Hassan Bangura del Teatro Nazionale di Genova.
Il programma prosegue con “Dal margine alla soglia“, workshop-performativo guidato da Federica Loredan che esplora le relazioni tra movimento, ritmo e corpo, e con “Boys Won’t Be Boys“, laboratorio gratuito dedicato ai temi della mascolinità e delle pratiche collettive, condotto da Frans Blokhuis e Vincenzo Turiano.

Il 6 giugno prende forma un altro progetto chiamato Electropark Walkscapes, una camminata urbana che invita il pubblico a osservare Genova attraverso le tracce lasciate dal colonialismo, dal commercio marittimo e dalle trasformazioni storiche della città. Il percorso culmina con la performance “Il peso non mi sarà grave” di Justin Randolph Thompson ed Ernes Amores Guerra.
Tra le produzioni speciali trova spazio anche Crossbeats, progetto internazionale sviluppato tra Italia, Mozambico e Paesi Bassi.
Il lavoro nasce dall’incontro tra musicisti, danzatori e storyteller provenienti da contesti culturali differenti e arriva a Electropark dopo un percorso di residenza artistica condivisa. Al centro della performance c’è la Timbila, tradizione musicale e coreutica mozambicana riconosciuta come patrimonio culturale.
Le arti performative occupano una parte importante della programmazione con lavori che affrontano temi legati all’identità, alla memoria e alle trasformazioni sociali, confermando la vocazione del festival a costruire dialoghi tra discipline e prospettive diverse.
In un momento in cui molti festival concentrano l’attenzione sulla velocità del consumo culturale, Electropark sceglie il tempo dell’ascolto, dell’incontro e della scoperta. “Outer Space” prende forma tra un teatro, una piazza, un museo e un club; tra una conversazione, una camminata urbana e un dancefloor. Esperienze non isolate ma disegnate come una costellazione che invita il pubblico a muoversi liberamente tra musica, pensiero e immaginazione, seguendo traiettorie ogni volta diverse.