La “Cabaret Law” è ancora inspiegabilmente in vigore a New York. Boiler Room si è fatto principale promotore della sacrosanta crociata contro questa norma obsoleta.

1926. Questo è l’anno in cui a New York viene emanata la cosiddetta “Cabaret Law“, legge creata appositamente per mettere un freno all’espansione del movimento Jazz ad Harlem e per controllare i locali della zona. La norma inizialmente prevede che non si possano esibire gruppi con più di tre elementi e limita fortemente l’uso di sassofoni e strumenti d’ottone.

Nel 1988 questa parte del testo viene dichiarata incostituzionale, mentre rimane in vigore una frase che recita sostanzialmente così:

È richiesta una licenza di cabaret per ogni esercizio che venda cibo e/o bevande al pubblico e che permetta alla clientela di ballare in una stanza, un posto o uno spazio.”

La cosa non sorprende nessuno; del resto di leggi vetuste, obsolete e mai abrogate è pieno il mondo. Il problema che sorge è che questa “Cabaret Law”, di tanto in tanto, viene ripresa in mano dal sindaco e dalle autorità di turno per giustificare le chiusure di locali che, visto il costo della licenza, non sono in regola e non potrebbero permettere ai clienti di ballare all’interno.

Ciò che rende la questione ancor più grave, è che la legge in questione è stata usata quasi esclusivamente da sindaci fortemente conservatori a discapito delle realtà più vicine agli ambienti LGBTQ e della comunità afro-americana.

L’ultimo sindaco ad averne fatto ampio utilizzo è stato Rudolph Giuliani, tra il 1994 e il 2001. L’attuale fervido sostenitore di Donald Trump, infatti, è riuscito a chiudere circa settanta locali e a limitare fortemente la libertà di espressione di alcune minoranze presenti nella città statunitense.

Con l’attuale sindaco democratico Bill de Blasio, il rischio per i locali si è fatto leggermente più blando, ma fino a che sarà in vigore questa assurda regola non si potrà definire “accettabile” la situazione.

Dello stesso avviso è Boiler Room, che espone brevemente questa “Cabaret Law” in un video e spiega i motivi per cui andrebbe abolita il prima possibile. Risulta inspiegabile come nel 2017, a New York, le persone all’interno di un locale non siano libere di esprimere il loro essere tramite una forma artistica così nobile senza il rischio che il locale venga sanzionato o, peggio, chiuso.

Per questo motivo lo scorso 11 maggio Boiler Room ha organizzato l’evento “Let NYC Dance“, in cui sei dei dj più rappresentativi della scena newyorkese hanno esplorato sei decadi di musica della Grande Mela.

A compiere questo interessantissimo viaggio in uno dei patrimoni musicali più ricchi della storia sono stati, in ordine cronologico (dagli anni ’60 ai 2010), Jonathan Toubin, Mobile Mondays DJs, Jellybean Benitez, Anané Vega, Juan Maclean e Juliana Huxtable. L’ambizioso obiettivo di Boiler Room è quello di mobilizzare la comunità e porre l’accento su questa assurda “Cabaret Law”.

A tal proposito, è stata persino lanciata da Dance Liberation Network una petizione su Change.org per chiedere al New York City Council l’abrogazione di una legge per nulla al passo con i tempi. Petizione sostenuta da artisti del calibro di Ultra Natè, Mike Servito e Manik.