ninety six − eighty six =

Yours is a fresh but uncompromising kind of techno. It’s groundbreaking, condensing the lessons from the past but looking into the future. What were your “idols” ad the beginning of your career and what influences you nowadays?

At the very beginning, around 11 / 12 years old I listened a lot to these mix CDs my father was buying me monthly with a magazine called Trend, which was a about nightlife, clubbing and music.

You’d find mixes by Claudio Coccoluto, Ralf, David Morales, Little Louie Vega and the likes.

Then I personally shifted to a darker sound and moved to Berlin which opened me a whole new phase; I met a girl who gave me tons of music by Plastikman, Alva Noto, Squarepusher, Aphex Twin and many others.

I started digging in shops too and discovered Skull Disco, Hessle Audio, Hemlock etc. That was around 2009 / 2010 when these labels were exploding and were totally fresh to me and the scene.

In the last years I must say I’m mainly inspired and obsessed by doing music rather than listening to it, experimenting with my own stuff, recordings and slices of my own tracks.

Making your last LP (Blurse, out September 25th on Stroboscopic Artefacts), what did you get inspiration from?

Life in general. I did it entirely in a new flat where I’m living on my own and where moved my studio to.

So I think this new lifestyle, environment and also travelling for Djing definitely had an impact on how I wrote the album.

You’re so young but you have almost a decade long career. Do you think that your mindset, in the studio and during your dj-sets, has changed throughout the years?

For sure. I’m definitely more aware of what I’m doing and now I’m also aware that people listen to my music too, cause when I began producing I spent years doing it for myself only. So that changes one’s mindset I think.

You made your third long playing, released music on labels like Stroboscopic and Non Series, are founder of two labels and you play everywhere in Europe. What does an eclectic person like you aim for the future?

Tough question cause all that happening now is not planned at all, I just found myself naturally into this music thing. So I can’t tell what my future looks like now but I definitely feel like I want to play live more, possibly working on a more immersive live show for next year as well as producing new music.

Despite you having an international audience by now, you keep supporting and collaborating with the representatives of the Trevisan, and generally Italian, music scene. What do you think should change in the Italian electronic music scene to reach levels of expansion comparable to the German and the English ones?

I believe we have a great potential in Italy, music-wise.

We have people like Mudwise, Von Tesla, Evn, Furtherset, Caterina Barbieri, Lorenzo Senni, Vaghe Stelle, Domenico Crisci and many many more and we all work and operate here.

I just think we need more spaces, environments and events where we can experience electronic music but I also think we should start appreciating more what is close to us rather than just blindly believing that what is happening in London or Berlin is cooler just because it’s happening there.

You moved to Berlin to start your artistic career. What advice would you give now to a young dj/producer that wants to make room into the contemporary electronic scenery?

To go outside, travel, make experience, see things, make connections  and have fun but also to come back and change things locally, if you can. And then repeat the process. It worked for me so far.

But as I said on my previous answer, Italy has a huge potential and we should shed more light on it.

Last time I had the pleasure to listen a dj-set of yours you were playing vinyl records. Recently you started making live-set. What do you prefer to get the best from a performance and from the crowd?

I played live once so far, and I’m doing more live shows this October. I must say I really really enjoyed playing live, probably cause I’m more into my own music than anything else at the moment, so being forced to expose myself with my own work is a totally different approach, I’m forced to be open and show my thing but you also get a bigger feedback when you’re open, you learn more.

That happens with Djing too, but it’s a bit harder for me to get into that state with a Djing.
But if your question was more about tools and gear, vinyl or digital etc… I don’t really care. I care about music, fun and deliver an experience people will relate to and have a good memory about.

Interview & translation by

Mirno Cocozza

Nel corso della sua giovane ma brillante carriera, Chevel, per gli amici Dario Tronchin, ha acquisito una padronanza di diversi elementi compositivi: lenti fades melodici, ritmi e controtempi taglienti, e semplicemente indossando le proprie cuffie questi elementi riescono a sprigionare una totale energia.

Volete conoscerlo meglio? Leggiamo allora il colloquio sull’asse Parkett/Chevel.

La tua è una techno fresca ma intransigente, innovativa ma che ha condensato bene le lezioni del passato con una mente rivolta al futuro. Quali sono stati i tuoi “idoli” all’inizio della tua carriera e da cosa ti senti influenzato attualmente?

All’inizio, verso gli 11, 12 anni ascoltavo questi cd mix che mio padre mi comprava mensilmente con un magazine che si chiamava Trend, che trattava di vita notturna, clubbing e musica.

Ci potevi trovare mix di Claudio Coccoluto, Ralf, David Morales, Little Louie Vega e simili.

Poi iniziai a spostarmi verso suoni più oscuri e mi trasferii a Berlino che ha aperto per me una fase totalmente nuova; incontrai una ragazza che mi passò un sacco di musica di Plastikman, Alva Noto, Squarepusher, Aphex Twin e molti altri. Iniziai a cercare dischi nei negozi e scovai Skull Disco, Hessle Audio, Hemlock eccetera. Era più o meno intorno al 2009/2010, quando queste etichette stavano esplodendo ed erano totalmente nuove per me e per la scena.

Negli ultimi anni devo dire che sono maggiormente preso dal fare musica piuttosto che ascoltarla, sperimentando con la mia roba, registrazioni e frammenti delle mie stesse tracce.

Da cosa hai tratto ispirazione per questo tuo ultimo LP (Blurse, in uscita il 25 Settembre su Stroboscopic Artefacts)?

La vita in generale. L’ho realizzato interamente in un nuovo appartamento dove vivo da solo e dove ho anche trasferito il mio studio. Quindi penso che questo nuovo stile di vita, l’ambiente ed anche il viaggiare tra i dj set hanno avuto definitivamente un impatto su come ho scritto l’album.

Sei giovanissimo ma hai quasi una decade alle spalle di carriera. Pensi che il tuo “mindset”, in studio e durante i dj-set, sia cambiato nel corso degli anni?

Sicuramente. Sono definitivamente più consapevole di cosa sto facendo ed ora sono anche consapevole del fatto che le persone ascoltano la mia musica, perché quando iniziai a produrre, nei primi anni, lo facevo solo per me stesso. Penso che questo cambi il mindset di una persona.

Sei al tuo terzo LP, sei uscito su etichette come Stroboscopic e Non Series, sei fondatore di due label e suoni in quasi tutta Europa. Quali sono i prossimi obiettivi di una persona eclettica come te?

E’ una domanda difficile perché tutto ciò che sta accadendo adesso non è in alcun modo pianificato, mi sono trovato in questa faccenda musicale in maniera molto naturale. Quindi non saprei dire adesso cosa mi aspetta nel futuro ma sento che voglio sicuramente suonare live più spesso, possibilmente lavorando ad un live show più immersivo per il prossimo anno così come produrre nuova musica.

Nonostante la tua fama ormai internazionale, continui a supportare e collaborare con i rappresentanti della scena trevisana ed italiana in generale. Cosa pensi debba cambiare per dare alla scena elettronica italiana la spinta necessaria per poter raggiungere livelli di espansione come quello tedesco ed inglese?

Penso che abbiamo un grande potenziale in Italia, musicalmente. Abbiamo persone come Mudwise, Von Tesla, Evn, Furtherset, Caterina Barbieri, Lorenzo Senni, Vaghe Stelle, Domenico Crisci e molti altri e tutti noi lavoriamo ed operiamo qui.

Penso solamente che abbiamo bisogno di più spazi, ambienti ed eventi dove si può fare esperienza della musica elettronica ma penso anche che dovremmo iniziare ad apprezzare di più cosa ci è vicino piuttosto che credere ciecamente che tutto ciò che sta succedendo a Londra o a Berlino sia più figo solo perché avviene lì.

Ti sei trasferito a Berlino per intraprendere la tua carriera artistica. Cosa consiglieresti, attualmente, ad un giovane dj/produttore che vuole far sentire fin da subito la propria voce nel panorama elettronico contemporaneo?

Di andare fuori, viaggiare, fare esperienze, vedere cose, fare conoscenze e divertirsi ma anche tornare e cambiare le cose localmente, se si può. E poi ripetere il processo. Finora ha funzionato con me.

Ma, come ho detto nella mia risposta precedente, l’Italia ha un potenziale enorme e dovremmo fare più luce su di esso.

L’ultima volta che ho avuto il piacere di ascoltare un tuo set suonavi con dischi di vinile. Recentemente hai iniziato a proporre live-set. Cosa preferisci adoperare per ottenere il meglio da una performance e dal tuo pubblico?

Ho suonato live una volta finora e farò più live shows in Ottobre. Devo dire che mi è piaciuto molto suonare live, probabilmente preferisco concentrarmi sulla mia musica rispetto al resto; di conseguenza, essendo forzatamente esposti con il proprio lavoro, ci si approccia in maniera totalmente differente: sono obbligato ad essere aperto e a mostrare il mio lavoro, ma ottieni un feedback maggiore quando sei più aperto, apprendi di più.

Questo accade anche nel Djing, ma è un po’ più difficile per me raggiungere quello stato durante un set.

Ma se la tua domanda riguarda più gli strumenti e l’equipaggiamento, vinile o digitale eccetera, in realtà non mi importa. Mi importa della musica, del divertimento e di diffondere un’esperienza in cui le persone si possono immedesimare e di cui possono avere un bel ricordo.

Interview & translation by

Mirno Cocozza