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Emmanuele Nicosia e Martino Bartola sono gli Hunter/Game, il duo di Milano che nella loro carriera di produttori e dj hanno raccolto un seguito impressionante in tutto il mondo elettronico.

Pubblicati su etichette che sono vere e proprie leggende, come Hot Creations di Jamie Jones, Diynamic Music di Solomun, Last Night On Earth di Sasha, Innervisions di Dixon e Ame e Get Physical di M.A.N.D.Y, Booka Shade e DJ.T. Questo invidiabile palmares rende solo l’idea della qualità musicale di questi giovani grandi talentuosi. Siamo orgogliosi di avere qui con noi in un’intervista gli Hunter/Game, in attesa di assister al loro show nel party Oasi di domenica a Vicenza.

La prima domanda è abbastanza di routine, ovvero come vi siete conosciuti e come il progetto Hunter/Game (perché questo nome?) ha preso forma e vita.

Ci siamo conosciuti nell’inverno del 2007. Emmanuele organizzava eventi e feste in location e loft underground prima che nascesse la nostra label Just This, invitando artisti come Chaim, Minilogue, Oliver Huntermann, Trentemoller.

Martino era un musicista e al tempo iniziò a suonare come resident dj a questi party. Dopo alcuni anni di amicizia e collaborazioni lavorative, nel 2010 provammo a lavorare in studio su qualche traccia: da subito ci rendemmo conto che lavoravamo bene insieme e allora decidemmo di collaborare di più.
La nostra visione si è sempre rifatta ad un immaginario alpino e silvestre; volevamo creare un ossimoro capace di racchiudere questa idea e nacque così il nome Hunter/Game (ispirandoci anche una traccia dei Massive Attack, ‘The Hunter Gets Captured By The Game’).

La vostra musica è difficile da imbrigliare in un genere specifico, di certo ha delle sfumature che ruotano attorno alla deep e alla techno più melodica che però sono anche molto dark. Un tipo di musica che si evolve nella ricercatezza del suono perfetto. Come vi comportate per raggiungere tale sonorità? Come impostate il vostro lavoro? Quali sono le vostre attrezzature preferite?

Negli ultimi anni ci siamo avvicinati molto agli strumenti analogici e possiamo dire che grazie a questi siamo riusciti a esprimere al meglio il sound che volevamo proporre.

La strumentazione analogica ci ha consentito di lavorare con un approccio diverso: lasciando perdere il fatto che il suono di questi strumenti è più corposo rispetto ai nuovi virtual instruments spesso ci capita di registrare dei suoni che processati con vari effetti (delay, riverberi) diventano unici, frutto di sperimentazione e di ispirazione di quell’istante. Nel nostro studio lavoriamo con molte macchine ed effetti; di questi ultimi il nostro preferito è sicuramente il Korg Stage Echo (prodotto alla fine degli anni ’70) che grazie al suo nastro, processa e sporca molto i nostri synth rendendoli unici.

Estimatori dell’analogico quali voi siete, avete percorso la strada verso il successo, ma quando siete partiti non avevate di certo le odierne possibilità economiche per accedere a tutta la strumentazione che oggi necessita la vostra musica. Come era il principio? Ci sono stati momenti duri?

Noi crediamo che ogni artista abbia qualche cosa da raccontare al di la delle strumentazioni che al momento possiede. Di certo, come abbiamo detto, gli strumenti analogici hanno consentito un salto di qualità nelle nostre prouzioni; il lavoro piu complesso è stato sicuramente la creazione di un sound personale e crediamo che la ricerca di esso nasca dall’ispirazione, dalle sensazioni, dal proprio approccio alla musica piuttosto che dai soldi che investi sullo studio.

Per capire cosa raccontare e come proporlo al pubblico bisogna unire la propria creatività all’impegno costante, che molto spesso, i nuovi artisti non hanno.

Tra le vostre produzioni ce n’è qualcuna che secondo voi vi ha cambiato la vita? Quella della svolta. Anche dal punto di vista sonoro, quale di queste è frutto di una più ricercata e significativa vena di creatività, quella perfetta?

Ogni nostra traccia ha rappresentato un gradino, un’evoluzione nella nostra carriera musicale. Possiamo affermare che Lands Ep è stato un lavoro molto importante per noi perchè ha rappresentato il cambiamento che è avvenuto nel nostro studio, passando alla creazione di produzioni più analogiche.

Speicher 83 con Hexagon e Bermuda ha aperto le porte a Kompakt Records dove ora abbiamo appena realizzato il nostro primo LP, Adaptation. Siamo molto fieri di uscire in una etichetta così rispettata; fin da quando ci siamo conosciuti nel 2006, Kompakt è sempre stata una delle nostre label di riferimento, con artisti come Gus Gus, Guy Boratto e Michael Meyer.

Parlando invece di qualcosa di più tangibile, quando e dove potremmo sentirvi? Quali sono i vostri progetti futuri? Cosa bolle nel calderone Hunter/Game?

Abbiamo un lungo tour per l’uscita dell’album. Per il nostro live audio/visual ci seguirà l’artista italiana Veronika Maz che si occuperà di tutta la parte visual e luci. Stiamo lavorando anche a vari remix che usciranno sul finire del 2016. Uno fra tutti ai Booka Shade, per il decimo anniversario del loro album Movement. Possiamo dire che siamo contenti dei passi fatti fino ad ora, vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Intervista e Traduzione Mirno Cocozza

ENGLISH VERSION

Emmanuele Nicosia and Martino the Hunter/Game, the duo from Milan that reached a wide range of followers in the electronic music scene throughout their career as producers and djs.

They released music on legendary labels such as Jamie Jones’ Hot Creation, Solomun’s Diynamic, Sasha’s Last Night On Earth, Dixon and Ame’s Innervisions, and Get Physical. This enviable palmares gives only an idea of these young artists’ musical quality. We are proud to interview them.

The first question is quite a routine: how did you met and how this project (Hunter/Game, why this name?) was brought to life?

We met in winter 2007. Emmanuele was organizing events and parties in locations and underground lofts before our label Just This was born, reaching artists such as Chaim, Minilogue, Oliver Huntermann, Trentemoller.

Martino was a musician and at the time he began playing as a resident dj in these venues. After some years of friendship and collaborations, in 2010 we tried to work in studio on some tracks: we realized from the start that we could work together and we decided to do more. Our vision is always influenced by this alpine and sylvan landscape; we wanted to create an oxymoron capable of contain this idea and so the name Hunter/Game was born ( was also inspired by a Massive Attack track, ‘The Hunter Gets Captured By The Game’).

Your music is not easy to be contained on a specific genre, of course it has some features close to deep and melodic techno but also very dark. A type of music that evolves around the refinement of the perfect sound. How do you manage to reach this sound? How do you set up your workflow? Your favourite studio hardware?

In the last few years we approached analog instruments and we can say that made us convey the sound we wanted to show. Analog instrumentation made us able to work with a different approach: Apart from the fact that the sound of these instruments is richer than the new virtual instruments, we often record sounds with effects (delay, reverb) that become unique, from the experimentation and inspiration of the moment. In our studio we work with many synths and effects. Our favourite one is the Korg Stage Echo (produced at the end of the 70s) that with its tape processes and makes our synths dirtier and unique.

Analogue fans such as yourselves, you made a successful career, but when you started you, of course, did not have the economic possibilities to have the instrumentation that now you have access you. How was it in the beginning? Have you ever had hard times?

We believe every artist had something to tell apart from the instrumentation and what he owns at the moment. Of course, as we said, analog synths had surely upgraded our productions. The most complex part was to create our own sound and we think it starts from inspirations, sensations, our personal approach to music instead of the money you spend for the studio. You need creativity and ongoing commitment, something that new artists often ignore, to learn what to tell to the audience and how.

Among your productions is there any that you think changed your life? The “big step” one. Even sonically, which is the perfect one, born from the utmost creativity and significance?

Every track was a step, an evolution in our musical career. We can say that Lands EP was a really important product for us because changed what happens in our studio, going to heavy analogic productions. Speicher 83 with Hexagon and Bermuda opened us the gates to Kompakt Records where we just realized our first LP, Adaptation. We are proud to be released in such a respected label; ever since we met in 2006, Kompakt was one of our landmark labels, with artists such as Gus Gus, Guy Boratto and Michael Meyer.

Moving to something more realistic, when we can hear you play? Your future projects? What’s next for Hunter/Game?

We had a long tour for the album release. For our audio/visual live we will be alongside the artist Veronika Max, taking care of visuals and lights. We are working also on remixes for the end of 2016. We will remix Booka Shade, for the tenth anniversary of their label Movement. We can say we are happy of the steps we made, now we’ll see what the future brings.

Interview and Traslation Mirno Cocozza