+ 42 = forty four

Un album, in un mondo che corre veloce come la Terra nell’anno 2015, è un qualcosa di parecchio lungo da ascoltare. Nessuno ha del tempo da perdere, e quando ci sdraiamo per ascoltare un album che pensiamo possa interessarci veniamo quasi colpiti da un senso di colpa: quell’oretta sul divano potremmo coprirla in tanti altri modi, alcuni dei quali magari anche remunerativi, ed invece decidiamo di passarla concentrati su un bel disco. E quando, alla fine del viaggio, sentiamo la puntina alzarsi dal vinile, i problemi che avevamo in precedenza si ripresentano tutti, dal primo all’ ultimo, e per risolverli abbiamo un’ ora in meno a disposizione. In effetti nessuno al giorno d’oggi ha più il tempo di ascoltarsi un LP in santa pace, e se ce l’ ha significa che è il classico eterno bambino che crede di poter cambiare il mondo ascoltandosi un paio di canzoni da sfigati.

Questa breve riflessione mi è balzata in mente appena ho letto che Dan Snaith, in arte Caribou, ha appena pubblicato su Youtube un mixtape contenente la bellezza di 1000 tracce che ritiene più o meno importanti per la sua crescita musicale. Se il mio 4 in matematica è meritato, ponendo una durata media di 5 minuti a pezzo, Dan Snaith ha impiegato più di 5000 minuti, quindi 83 ore, quindi 3 giornate e mezzo (ben più della durata di un album!) della sua vita facendo nient’altro che ascoltare musica, e questa è solo quella per lui importante. Ma è un lasso di tempo enorme Caribou, è evidente che sei uno sfigato fannullone che in una giornata non ha niente di meglio da fare che stare sdraiato su un divano con un paio di cuffie ad ascoltare musica che una buona parte dei tuoi conoscenti liquiderebbero come roba strana e ripetitiva.

Poi mi rendo conto che Caribou non è proprio uno sfigato: fa il lavoro che più o meno tutti sognano di fare, quello del musicista che suona davanti a folle di migliaia di persone, e questo lo deve anche alle 1000 tracce sopracitate. Diamine, il tempo che Dan Snaith poteva usare per andare a comprare il pesce l’ ha usato per ascoltarsi un pezzo di Theo Parrish, e la vita sembra averlo premiato: non tanto perché adesso ha i soldi ed è famoso, quanto perché quelle vibrazioni, quei frammenti musicali, insieme alle esperienze che ha fatto nel corso della vita, lo hanno plasmato, lo hanno reso magari una persona con la testa tra le nuvole, ma anche un individuo libero da ogni pregiudizio, o quantomeno da quelli di stampo musicale, e questa è una cosa che ci auguriamo possa capitare a tutti voi che ci leggete.

E nella nota che Caribou allega a questo sontuoso mixtape, una parola che si ripete diverse volte è “Grazie”: Grazie di aver aperto questa playlist, Grazie di sentire l’ esigenza di voler donare alle vostre orecchie dei suoni più belli e raffinati rispetto a quelli in cui incappate quando camminate per strada, e Grazie di aver trovato il tempo di leggere quest’ articolo nonostante anche voi, come noi, siate sommersi di problemi e faccende da sbrigare.

Andrea Nerla