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Dopo la prematura scomparsa di Sophie, i fan della producer scozzese hanno proposto alla NASA una petizione per dare il nome della cantante a un pianeta recentemente scoperto.

Sophie è un simbolo di tutto ciò che è trasversale. In un’epoca dove il cambiamento è la parola d’ordine, ed essere coerenti è un vizio, come avrebbe detto Nietzsche, Sophie era un simbolo di una società che ogni giorno vuole riconoscersi in qualcosa di diverso. In qualcosa che ci rispecchi, senza timore del giudizio.

Il messaggio più importante che la dj e produttrice inglese ha lasciato al mondo è il rispetto del proprio essere. Sophie era più avanti di qualsiasi pregiudizio, di qualsiasi stereotipo ormai desueto. Di un mondo che non si era accorto di lei, se non per le collaborazioni con i giganti del pop o per una nomination ai Grammy.

La sua morte, avvenuta secondo quanto dichiarato dai media da una caduta da un dirupo per poter osservare la luna, è quasi una metafora forse del suo intero modo di intendere l’esistenza. Tendere la mano verso il cielo, verso l’universo. Verso ciò che voleva essere davvero.

Il suo percorso musicale ha visto in questi ultimi otto anni, una crescita, una linea curva che non doveva avere dei traguardi, ma doveva seguire unicamente la sua sensibilità personale. Da una leggerezza di fondo ed uno stile quasi provocatorio e dissacrante verso il pop, ne ha ritracciato i canoni.

Un modo di intendere la musica innovativo, più che un sound o un concept musicale.

L’approccio di Sophie ha colpito da Madonna a Lady Gaga, da Charlie XCX a Sam Smith. Non solo, diventando una vera e propria icona per la comunità Lgbt, Sophie è stata apprezzata sia per il suo stile sofisticato che per la sua voce roca e intrisa della sofferenza che l’affermazione della sua identità ha richiesto.

“Immaterial”, il singolo ripreso dalla hit celeberrima di Madonna “Material Girl” era diventato il simbolo di questa ricerca di libertà ed il racconto del suo passaggio da transgender. Il singolo, contenuto nell’unico album di Sophie uscito nel 2018 Oil of Every Pearl’s Un-Insides“, aveva come mantra la libertà dell’essere chiunque si voglia decidere di essere.

Sophie era quel mainstream genuino, che non ha pretesa di portare innovazione o qualcosa di mai fatto prima, ma di creare un connubio giusto. L’evoluzione di chi aveva deciso di mostrarsi al suo pubblico liberandosi dall’oscurità nella quale nascondeva la vera se stessa.

La prima transgender ad essere nominata ai Grammy Awards.

E il suo sguardo, visionario e privo di tutte quelle stupide convenzioni sociali, era pronto a dare vita a qualcosa che scavalcava la barriera tra mainstream e underground e la faceva crollare , con l’esperienza di chi vede nelle definizioni le peggiori catene per il proprio ego.

Oggi i fan, dopo diversi giorni dove hanno dimostrato in numerose maniere la tristezza e il profondo senso di sconforto per la prematura scomparsa della deejay scozzese hanno proposto una petizione alla NASA  per nominare il pianeta TOI 1338 b con il nome dell’artista.

Il pianeta, scoperto nel gennaio 2020 da Wolf Cukier, studente di uno stage presso il Goddard Space Flight Center  della NASA, presenterebbe una somiglianza con il pianeta da sogno rappresentato nella cover di “Oil of Every Pearl’s Un-Insides“. 

La petizione lanciata da Christian Arroyo recita così:

“Chiedo, a discrezione degli incredibili scienziati che hanno scoperto il pianeta, che TOI 1338 b sia nominato in onore della grande influenza LGBT+, SOPHIE. I suoi fan vorrebbero rendere omaggio facendo ricordare il suo nome in questo modo e per la sua influenza di continuare a prosperare per gli anni a venire.”

Potete firmare la petizione qui.