I creatori del formato mp3 hanno dichiarato la sua fine ufficiale, dismettendo licenze legate a software e brevetti a esso correlati.

L’Istituto Fraunhofer per i Circuiti Integrati (Fraunhofer IIS) ha rilasciato un comunicato sulla sua pagina ufficiale in cui dichiara che il 23 aprile di quest’anno, non è stato rinnovato – o meglio – è terminato definitivamente il programma di licenze per una serie di brevetti e software legati al formato mp3.

Potrebbe non essere una notizia, se non fosse che il Fraunhofer IIS è proprio l’istituto di tecnologia dove negli anni ’80 è stato sviluppato proprio l’Mp3. E quando sono i suoi creatori a dichiararne la morte, qualcosa vorrà dire.

Inoltre, nello stesso comunicato si legge come il testimone sia destinato a passare al formato AAC (“advanced audio coding”), sempre più diffuso fino a presumibilmente diventare il nuovo standard. Basti pensare che iTunes già lo utilizza come formato di default per la conversione dei files audio e anche i cellulari lo stiano adottando come predefinito.

Il Fraunhofer IIS è tra l’altro sviluppatore anche di questo AAC, che è in grado di offrire una qualità migliore rispetto all’Mp3. Il fatto è che quando fu sviluppato l’Mp3, si avevano le conoscenze di psicoacustica di 30 anni fa e anche di più. Oggi conosciamo meglio come risponde l’orecchio e la mente agli (apparentemente) impercettibili artefatti della compressione audio tipica dell’Mp3, anche se a 320 kbps.

E’ stato rilevato in uno studio della Audio Engineering Society che tale compressione influisca sulla risposta emozionale nell’ascolto, andando ad accentuare caratteristiche negative, associate al senso di paura, mistero e tristezza, a discapito di caratteristiche più positive come calma, felicità e sfumature romantiche.

Le prime caratteristiche elencate sono solitamente associate all’esperienza della dissonanza, e ciò potrebbe suggerirci che, a livello di audio percepibile, nella compressione di un audio musicale succede qualcosa che al cervello “non piace”. Potremmo anche non rendercene conto, ma il cervello in quanto tale è una spugna e risente di molte più cose rispetto a quelle che la nostra coscienza è in grado di mostrarci.

A livello globale, la crisi dell’Mp3 è aiutata dall’inarrestabile risalita del vinile, che di anno in anno registra ottimi numeri, malgrado sia tutto da intendersi nel contesto di un calo complessivo delle vendite (di tutti i supporti).

La storia del formato Mp3 è particolare, perchè come formato non è riuscito a decollare per quasi tutti gli anni ’90. E nel 1995 fu dichiarato praticamente morto, un fallimento, dato che quasi nessuno lo utilizzava, a parte qualche arena americana per le partite di hockey.

Le cose sono cambiate grazie a due fattori: il primo è stato il momento in cui hanno iniziato a diffondersi software gratuiti per la conversione da CD a Mp3, per cui ognuno a casa propria ha potuto creare i propri archivi digitali di musica come anni prima si faceva con le cassette. Il secondo, fondamentale, game-changer, è stato l’iPod e tutti i suoi derivati. Grazie all’invenzione del lettore Mp3 portatile, con il quale la Apple ha fatto la sua fortuna, il formato è dilagato letteralmente ovunque.

In realtà si sentiva già da un po’ l’esigenza di migliorare la qualità dell’audio da streaming e dei download, e i formati audio lossless non mancano. Alcuni risultano più versatili, altri più pesanti.

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