La Biennale di Venezia suona come un festival di musica elettronica. E non è un caso.

31 Marzo 2026

Dal 10 al 24 ottobre, Caterina Barbieri porta all’Arsenale DJ Nobu, Keiji Haino, il Singeli di Dar es Salaam e la scena Príncipe di Lisbona. Il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea si chiama A Child of Sound, e sa esattamente cosa sta facendo.

In un frammento del comunicato stampa della Biennale di Venezia si legge che Forte Marghera ospiterà un extended djset di DJ Nobu dedicato alla techno sperimentale, “inteso come forma contemporanea di ritualità collettiva, tra energia popolare e sperimentazione avant-garde”. Siamo ufficialmente oltre il confine tra musica “colta” e club culture? O forse, quel confine non è mai esistito davvero?

Merito (o meglio, progetto) di Caterina Barbieri, compositrice bolognese e residente a Berlino, figura di riferimento del minimalismo sintetico europeo, che per il secondo anno guida il settore musica della Biennale. Il titolo scelto per questa edizione è “A Child of Sound“, e il punto di partenza è dichiarato, scrive Barbieri nella presentazione del festival:

La musica è l’infanzia dello spirito, un’esperienza che ci riconnette a uno stato primigenio di apertura, vitalità e potenza creatrice. La grazia del bambino che incontra il mondo con lo stupore del primo sguardo, o meglio, del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia attraverso cui la musica sa disarmarci.”

Il riferimento teorico è Stockhausen, compositore tedesco del XX secolo e figura centrale dell’avanguardia europea, che collegava la sperimentazione alla capacità infantile di giocare col suono: un ascolto vergine, non giudicante, libero da aspettative stilistiche o convenzioni culturali. L’infanzia come luogo d’origine dell’ascolto radicale. Forse una condizione di chi ha ballato fino a perdere il filo del tempo senza sapere perché.

Da questa premessa nasce un programma che, nelle parole di Barbieri, coinvolge “alcune delle voci più interessanti e multiformi della musica contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e geografia”, con molte commissioni originali e opere collettive pensate per esplorare modalità di ascolto dinamiche e partecipative.

Il programma

130 artisti, oltre 40 appuntamenti, 18 prime assolute. Ma più che i numeri, conta la mappa stilistica e geografica che Barbieri ha costruito, plurale e deliberatamente senza centro.

Ci sono i maestri dell’avanguardia radicale: Keiji Haino, Leone d’oro alla carriera, pioniere del noise giapponese e dell’improvvisazione estrema, in concerto site-specific per voce e strumenti a corda. Accanto a lui Laraaji, 82 anni, scoperto da Brian Eno nei primi anni ’80, con le sue composizioni per cetra elettrica sospese in una dimensione atemporale. Ci sono poi le scene periferiche che il mainstream globale ha impiegato anni a riconoscere.

La Singeli tanzaniana, musica elettronica ipercinetica nata nei ghetti di Dar es Salaam con attrezzatura essenziale, beat digitali e testi in swahili carichi di critica social—porta a Venezia Jay Mitta, Pili Pili e Dj Travella. L’etichetta lisboeta Príncipe, da quindici anni avamposto delle musiche afro-diasporiche delle periferie portoghesi, arriva con Nídia, DJ Firmeza e Helviofox. Chiunque segua la scena elettronica riconoscerà immediatamente alcuni artisti tra cui Carrier, Loidis con un live inedito tra dub techno e ambient lo-fi, la giovanissima dj Livwutang. E KMRU, compositore keniano, con la performance multisensoriale As Nature, dove suoni elettromagnetici diventano paesaggio condiviso.Sul

Sul fronte compositivo, Barbieri dedica ampio spazio al minimalismo elettronico italiano: Gigi Masin, veneziano classe 1955, presenta Wind—registrato nell’86, diventato di culto decenni dopo—in occasione del quarantennale. Marta De Pascalis porta nuovi lavori costruiti su stratificazioni ipnotiche di sintetizzatori analogici. Grand River (Aimée Portioli) presenta in prima mondiale il suo nuovo progetto per chitarra ed elettronica, in uscita su Editions Mego.

Perché questa edizione è diversa

Non è la prima volta che la Biennale Musica ospita nomi dell’elettronica sperimentale. Ma sotto Barbieri c’è qualcosa di più strutturale: il programma mette i Tallis Scholars (che cantano musica sacra rinascimentale) nella stessa costellazione di DJ Nobu. Una scelta curatoriale precisa, che dice che il dancefloor e la cattedrale hanno forse la stessa radice. Che il rito zār delle donne egiziane del Mazaher Ensemble e un extended set di techno modulare condividono qualcosa di fondamentale nel modo in cui usano il suono per trasformare lo spazio e chi lo abita.

Dove e quando

Il 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea si svolge a Venezia dal 10 al 24 ottobre 2026. Gli spazi principali sono le Sale d’Armi e il Teatro alle Tese dell’Arsenale, con eventi al Forte Marghera di Mestre per la dimensione più club. L’apertura vedrà un ensemble itinerante di giovani chitarristi attraversare calli e campi con musiche commissionate a ML Buch e Gigi Masin.

Insomma, A Child of Sound non ha pregiudizi stilistici, non divide per genere, non distingue tra il rumore di Haino e le armonie di Hildegard von Bingen. Ascolta. E in ottobre, per quindici giorni, anche Venezia farà lo stesso.

Tutte le informazioni su labiennale.org.

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