Con Lorenzo BITW dentro il Club della Fortuna

29 Aprile 2026

“Club della Fortuna” è il nuovo album di Lorenzo BITW, disponibile da venerdì 17 aprile su tutte le piattaforme di streaming digitale per La Tempesta Dischi, distribuito da Believe. 

Quello che segue è il resoconto di una serata trascorsa insieme a Lorenzo BITW, forse in sogno o forse nella realtà, dentro un immaginario che prende forma a partire dal dancefloor.

La prima volta che ho incrociato il Club della Fortuna stavo tornando da Roma, troppo tardi per avere una destinazione. La strada si era fatta stretta, poi quasi inutile. Nessun lampione. Non cercavo niente ed è esattamente per questo che l’ho trovato. L’insegna è comparsa all’improvviso: Club della Fortuna. Una promessa, forse entro.

Da dove viene l’ispirazione per l’album? Già dal primo ascolto, sembra proporre una serie di diapositive sonore di luoghi immaginari che sono capaci di eclissare, per intensità e suggestione, la realtà che ci circonda.

L’ispirazione più forte e fondamentale del disco è stata quella di provare a mettere in musica le emozioni e le sensazioni che si provano durante una serata: pensieri contrastanti fra loro che ho cercato di rendere tangibili e vivi tramite i brani.

Dentro, il suono era già iniziato. Un loop travolgente stava andando indipendentemente da me. “Club della Fortuna” non era solo il nome fuori: era anche quello che stava succedendo all’interno. Un groove che sembrava familiare mi attirava ma si piegava continuamente, come se qualcuno stesse riscrivendo le regole mentre le stavo imparando. Ho fatto qualche passo e la stanza è cambiata.

“Come Quando” è arrivata così: una pioggia di scintillii prima delle parole. Mi dicevano che qualcosa sarebbe successo e io dovevo esserci. La voce mi parlava sul beat in una lingua che capivo solo io, nervosa, mobile, come se potesse crollare da un momento all’altro. Un miscuglio di generi e emozioni che non avevo ancora trovato altrove.

Nel tuo approccio cross-genre, quanto conta per te rifiutare le etichette e usare i generi più come strumenti che come identità fisse?

Vivo questa cosa del cross-genre come una costante nella mia vita, e porto avanti questa scuola di pensiero da anni. Rifiuto le etichette o i generi standardizzati perché semplicemente trovo più interessanti mischiarli tra loro, li vedo un pò come degli ingredienti in una cucina affollata e piena di cose.

Poi il soffitto si è alzato o forse è stato il suono a farlo. Un “Astro” di bassi e kick ha trasformato tutto in qualcosa di più distante e concreto allo stesso tempo. Mi confondeva la freneticità che si stava spiegando intorno a me. Le linee melodiche mi sbattevano da un punto all’altro della stanza, da un punto all’altro del tempo. Lo spazio si spezzava e si ricomponeva come una costellazione che non riuscivo a fissare. Ho smesso di cercare un centro. Era il posto dove muoversi.

Poi una voce di sirena. “Lascia Che” tutto succeda, vai oltre i limiti. La pista ha dunque rallentato, portandomi dentro una fragilità precisa. Il suono si faceva più aperto, quasi emotivo, senza perdere tensione. Il Club della Fortuna può anche respirare.

Qual è lo spazio per l’emotività dentro la club culture?

Credo sia completamente soggettiva la cosa, c’è chi riesce a percepire uno stato d’animo o dei passaggi più emotivi che un dj set vuole comunicare, mentre c’è chi se ne frega completamente. Credo che questa totale libertà sia la costante e la cosa che più mi affascina della club culture. Una volta che entrato, ognuno reagisce e vive la serata come vuole, le emozioni possono essere condivise ma non per forza e non in maniera così esplicita come per un concerto.

A quel punto ho capito che non stavo solo ascoltando. Stavo attraversando stati, tra il sonno e la realtà. In tutti questi “Altri Sogni” ho avuto la sensazione che le melodie mi permettessero di delineare e riconoscere qualcosa, per poi perderlo subito dopo. Una memoria che non riuscivo a trattenere. Ho visto “7 Lune” danzare tra linee e canti che si rompevano, si rincorrevano, si sovrapponevano. Ma anche qualcos’altro che non aveva bisogno di essere nominato.

La pista a quel punto era piena. Di persone e intenzioni e in “Segreto” mi dicevano qualcosa che non potevo afferrare del tutto. Una tensione sincopata, trattenuta, elegante, quasi invisibile. Poi ho seguito una “Buona stella” ma lì ho incontrato il punto di rottura.

In un rituale “Sento rompersi” qualcosa: il beat martellante mi ha fatto capire che non c’era più distanza. Non ero più diffidente. Era tutto addosso e non potevo più tirarmi indietro.

Come si costruisce un album con l’idea che questo debba essere condiviso in uno spazio collettivo fatto di corpi, presenze e energia?

Si costruisce insieme agli altri. Devo dire che per “Club della Fortuna” ho trovato delle persone molto interessanti e diverse fra loro con cui collaborare. Questo mi ha permesso di rendere lo spazio e lo spettro più ampio. In realtà, se devo immaginarlo, è proprio come una serata con i vari dj e performer che si alternano in consolle.

Quando pensavo di aver capito il linguaggio del posto, il club ha cambiato di nuovo forma. Ho capito che “La Notte non passa”, che il tempo va attraversato, vissuto. Dovevo starci dentro, e non cercare un’uscita immediata. E lì ho capito che forse non sarei uscito come ero entrato.

L’ultima stanza infine non aveva pareti. Era un altro club dentro il club. Il “Club delle Notti” che tutto moltiplica. Come se tutto quello che avevo vissuto fosse solo una versione tra le tante. E al centro – o forse ovunque – Lorenzo BITW come giostraio di questo un sistema aperto, dove ogni suono può contaminarsi, deviare, contraddirsi.

Quando si pensa alla realtà dei club e clubbing, questi sono ancora luoghi reali da abitare, o spazi mentali che esistono solo mentre vengono vissuti?

Sfortunatamente mi sembra che si viva sempre di più in un ricordo o un idealizzazione dei tempi che furono, in cui il clubbing era una cosa vissuta e viva. Adesso, eccetto pochi esempi, si faticano a trovare location piccole (per 200/300 persone) e nasce anche da qua la mia necessità e urgenza di idealizzare ed immaginarmi un posto come Club della Fortuna.

Quando sono uscito, la strada era di nuovo vuota. Nessuna insegna. Solo quella sensazione precisa di aver attraversato un posto che esiste solo mentre lo vivi. E che continua a suonare anche quando non ci sei più. Entra a farne parte ORA.

TRACKLIST

  1. Club della Fortuna
  2. Come Quando (feat Hot Kowski)
  3. Astro (feat Ciauru)
  4. Lascia Che (feat Francesca Palamidessi)
  5. Altri Sogni
  6. 7 Lune (feat Montoya & Nima)
  7. Segreto (feat Rosita Brucoli)
  8. Buena Stella 
  9. Sento Rompersi (SARABAMBA & Noroi)
  10. La Notte non passa (feat Krystal Kostee)
  11. Club delle Notti (feat Egeeno)
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