two + six =

Il genio si chiama Guy Ben-Ary e l’idea è di quelle talmente futuristiche e innovative da non sembrare nemmeno possibile in concreto.

L’artista australiano non è certo un novellino nell’ambito artistico, tant’è che ha già esposto a Pechino, alle biennali di Mosca e San Paolo e al MoMA di New York, solo per citarne alcuni.

Ma è grazie ad una borsa di studio conferitagli dal Consiglio Australiano per le Arti nel 2012 e alla sua curiosità riguardo alle mutevoli percezioni cerebrali e alla materialità del corpo umano, che Guy è riuscito in questa incredibile impresa, che consta essenzialmente di due parti.

Nella prima parte Ben-Ary ha trasformato le cellule della sua pelle, ricavate tramite biopsia, in cellule staminali neurali usando tecnologie estremamente avanzate, creando così una sorta di proprio ritratto biologico, il suo “cervello esterno” per intenderci.

Dopodiché l’artista ha dovuto creare un corpo robotico in grado di produrre suoni e un sistema che collegasse le due parti e permettesse loro di lavorare simultaneamente e in sinergia.

Il processo finale consiste nell’immettere musica sotto forma di stimoli elettrici nei neuroni del “cervello esterno”, i quali risponderanno controllando il sintetizzatore e componendo un’improvvisata opera sonora “post-umana”.

Guy ha invitato diversi musicisti a provare cellF, questo il nome del complicatissimo compositore cibernetico che non ha bisogno di alcun programma e il cui funzionamento è illustrato in un diagramma che lo rende, si spera, più chiaro.

(Via http://guybenary.com/)

Alberto Zannato