fifty three + = fifty six

Moraes è stato uno degli artisti più importanti per il panorama House di New York. Tanti i messaggi di vicinanza e ricordo dai suoi colleghi.

“Quando morirò non avrò rimpianti, perché avrò vissuto una vita fottutamente bella” . Si legge così in un post di Facebook pubblicato sulla sua pagina ufficiale. Angel Moraes, leggenda dell’House Music di New York, si è spento ieri.

Dalle notizie che trapelano online, Moraes sarebbe morto improvvisamente, circondato dall’affetto e confortato dalla compagnia di chi gli era più caro al mondo: la sua famiglia.

Ma chi era Angel Moraes? Nato a Brooklyn nel 1965, approdò alle sponde del mondo dell’House Music nel 1983.

Quell’anno, infatti, durante una serata, iniziò a a chiacchierare amichevolmente con un DJ già affermato, che quella sera stava suonando. Si trattava di Victor Simonelli , che lo invitò il giorno dopo in studio, per fornirgli assistenza nel processo dei remixing di “Can’t Hardly Wait”, degli Ebony Soul.

Moraes, soddisfatto di quello che la sinergia artistica aveva portato, spedì una copia del vinile al DJ e Produttore Johnny Vicious e i due iniziarono a collaborare. Da quel momento in poi, iniziano i veri e propri sfarzi della sua carriera.

Fondò un’etichetta discografica insieme ad un collega ed allora proprietario del Sound Bar di New York, Jeffrey Rodman, la “Hot And Spycy”, attraverso la quale licenziava materiale proprio e di altri artisti.

Angel Moraes

Mano a mano che il successo cresceva, il nome di Angel Moraes iniziò a circolare anche tra i musicisti non appartenenti al mondo House. I Pet Shop Boys, ad esempio, gli commissionarono il remix del loro pezzo “Paninaro ’95”.

Il suo successo più grande, comunque, rimane “Welcome to The Factory”, una traccia che per 15 minuti crea l’impressione di trovarsi all’interno di una vera fabbrica di impressioni sonore, emozioni e viaggi nell’etere dell’House Music.

Una vera e propria chicca per intenditori, che trasuda tutto il fascino e la misteriosa oscurità che avvolge gli anni’90, sia per chi li ha vissuti che per quelli nati troppo tardi per assaporarli.

“Welcome to The Factory” non è solo la celebrazione di un’epoca e l’opera prima di uno dei primi maestri, ma anche un monumento ad un genere e ad un suono, la New York House, che il compianto Angel Moraes ha contribuito a plasmare.

Non solo produzioni, non solo DJ Sets: Moraes è stato anche un’imprenditore. Nel 1998, infatti, ha fondato lo STEREO Club a Montréal, ancora oggi aperto e funzionante, mostrandosi perfettamente capace di incidere anche in un mondo che differisce da quello strettamente musicale.

La dipartita di Moraes è stata accolta con un coro unisono di messaggi di vicinanza ai suoi cari, raccoglimento e ricordi di vita vissuta insieme. Su Twitter,  Simon Dunmore scrive: “Sono scosso. Ho parlato con Angel Moraes solo pochi giorni fa.”  

Kenny Carpenter, altra icona dell’house music, ha aggiunto “La mia vita non sarà più la stessa senza poter chiamare amico questa brava persona.” 

Tutta la community di Parkett si stringe attorno alla famiglia per la dolorosa dipartita, esprimendo condoglianze sincere. Buon viaggio, Angel!