eighty seven − = seventy eight

Duri e puri. Un club di Los Angeles spacca in due il mondo, aprendo l’ennesimo round tra puristi e tolleranti. Siamo a Glendale, sobborgo di Los Angeles. Kenny Summit, proprietario del The Cure and the Cause, batte il pugno sul tavolo con una decisione che pare dire “adesso basta”:

Niente più laptop sul palco del DJ“, Ma con alcune clausole: “a meno che non servano per controllare vinili in un setup da turntablism, alla Jazzy Jeff, o se non faccia parte di un setup live dove si programmano cose sul momento. Per cui lasciate nella culla il controller e non venite con le rotelline da bicicletta. Imparate gli strumenti e le regole del gioco. La Pioneer non scappa, per cui fatevi dei CDJ, scaricatevi Rekordbox (è gratis), comprate delle buone chiavette USB e caricatele con migliaia di ore di musica. Abbiamo aperto questo posto per dare risalto ai talenti, per cui fatecelo vedere, questo talento. Non vogliamo laptop, fine della storia. A ognuno il suo.”

Apriti cielo. Innumerevoli sono stati i commenti a tale annuncio, esasperato dai “trop dj” che dilagano ormai sul globo terracqueo. Chi si spella le mani in applausi scroscianti per tale decisione, chi si mostra più possibilista e tollerante, chi invece fa leva sui bug della questione, del tipo: e Richie Hawtin? E’ indubbiamente un DJ con un curriculum invidiabile, eppure usa il laptop. Dunque che si fa?

La risposta dello stesso Kenny Summit sottolinea le possibilità già accennate, indispensabili da esaminare caso per caso, tornando a ripetere che se e solo se il laptop sia usato come strumento a supporto della performance da DJ, allora ok. Il problema però sorge nel momento in cui alcuni pretendono di salire sul palco, accendere il PC e fare nient’altro che far scorrere una sequenza di tracce l’una nell’altra. Summit vuole solo preservare l’arte del DJing dagli improvvisati, dalle scorciatoie, in altre parole dagli ormai famigerati Diggei Cani.

Paolo Castelluccio