Un’intervista all’artista-scienziato Max Cooper, personalità di grande cultura e visione che ha abbandonato la ricerca per focalizzarsi completamente sull’arte visuale e musicale, ma senza abbandonare il mondo naturale e l’immaginario scientifico che porterà sempre dentro.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Max Cooper, un artista molto complesso, produttore di brani dal suono estremamente pulito ed elegante, sempre in connubio con intriganti video che sono più di ogni altra cosa il ponte tra la sua arte e il suo forte background scientifico, dato che fino a qualche anno fa è stato ricercatore nell’ambito della biologia computazionale.

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Un’intervista dove Max Cooper fa emergere lo stretto legame tra arte e scienza, tra il sapere e l’intuizione, tra l’emisfero cerebrale destro e il sinistro. Dal suo modo di raccontare il suo imminente album “Emergence” abbiamo potuto cogliere quanto sia ricca e necessaria un’espressione che coinvolga più sensi contemporaneamente, per avvicinarsi di più a concezioni complesse e visualizzazioni oltre l’ordinario.

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Con i lavoro audio-visivi di Max Cooper siamo di fronte alla sfida di andare oltre la confort-zone dei sensi e sfidare i loro limiti per accedere a ciò che c’è dietro all’immediatamente visibile. Intanto, se volete assistere ad una sua performance, potrete gustarvelo sabato 8 ottobre al Volt di Milano (evento ufficiale qui).

Il prossimo album di Max Cooper sarà il secondo LP dopo quello di debutto (si può pre ordinare a questo link). Questo secondo lavoro è intitolato “Emergence” (da non tradurre con “emergenza”, che si confonderebbe con il termine “emergency”, ma più come “emersione” o “comportamento emergente“, ndr) e si propone come un lavoro molto scientifico, che parla della natura. Max Cooper stesso lo descrive così:

“Leggi semplici possono originare risultati inaspettati. Ogni piccola termite non è di per sé molto intelligente ma, tra di loro, possono arrivare a costruire architetture altamente complesse. Ho voluto applicare questa idea all’emersione di ogni cosa intorno a noi. La nostra complessità e quella di ciò che ci circonda può essere scomposta in parti più piccole che vanno a costituire il tutto.”

Il concetto delle proprietà emergenti descrive come alcune proprietà della materia o di certi fenomeni nascano quando i suoi elementi costitutivi si combinano (es.: la tensione superficiale che si ha nell’acqua, ma non singolarmente negli atomi che poi vanno a costituire l’acqua) e non esistevano prima di questa combinazione. Anche la musica, per eccellenza, è un linguaggio che trova il suo senso proprio sulle proprietà emergenti (le caratteristiche emozionali) che vengono fuori dalla stratificazione e dall’accostamento di note e pause.

Dando un’occhiata alla discografia di Max Cooper vediamo che in pochi anni hai rilasciato una quantità di produzioni e remix. Eri così prolifico e produttivo anche durante gli anni accademici? Come facevi a trovare il tempo di comporre musica durante un dottorato? Se non andiamo errati il biennio 2007-2008 dovrebbe essere stato piuttosto intenso per entrambe le attività. Pensando alle numerose ore quotidiane che richiedono entrambe le discipline, sono davvero così inconciliabili le due carriere?

Sono un gran lavoratore, ma è anche vero che è stato impossibile fare ricerca e musica per bene allo stesso tempo. Sono entrambe cose che portano via molto tempo. Questo è il motivo per cui ho poi rinunciato alla ricerca scientifica, perchè non avevo voglia di rinunciare alla musica.

Ho comunque portato a termine prima i miei progetti scientifici, la transizione è avvenuta solo nel momento in cui c’è stata un’interruzione nel lavoro scientifico, quando i fondi per il mio post-dottorato sono esauriti. Lì ho deciso che potevo anche provare a dedicarmi unicamente alla musica per un po’, per vedere come sarebbe potuta andare. E avere la possibilità di metterci quel tempo in più ha fatto la differenza.

Come vivi attualmente, ora che hai abbracciato il percorso artistico, la relazione tra scienza e arte? Il tuo parlare della natura attraverso la musica si esprime con estro, improvvisazione e libere associazioni mentali o infondi direttamente una componente scientifica nel metodo o in qualche altra parte del lavoro di composizione?

Fondamentalmente, le idee scientifiche alle quali sono interessato vengono utilizzate per la parte visuale del lavoro, per la quale vedo di trovare matematici o artisti visivi perchè creino video per le mie esibizioni e per la mia musica. La musica stessa è la parte meno importante dopo le idee e la rappresentazione visiva, sebbene sia la cosa per la quale sono più conosciuto.

Non utilizzo niente di scientifico per fare musica, è solo una grande parte dei miei interessi che si ripercuote anche sulle mie preferenze estetiche, che a loro volta influiscono sui miei gusti musicali. La scienza è solo uno strumento creativo molto utile per generare idee musicalmente e visualmente. E la natura che detiene le forme più belle è quindi un ricco spazio da esplorare.

Parlando del tuo ultimo e imminente album “Emergence”, che già dal titolo dà un’ulteriore conferma del legame scienza-musica che pervade il tuo lavoro, abbiamo appreso che è un lavoro che parla della natura e ha una forte impostazione scientifica, e soprattutto è stato progettato per accompagnare alcuni filmati che saranno rilasciati come supplemento all’album.

Se non andiamo errato ti saresti servito anche della collaborazione del matematico Dugan Hammock. Ci interessava innanzitutto sapere qualcosa di più, se hai voglia di raccontarci, sul ruolo di un matematico in un progetto artistico audio-visivo come il tuo e su cosa vi siete confrontati.

Sì, ci sono un paio di collaborazioni con matematici nel progetto intitolato “Emergence”, e anche una collaborazione con dei genetisti. Tutti loro hanno utilizzato dati reali per gli effetti visivi, con la musica appaiata alla componente visiva proprio come nel processo di creare un film. Il lavoro con Dugan è iniziato con il mio desiderio di visualizzare i fondamentali della natura come parte della narrazione riguardante “Emergence”. Nella prima parte dello spettacolo, diciamo prima che esista l’universo fisico, siamo di fronte alla struttura dei princìpi e delle leggi naturali, dalle quali seguirebbe ogni cosa.

Uno dei principi che ho voluto tradurre in video era quello delle dimensioni spaziali, in particolare della ‘iperdimensionalità‘, cioè dove sussistono più dimensioni rispetto alle tre alle quali siamo abituati a pensare. Nel mondo della matematica, strutture con un un numero superiore di dimensioni sono perfettamente concepibili. Ma siccome risultano molto contro-intuitive da visualizzare per il nostro mondo fondato sulla tridimensionalità, le forme iperdimensionali vengono rappresentate attraverso la rotazione, ottenendo begli effetti di deformazione.

Questi effetti mostrano caratteristiche di quella che secondo me è la bellezza delle dimensioni spaziali. Ecco il motivo per cui ho voluto includerle, perchè lo spettacolo visuale riguarda lo svelamento di queste forme nascoste di bellezza nei regni naturali.

Il problema però è stato che nessun artista visivo era in grado di farlo, dal momento che il cuore di questa idea conteneva un compito di natura matematica che andava gestito in maniera rigorosa. Quindi alla fine sono stato fortunato a trovare Dugan Hammock, matematico e programmatore con l’amore per le ‘iperforme’ e le visualizzazioni matematiche che ha potuto scrivere il codice Matlab richiesto per generare i filmati di cui avevo bisogno. Sto tutt’ora collaborando con Dugan per un nuovo progetto visuale ‘surround’ a cupola, che impiegherà un’estensione di questa idea di base.

Un’altra cosa che ci viene in mente pensando al concetto dietro l’album “Emergence” è la complessità a partire dalla semplicità, un fenomeno che si incontra tipicamente nella musica e va al contrario di un approccio tipico di certi rami della scienza in cui si procede andando a scomporre in parti sempre più piccole i blocchi di partenza, proprio come lo studio di singoli geni o di singole interazioni tra molecole.

Questo lavoro è stato più simile ad un’evasione da questo riduzionismo oppure è al contrario una dimostrazione musicale per dire che anche nel rigore scientifico c’è una sorta di “magia” per cui il tutto è superiore alla somma delle singole parti?

Sì, sono stato trascinato nell’idea dell’emersione proprio perchè è un’idea che può essere collegata a moltissime altre idee scientifiche ma che contiene anche di per sè una certa magia, dal momento che il metodo riduzionista in questo caso non riesce più a cogliere l’essenza di un tutto: qualcosa di inaspettato, e spesso molto bello, avviene quando le parti semplici che compongono il sistema interagiscono. Avevi praticamente già risposto tu per me!

Dalla fusione audio-visuale che ti accompagna sempre e che rende multisensoriali le performance, dalla tua attitudine ad essere un visual thinker, siamo portati a chiederci se tu sia un sinesteta o qualcosa di simile. E’ così?

Ho sempre la forte sensazione su quali colori e forme potrebbero essere mappate con la parte musicale e viceversa, sebbene questa cosa non arriva fino al punto di vedere letteralmente i colori quando ascolto la musica. E’ solo una forte sensazione che mi guida, nello stesso identico modo in cui un forte sentimento guida il processo di creazione musicale.

Non ho avuto una formazione nè nella musica, nè nelle arti visive, ma ho generalmente una forte inclinazione verso entrambi gli ambiti, che poi provo a far uscir fuori sotto forma di qualcosa di tangibile.

Intervista e Traduzione Paolo Castelluccio

ENGLISH VERSION

We had the pleasure to interview the artist-scientist Max Cooper, a visionary personality who decided to quit scientific research in order to focus solely on his audio-visual projects, although never leaving his interest towards natural world and scientific imagery.

Max Cooper is a very complex artist, producer of extremely elegant and clean sounding tracks, always bound with intriguing videos which more than any other element are the bridge that unite his art and his scientific background – since he has been a researcher in the field of computational biology until a few years ago.

Here ‘Emergence’ pre order link

Through his answers, it is possible for us to witness the strong link between art and science, knowledge and insight, right and left cerebral emispheres. In letting him tell us about his upcoming project called “Emergence”, we indeed had the chance to capture how much can be rich and necessary and artistic elaboration that involves more than one sensory channel simultaneously, in order to reach more complex conceptions and visualizations beyond the ordinary. His audio-visual works are meant to challenge the senses’ comfort zone and lead us to pass beyond their boundaries, and finally access what lies beyond the daily visible.

The new Max Cooper album about to get released will be the second LP after his debut album (pre order here). This second work is named “Emergence” and it is proposed to the public as a very scientific work about nature. Max Cooper himself described it through this statement:

“Simple laws can give rise to unexpected outcomes. Each little termite is not very clever but between them they build amazing architectural structures. I’ve applied that idea to the emergence of everything around us. The complexity of us and our surroundings can be broken down into these simple building blocks.”.

The “emergence” concept in physical and natural sciences is when some new properties arise in matter or in certain phenomena when single blocks get combined together and such properties were not present before their combination (i.e. the water’s surface tension is not present in the constitutive elements that form water, but arises as a new emergent property only when they are combined to form water).

Music also, par excellance, is a language that finds its own meaning thanks to the emerging properties (emotional features) that arise by sequencing and layering notes and pauses.

By browsing your discography we saw that in just a few years you released a noticeable amount of own productions as well as remixes. Were you so musically productive in the academic years, too? How could you find time to create music during a PhD? If we’re not wrong, the two-years span between 2007 and 2008 should have been quite intense for both activities. Thinking about the many daily hours that both these disciplines require, are the two careers really so mutually exclusive?

I’m a hard worker, but yes, it was impossible to do research and music properly at the same time, they are both very time consuming things. That’s why I eventually gave up on the science research because I wasn’t willing to give up on music. But I finished all my science projects first, the transition only happened when there was a gap in science work when my Post-Doc funding ran out. I decided I may as well try music full time for a little to see how it went, and putting that extra time in made all the difference.

Now that you wholly embraced the artistic path, how do you live the relationship between art and science? In depicting elements of natural world through music, do you express such elements through improvisation and free association patterns, or do you rather adopt an actual scientific component in your method used for composing music?

Mostly the scientific ideas I’m interested in are used for visual work, where I find mathematicians or visual artists to create videos for my live shows and music. The music itself is the least important part after the ideas and the visual representation, even though it’s the music people know me for more. I don’t use science to make music, it’s just a large part of my interests which also informs my aesthetic preferences, which in turn informs my musical taste. Science is just a very useful creative tool for generating ideas musically, and visually, and nature has the most beautiful forms so it’s a rich space to explore.

As regards your upcoming album “Emergence”, that from its very title gives us a further confirmation of the science-music bond which is quite pervasive in your work, we learned that it is about nature and it has got a strong scientific component, and above all it has been conceived to support a series of visual pieces that will be released as a supplement to the album. If we are not wrong, you collaborated with a mathematician named Dugan Hammock. We are very interested in knowing something more, if you want to tell us, about what could be a mathematician’s role in an audio-visual artistic project like this one and how did you relate to him.

Yes there are a couple of mathematician collabs on the Emergence project, and a collab with geneticists also. All of them use real data for visual effect, with the music scored to the visual forms like the process of creating a normal movie. The work with Dugan began with my desire to visulise the fundamentals of nature as part of the emergence storyline – the first part of the show, before the physical universe exists, and we are looking at the structure of natural laws and principles, from which everything else would follow.

One of these principles I wanted to visualise was that of spatial dimensionality, and more specifically ‘hyperdimensionality’, where there are more than the usual 3 spatial dimensions we are used to. In science/maths, higher spatial dimensional structures are perfectly reasonable. But because they are very counter-intuitive to us visually from our 3-dimensional world-view, when hyperdimensional shapes are rotated, they give beautiful warping effects. These effects show something inherent about the beauty of spatial dimensionality for me, hence why I wanted to include them, as the show is all about uncovering these sorts of hidden beautiful realms of nature.

But the problem was no visual artists could do it, as it was at heart a mathematical task to carry out properly. So in the end luckily I found Dugan Hammock, a mathematician and programmer with a love of hyperforms and mathematical visualisation, who could write the required Matlab code to generate the footage we needed. I am currently collaborating with Dugan on a new surround visual dome project which employs an extension of this basic idea.

Another thing that comes to mind when thinking about your “Emergence” album is the concept of complexity arising from simplicity, that is a phenomenon that pervades music itself and which appears to be opposite to the approach often seen in some scientific fields in which the study proceeds by breaking down every block in smaller parts, i.e. the study of single genes or single molecular interactions. So, is “Emergence” more like an escape from such reductionism, or conversely is it rather a musical demonstration stating that even in science there’s some kind of “magic” for which every thing in nature is greater than the simple sum of its parts?

Yes I was drawn to the idea of emergence because it could link to many different scientific ideas, but also has that sprinkling of magic to it, where the reductionist scientific method fails to capture the essence of the whole system – something unexpected, and often beautiful, happens when all these simple parts interact. You already answered the question for me!

By witnessing the ever-present fusion of audio and visual world, that always accompanies your work and that makes your performance a multisensory experience, and having read you defined yourself as a “visual thinker”, we are led to suppose you may be one of those people who experience synaesthesia. Have you ever experienced that?

I have strong feelings on what colours and visual forms map to what musical forms and vice versa, although it doesn’t go as far as me seeing colours when I listen to music or anything like that, it’s just a strong feeling that guides me. In exactly the same way as a strong feeling guides my musical creation process – I have no training in either music or visual arts, but I have lots of feelings about both which I just try to spew out into some sort of tangible form.

Interview & Translation Paolo Castelluccio

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