sixty four + = seventy four

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NEWS di Roberto Acquafredda

La bravura di un DJ, certo, è questione di arte. Ma anche di tecnica. Tecnica intesa come know how, si, ma anche come strumentazione tecnologica. La tecnica, però, è complessa. I migliori piatti, la più lineare delle puntine o il più performante dei CDJ sono solo una parte della storia. Altro tassello fondamentale è l’impianto audio, come sa chiunque abbia frequentato un club.

 

Un buon impianto dovrebbe fornire una resa acustica limpida e una spazialità accentuata ma anche essere incisivo e potente (entro i limiti di legge, ovviamente). Anche se si tratta di caratteristiche misurabili dagli ingegneri, purtroppo tali misurazioni lasciano il tempo che trovano: ogni impianto ‘suona’ diversamente in un club o in altro. Questo perché anche l’ambiente influisce sul suono in uscita dal sistema di amplificazione, ‘colorando’ il suono con le proprie caratteristiche acustiche. Ecco perché, in definitiva, il risultato finale dipende dall’interazione impianto/ambiente. Ed ecco perché, quando si parla di impianti specifici non ci si può limitare a dire ‘l’impianto X’ ma ‘l’impianto X al locale Y’.

Al di là di queste considerazioni, negli ultimi 15 anni un brand è riuscito ad imporsi come standard di alta qualità nel mondo degli impianti audio: Funktion-One.

Le caratteristiche tipiche dei suoi modelli sono ormai famose in tutto il mondo: l’uso di coni di carta al posto dei diffusori metallici a tromba, nessuna equalizzazione esterna e un approccio olistico al design del sistema che integra fra loro altoparlanti, elettroniche e parti meccaniche pilotabili in maniera centralizzata.

L’uomo dietro questo grande successo è Tony Andrews, cofondatore dell’azienda. La sua storia come progettista e costruttore di sistemi di amplificazione inizia verso la fine degli anni ’60. Fin da subito, si pone un fine ben preciso: creare un loop tra quello che le band provano sul palco e quello che il pubblico prova sugli spalti.

All’epoca si stava sviluppando prepotentemente il mercato del noleggio degli impianti audio, alimentato dalla crescente richiesta di concerti rock. Grazie ai grandi raduni, si iniziò a pensare alla diffusione sonora come ad un ‘sistema’ composto di più amplificatori e diffusori da interfacciare in modo coerente come uno solo (caratteristica che diventerà un grande punto di forza dei progetti di Tony Andrews).

Nel 1977 Tony e i suoi soci Tim Isaacs e John Newsham trasformarono la propria compagnia di noleggio in una società di costruzione di impianti audio, la Turbosound (così chiamata per via dei loro primi modelli, la cui forma ricordava quella di un motore d’aereo) consci della necessità di raggiungere più ampie e promettenti fette di mercato.

Il primo prodotto di successo della nuova società fu il TMS3, un box all-in-one di grandissima versatilità e precisione. Si tratta di un sistema leggendario che accompagnò la nascita della cultura rave nel Regno Unito grazie al suo massiccio utilizzo nei party della M25.

Ma il business, si sa, è una bestia divoratrice di passione sempre affamata. Turbosound fu acquisita da AKG, a sua volta rilevata dalla Harman e Tony perse il controllo della sua creatura. È qui che il nostro decide di rompere i ponti col passato per creare qualcosa di nuovo.

Nasce così nel 1992 la Funktion-One. L’approccio della nuova compagnia era lo stesso che aveva animato la Turbosound. Partendo dall’ultimo impianto progettato (il TFS-780), Tony ricreò le caratteristiche tecniche peculiari dei precedenti prodotti: sistemi ultra-efficienti privi di distorsione, di rumore di fondo e senza la necessità di processing esterno (ad esempio sotto forma di equalizzazione).

Nel frattempo, si stava sempre più diffondendo l’uso dei line array e alla Funktion-One iniziarono a studiare nuovi modi per controllare la dispersione della potenza sonora, tallone d’Achille di questi primi sistemi. È da qui che nascono i coni che hanno reso i diffusori Funktion-One leggendari.

I sistemi di Tony Andrews sono riconoscibilissimi non soltanto per la loro forma esteriore ma soprattutto per il loro incredibile suono. Un elemento fondamentale di questo risultato è anche dovuto al fatto che i tecnici della Funktion-One si incaricano direttamente dell’installazione dell’impianto, assicurando una perfetta integrazione del sistema e dell’ambiente. La compagnia non si limita, infatti, alla pura vendita ma sviluppa progetti adatti alla location finale sia per quel che concerne le caratteristiche tecniche dell’impianto da installare, sia per ciò che riguarda il trattamento acustico della sala.

Recentemente, la Funktion-One ha iniziando a produrre anche mixer e altri strumenti per DJ perché, a loro dire, nessuno dei prodotti in commercio è in grado di interfacciarsi ai livelli dei propri impianti. Certo, l’ideale sarebbe controllare tutta la catena a partire già dal taglio del vinile per passare alla produzione di un proprio formato audio digitale ma si tratta di una eventualità difficilmente realizzabile.

È molto complicato il mondo della tecnologia audio. Alla fine, la qualità dipende da una tecnica molto raffinata.

Ma per fortuna l’arte è ancora tutta nelle mani dei DJ.

Roberto Acquafredda