Lone presenta “Hyperphantasia”: il suono attraverso un caleidoscopio

17 Aprile 2026


Uscito il 10 aprile, “Hyperphantasia” segna il ritorno di Lone con un album che fonde jungle, UK garage e ambient in un’esperienza sonora immersiva, tra immaginazione visiva e suggestioni rave.

Guardare la luce attraverso un caleidoscopio significa trovarsi immersi in una realtà alternativa, dove le dimensioni del reale vengono assorbite da una molteplicità di colori e riflessi sgargianti che si ripetono all’infinito. Nel fascino suscitato da questo fenomeno visivo, il tempo e lo spazio circostanti sembrano non contare più, e un benessere surreale pervade la vista. Almeno finché non distogliamo lo sguardo. 

La musica di Lone provoca le stesse caleidoscopiche sensazioni. Attivo come producer dal 2007, il britannico Lone (alias di Matt Cutler) ha da poco pubblicato “Hyperphantasia”, il suo ultimo album, il cui titolo rimanda, come il caleidoscopio, ad un fenomeno visivo.

L’hyperphanasia (“iperfantasia” in italiano) è una condizione psicologica che crea immagini vivide e dettagliate nella mente. “Chi convive con l’iperfantasia” da definizione “non si limita a ricordare: rivive. Ogni immagine mentale, ogni ricordo o pensiero, prende vita con una chiarezza che sfida la realtà. Per queste persone, leggere un libro significa vedere i personaggi muoversi, parlare, respirare, e richiamare un momento passato è come tornare indietro nel tempo.”

La sfida che Lone ha lanciato a se stesso è quella di dare un suono concreto all’album che già immaginava nella sua mente; un album frutto di quella moltitudine di influenze e sonorità che caratterizzano la sua musica da sempre – jungle, house, hardcore, ambient, speed garage e molte altre.

Abbracciando il concetto di sinestesia (percepire la musica attraverso immagini) — che non a caso va a braccetto con l’iperfantasia — Lone non confeziona solo un album ma un’esperienza sonora. Un pervasivo senso di immaginifico e surreale attraversa l’intera opera, traccia dopo traccia, invitando l’ascoltatore a un rave onirico

LE TRACCE

Life Spark” apre l’album con un’energia che rimanda all’happy hardcore anni ‘90, fusa all’estetica cyberpunk giapponese; un’energia che si estende anche ad un UK garage dai vocals soul della successiva “Affinity – Cloud Four Four Mix”. “Opening A Portal” ci introduce all’idea di iperfantasia, chiedendoci, attraverso i vocals, di immaginare la musica in un esercizio mentale accompagnato da glitch e riverberi.

Miracle Mile” è la prima traccia feature dell’album, in collaborazione con Bikôkô, i cui vocals eterei ricordano le atmosfere di “Always Inside Your Head”, il precedente album di Lone. 

“Hyperphantasia”, del resto, non rappresenta uno spartiacque nella produzione di Lone, né ambisce a esserlo. Lo stesso producer afferma che la creazione dell’album è stata “come prendere tutti gli stili con cui ho lavorato, portarli all’estremo e poi lanciarli giù da un precipizio”.

È un disco che racchiude, in un certo senso, la ventennale evoluzione stilistica dell’artista e consolida quelle sonorità sognanti unite alle atmosfere rave che ne costituiscono il marchio di fabbrica. 

Tra i primi generi esplorati da Lone c’è anche l’hip-hop: nel 2008 debuttò alla produzione musicale con “Lemurian”, un album che oggi rientrerebbe sotto il nome di lo-fi hip-hop. Diciotto anni dopo, riabbraccia questo lato del proprio passato con la traccia “Throw the Ember” insieme al rapper Juga-Naut. La metà dell’album è scandita da “We Move”, il cui titolo suggerisce lo slancio danceable di una traccia in cui vocal, sample e kick richiamano con forza la nostalgia rave anni ’90. 

Lo stile di Lone è un costante alternarsi di opposti, dall’armonia melodica dei synth al caos travolgente della jungle. Ad esemplificare questa coesistenza di generi c’è “Waterfall Reverese” in cui un crescendo di vocals e piano sognanti culminano in un tripudio di breaks e acid che sembrano omaggiare i Prodigy, una delle maggiori fonti d’ispirazione dell’artista.

Nel dissolversi della traccia tra echi distanti di cascate e chimes mossi dal vento, Lone ci accompagna verso le ultime tracce dell’album, che mantengono lo stesso tono etereo in stile Boards of Canada, ad eccezione dello speed garage di “Scattergun” e di “Ascension.png” che chiude l’opera con una sorta di liquid drum n’ bass dal sapore zen.

Pur non rappresentando un album senza precedenti nella produzione di Lone, “Hyperphantasia” è senza dubbio un rollercoaster di emozioni e soundscapes che non va mai fuori binario. Nonostante la moltitudine di generi differenti, Lone riesce a far dialogare ogni suono in armonia, creando un album indubbiamente massimalista dove ogni elemento trova, tuttavia, il proprio posto, senza coprire gli altri. 

L’ascolto di “Hyperphantasia” non lascia indifferenti. Lone ha il dono, rimasto immutato da quasi due decenni, di prenderci per mano e accompagnarci nel rave onirico della sua mente, dove voci angeliche, riverberi, cascate incantate e sintetizzatori dal suono etereo danno vita ad un’atmosfera fuori dal reale.

Riuscendo a unire, al contempo, una nostalgia per l’estetica VHS e Frutiger Aero (come si intuisce dall’album cover) a un futurismo dai toni fantasy, “Hyperphantasia” diventa un’esperienza in cui il suono si traduce direttamente in immagini vivide, restituendo la sensazione stessa dell’iperfantasia.

Previous Story

Infusioni Elettroniche: all’imbarchino di Torino talk e dischi

Next Story

The Infinite Now: il programma completo