+ sixty nine = seventy four

Il nome di oggi per la rubrica My Zone è DJ Audri, italiano di nascita ma trasferitosi da anni in Germania, precisamente a Berlino. 

Adriano Sorrentino, classe 1989, nasce a Napoli e si avvicina alla cultura della musica elettronica all’età di 14 anni. Da questo momento in poi nasce la passione per la produzione musicale che lo ha accompagnato fino ad oggi nella capitale della Germania, dove vive da dieci anni.

Adriano si è guadagnato il rispetto sia delle etichette che dei promoter, con dj set energetici e release solide. Dj Audri arriva a Berlino poco prima del boom del vinile, nel periodo che i diggers descrivono come “quando i dischi si trovavano”, non come ora che basta un click online ed è fatta. Piano piano la sua borsa si gonfia, diventa sempre più un artista polivalente ed a questo punto iniziano ad arrivare alcune gigs all’Hoppetosse, al Club der Visionaere e al Fabric di Londra. Che sia una apertura, peak time o mattina, Adriano è sempre stato in grado di gestire la situazione alternando momenti energetici che ricordano sonorità rave, a good vibes in stile Detroit House. Le produzioni di Adriano suonano bene, ipnotiche e divertenti  a volte nervose e potenti, sempre accompagnate da batterie in stile Tr-808 o Tr-909.

Ciao Audri, benvenuto su Myzone, è un piacere per noi di Parkett. In molti seguono le sorti degli expat. Secondo te è necessario trasferirsi a Berlino per poter ambire a certi risultati?

Ciao Francesco, il piacere è tutto mio, grazie per avermi pensato. Abitare a Berlino significa poter visitare tantissimi negozi di dischi, stare a contatto con tantissime persone che frequentano la scena, poter visitare gli studi di altri produttori, apprenderne qualche segreto e scoprire qualche synth ancora economico.  Non scordiamoci il poter andare a ballare ogni weekend ed avere la scelta di una trentina di party differenti. Berlino é un posto con una tale concentrazione di Dj che se sei bravo e riesci ad emergere qui, allora significa che qualcosa di buono l’hai fatta, ed è esattamente il motivo per cui sono qui. 

 Cosa hai trovato a Berlino che ti ha portato l’ispirazione per produrre il tuo EP di esordio su YAY Recordings – Coming from Reality? Il titolo ha qualche riferimento in particolare?

L’ispirazione per il mio primo EP mi è stata data senza ombra di dubbio da una sola cosa, la Roland TR 808. All’epoca mi ero appena trasferito in uno studio condiviso e mi ritrovai questa belva tra le mani. La profondità del kick, la potenza dello snare, high hat più taglienti della spada di Geamon (Lupin). Una solidità del suono tale da poter fare una traccia anche solo con lei. 

Invece il titolo dell EP “Coming from Reality” l’ho rubato/dedicato a Sixto Rodriguez meglio noto come “Sugar Man”. Il motivo di questa scelta era perché ormai dopo più di 10 anni di produzione musicale, non pensavo più di poter pubblicare un EP. Poi per caso, è nata questa possibilità. E allora mi sono sentito un po’ come Sixto, uno che la musica l’aveva fatta sempre per sé stesso, ignorato dai più e poi venuto alla ribalta! Certo non avevo venduto milioni di copie in Sud Africa, ma per me pubblicare il mio primo EP in vinile era già un successo.

Tappo di Ferro è il titolo del tuo ultimo EP su Opia Records. Titoli così non sono certo casuali. C’è una dedica o un aneddoto particolare anche dietro questa scelta? 

Mio padre si chiama Ferruccio e da piccolo mi chiamava tappo, per questo tappo di ferro. Ho voluto dedicare il mio quinto EP con 5 tracce a mio padre perché ha sempre riposto un enorme fiducia nella mia passione musicale, insegnandomi a sognare e a credere sempre nei propri sogni. Più facile a dirsi che a farsi.

Rimanendo in tema di EP. La tua seconda uscita su Imprints Records di Riccardo Bucci Rossi e Domenico Rosa è senza dubbio il lavoro che ti ha dato sicurezza e ti ha inserito stabilmente in questa nicchia di musica underground. Nelle tue tracce si sente una struttura minimale ma suoni dalla deep house al techno-rave. Vuoi dirci di più sul tuo stile e sulle sonorità che vai cercando? Che strumenti utilizzi ?

Per me è difficile parlare del mio stile perché è semplicemente quello che mi piace. Secondo me è importante che ci sia un basso o una melodia principale e che tutti gli altri suoni rispondono ad essa, non troppi suoni che creano confusione ma che sia tutto funzionale. Sicuramente sono influenzato tantissimo da tutto quello che è Detroit techno, ma come posso non menzionare la UK garage oppure la scena techno rave olandese degli anni 90. Un po’ come nei miei Dj set, a volte cerco di suonare qualcosa più techno e altre più house. Lo stato emozionale inoltre gioca un fattore importante, quando sono più tranquillo magari posso fare un bella traccia deep house oppure quando sono gasato vado in studio e produco una traccia techno a 140 Bpm. 

Negli ultimi anni ho condiviso lo studio con diverse persone, per questo motivo molti degli strumenti che utilizzavo sono andati e venuti nel tempo, ma i miei fedelissimi sono un Minimoog Voyager, un Virus Access Ti, la mitica Roland TR 909, una Din Sync 303, una Casio RZ1 pimpata da Filippo Samoré e un effetto di cui non farei mai a meno, l’Eventide H3000-D/SE.

Domanda a bruciapelo. Quale è stato l’EP più problematico e quello che ti ha reso più orgoglioso?

La release di cui sono più orgoglioso non può essere che “Tappo di Ferro”. Oltre alla dedica per mio padre, c’è una traccia dedicata alla mia dolce metà “Ihr Lied” ed un altra dedicata ad un caro amico che non c’è più “Zisco United”

Una menzione speciale va ad un altro mio disco che è stato rilasciato quest’anno “Inner Movement EP” su Albion Records. Questa uscita, anche se magari è stata la più problematica perché ci sono voluti 3 anni, mi ha reso orgogliosissimo. Il fatto che un artista del calibro di Titonton Duvante abbia fatto un remix ad una mia traccia è incredibile, un onore per me! E un grazie speciale va anche a Domenico Rosa per aver realizzato il killer remix dell’altra traccia del disco.

Molto esaustivo Adriano, grazie per questo insight sul tuo stile e sulle tue influenze musicali. Passiamo dalla parte del Dj. Dalla tua pagina Discogs si legge che sei resident del party OPIA a Londra. Vuoi dirci qualcosa in più su questa collaborazione? 

Questa collaborazione è nata grazie all’amicizia e all’amore per la musica. Era solo la mia seconda data a Londra quando tra folla mi si avvicina quest’omone grande e grosso, dicendomi  quanto gli fosse piaciuto il mio set e che mi avrebbe voluto sentire al più presto in uno dei suoi party. Il suo nome era Tam Fallan e da quella prima volta andai almeno un paio di volte l’anno a suonare per lui. Fin quando, ormai diventati grandissimi amici, mi chiese di essere suo resident per OPIA.

Per concludere raccontaci un po del futuro, che ci dobbiamo aspettare da Dj Audri? 

Il prossimo disco che rilascerò quest’anno sarà su una nuova label peruviana. L’anno scorso ho fatto un tour incredibile con OPIA in Sud America. Tra i tanti paesi che ho avuto la fortuna di visitare sono stato in Peru a Cusco, la vecchia capitale dell’impero Inca a 3.400 metri. Un posto incredibile dove ho trovato una piccola scena musicale ma dal grande potenziale e che quindi mi fa piacere supportare! 

Inoltre sto per iniziare un nuovo progetto con dei cari amici, una label improntata verso la techno e uno studio dove poter fare sound editing, mixing, master, lezioni e workshops. 

Inoltre alla fine di quest’anno spero di presentare un nuovo progetto musicale in compagnia di un altro caro amico. Questo progetto sarà improntato su vecchi beats dimenticati dal grande potenziale Hip Hop – Downtempo, fatti con l’MPC 2000 XL, l’Akai S900 e vecchi synth, a cui vorrei dare nuova vita con testi in italiano ed inglese!

In tutta la carriera hai fatto muovere svariate piste da ballo in Europa e in Sud America, raccontaci di un momento indelebile e del disco che stava suonando . 

Ce ne sono parecchi, ma un momento in particolare merita una menzione speciale. Ero a Parigi e stavo suonando in un bellissimo party di nome Reshuffle. Era mezzogiorno e l’ultimo disco era appena finito quando il pubblico incomincia ad urlare “dernier, dernier”, allora mi giro e mi chiedo “ma questi che vogliono?”. Semplicemente volevano un ultimo disco. Allora prendo un disco dalla borsa, lo metto e … Boom succede il finimondo! Un ragazzo prese un estintore e si tinse tutto di bianco. Dentro di me ho sempre pensato che avevo messo una tale bomba che l’amico voleva spegnere l’incendio! il disco in questione era Hi Ryze – Cyberia/After the Flood.

 

Foto di copertina by Mattia Stievano