63 − = fifty four

Sempre più verso una ripartenza, il mondo dello spettacolo si unisce per chiedere maggiore chiarezza al Governo.

Era il 9 marzo 2020 e l’allora premier Giuseppe Conte dichiara che non esisterà più l’Italia divisa in zone, ma un’unica Italia zona protetta: è il lockdown generale. Sappiamo benissimo poi quel che è successo nei mesi seguenti.

Le misure relative a chiusure di locali e le restrizioni di vario tipo sono state fondamentali nello scorso anno per arrivare alla stabilità attuale; tutti però abbiamo dovuto fare degli enormi sacrifici. Quanto costa questa stabilità? Economicamente quanto è costata questa situazione di stallo – perché di stallo si tratta dal momento che non si è in grado di reagire? Fra i tanti che hanno dovuto compiere sacrifici, ci sono anche i molti “addetti ai lavori” del mondo dello spettacolo, imprenditori e non solo.

Una lunga premessa per parlarvi di un’iniziativa importante tanto per i club quanto per l’arte tout court: #liberidiballare! Questo l’hashtag ufficiale dei tanti locali che hanno deciso di aderire e che hanno scelto di far sentire la propria voce. In un Paese sordo la voce di quanti sono stati in silenzio ora rimbomba come tuoni a ciel sereno: Fabrique, Social Music City, Cocoricò, Volt, Cromie sono solo alcuni dei nomi aderenti.

Cocoricò

Sono tantissimi gli artisti che hanno deciso di abbracciare la causa, e riteniamo che non sia semplicemente per una mera questione economica; in gioco c’è qualcosa di molto più importante: la credibilità dell’intero settore dello spettacolo. Alcuni lettori potrebbero rimanere indignati e pensare che siano frasi queste un po’ troppo forti, eppure non è così. Di quanto detto sono consapevoli (tra l’altro) tanto i locali quanto i gestori: troppo spesso in tutte le principali città italiane vediamo assembramenti non regolari, luoghi non consoni adibiti a spazi di ritrovo dove puntualmente c’è diffusione di musica. Queste le parole in un post sulla pagina ufficiale di Liberi di Ballare:

Da 17 mesi in Italia il ballo nei locali legali è vietato.
In tutta Europa o si è già aperto con regole precise o si è già deciso quando farlo. L’illegalità diffusa è sotto gli occhi di tutti e la situazione nelle nostre città non è più gestibile. Il CTS ha già approvato i protocolli per ripartire in sicurezza, ma il Governo non ha ancora dato risposte.
Perché lasciare ballare nel pericolo illegale e nel disagio? Perché non ripartire subito in sicurezza?
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Tutti coloro che hanno deciso di aderire a #liberidiballare si pongono una sola domanda: quando sarà possibile tornare definitivamente a ballare? Sebbene i protocolli di sicurezza siano stati già approvati dal Comitato Tecnico-Scientifico, il Governo ancora non si è espresso sull’argomento. Ancora una volta dimostriamo di non essere in grado di affrontare le sfide del nostro tempo e, soprattutto, di essere alla mercé di chi, pratico, sorridere beffardo con indifferenza.