Eric Cloutier è un artista imprevedibile. Proprio per questo motivo, quando ho premuto il tasto “play” ed ho cominciato ad ascoltare il suo primo vero EP, in uscita su Wolfskuil Limited il prossimo 18 maggio, l’ho fatto senza avere alcun tipo di idea su quel che il mio udito avrebbe percepito.

Il lavoro si apre con “Raxeira“, traccia che dà il nome all’intero EP. L’attenzione viene catturata fin dalla prima battuta. Le percussioni, costanti e decise, sono il punto di partenza dal quale poi si articola il resto della struttura. Ogni elemento viene presentato nell’istante perfetto, le brevi pause e ripartenze sono i segni di interpunzione sapientemente posizionati. Il risultato è un periodo complesso la cui lettura risulta però scorrevole ed estremamente piacevole. I suoni sono in perfetta armonia gli uni con gli altri, seguono il loro percorso fluidamente, canali che alimentano il letto del fiume principale fino a confondersi e diventare un tutt’uno, sorgenti diverse collegate ad un’unica foce.

Coerentemente con quanto Eric Cloutier stesso dichiara, “I like to focus on hypnotising people into a deep groove and just locking them in“, Raxeira è l’esca appetitosa alla quale non si può resistere, è il canto della sirena che ammalia il viaggiatore e lo conduce tra le sue braccia. Ignaro del pericolo, non opporrà alcun tipo di resistenza fino a quando la creatura non rivelerà la sua vera essenza.

Palimpsest” -track2- è la colonna sonora di una battaglia dall’esito scontato. Dalla sua barca egli viene trascinato nelle tiepide acque calme, giù nelle profondità degli abissi. Un basso sicuro e cadenzato arricchito da un vortice di suoni continuo e inesorabile che disorienta e non lascia scampo.

Inerme, vittima dell’incanto come l’imprudente marinaio. Gli occhi sono chiusi e il corpo, ormai fuori controllo, è impegnato in una danza che non sembra avere fine. La seconda traccia si chiude ed io rimango incredula. In questo momento tutto è chiaro e nitido: una manciata di minuti sono bastati all’artista per esprimere tutta la sua bravura e rappresentare alla perfezione il suo sound profondo e ipnotico.

Fossi stata nei panni di Ulisse, avrei tagliato io stessa le funi che mi tenevano legata all’albero maestro e mi sarei tuffata in mare cambiando il finale alla storia. L’eroe del poema omerico sarebbe così caduto senza gloria abbandonandosi all’irresistibile richiamo della musica.

Mentre mi perdo nelle similitudini e nei miei pensieri da radical chic con un briciolo di cultura classica, ecco arrivare puntuale il remix finale di Donato Dozzy. La sua interpretazione di “Raxeira” sferra il colpo di grazia e infierisce sulla mia già schiacciante sconfitta. L’atmosfera si fa più scura, propone una versione dell’opening track ancor più intensa e coinvolgente. Il climax giunge finalmente al suo apice e lì si blocca. Alzo il volume e mi alzo dalla sedia, mi gusto gli ultimi minuti di fuoco prima di abbandonare la vetta e ricominciare a scendere. Andamento campanulare. Poi, come se nulla fosse accaduto, il solo suono del silenzio.

Marta Fantini