È dal 2014 che ci siamo iniziati ad affezionare a quella maschera: Paolo Michelini, alias HLFMN, negli ultimi tre anni, si è rilevato uno degli artisti italiani più in forma tra quella che già in altre occasioni, abbiano ricordato essere una scena in grandissima salute.

Era il 6 Gennaio 2014 quando sotto lo pseudonimo di HLFMN, un misterioso tipo nascosto dietro un’inquietante maschera tribale pubblica il suo primo LP dal titolo H∆LF M∆N; ne segna l’esordio e di lui si sa ancora poco: è marchigiano, si chiamo Paolo e di esibisce con una bizzarra maschera “alla Sbtrkt”, uno di quegli ornamenti esoterici che certamente sarà capitato a tutti di veder indossato dagli sciamani di isolate tribù nei posti più dimenticati della Terra.

Riascoltato oggi, appare stravagante e controcorrente così come lo era tre anni fa. Mentre tutti organizzavano una corsa al pluri-strumentalismo quasi a voler interpretare un’intera orchestra di suoni, HLFMN rilancia con un elementare minimalismo pregno della migliore appetibilità.
Un proseguo stilisticamente adiacente ad H∆LF M∆N arriverà solo tre mesi dopo con MIRROR: nel complesso, entrambi gli album trasparono quel dualismo su cui la stessa identità dell’artista trova riposo; simbolo di quella natura relativa della realtà composta da espressione pragmatica e sostanza intangibile, trascendete ed ideale. Jingle sequenziati e corpulenti batterie elettroniche sono il substrato da dove poi si costruiscono melodie di synths e ed effetti sotto un’unica cupola di richiamo orientale.

Arriva l’anno in cui Bananophono pubblica TRUST e con esso tutta una nuova e inaspettata consapevolezza musicale.
Con questo EP, HLFMN stravolge le formule e azzarda una scommessa tutta nuova; rimanendo pur sempre fedele a quelle armonie tipiche, rompe le aspettative e gonfia il carico di “electro-prepotenza” sostituendo quelle dispersioni ambient con un fomento di cassa e linearità sincopata – per quanto dicotomico possa risuonare; i soli tratti comuni ai precedenti lavori rimangono batteria e vocal-sample lasciati però a coerente contestualizzazione.

TRUST ha gettato il seme per quello che l’anno seguente sarà metamorphosis, prodotto Dyrwalk, almeno a giudizio di chi batte queste parole, la release più completa, “avvincente” e complessa tra la discografia dell’artista, reworks di Dyro compresi.
Nel giro esatto di tre anni, abbiamo assistito al passaggio: prima ad un essenzialismo etnico, poi ad una dark electro, per terminare (almeno per ora) ad innegabili influenze Dubstep con vicine reminiscenze Dub – metamorphosis non a caso dunque. “Black Tear” e “The Self”, sono le assolute favorite, quelle release dove trovano ogni concretezza le ragioni di quanto appena detto; breve rievocazione del passato invece la testimonia “Flows”, brano che avrebbe potuto trovare perfettamente computazione anche nel 2014.

Dopo più di dodici mesi di pausa, HLFMN sta per tornare con un nuovo lavoro dal titolo You’re shifting now.
Di questo possiamo già anticiparvi il video-singolo autoprodotto dal titolo “Dance”, brano che anticipa una release (la cui data è ancora TBC) dalle altissime promesse:

È dagli albori del confucianesimo che il pensiero umano ha abbracciato con un certo entusiasmo critico – quale dominio della sua stessa sostanza – l’universale dualità della materia, nella sua forma compatta così come nella sua trascendenza. È un gioco di forza tra due energie che, seppur opposte, sostengono gli equilibri e le simmetriche armonie della realtà. Il personaggio di HLFMN ripone grande seguito all’idea di un cosmo così compiuto, attento a muoversi sia “da questo” che “da quel” lato. Ma esiste almeno un momento o una circostanza in cui, artisticamente parlando, ha l’impressione che il tutto viene a ricongiungersi in una sola identità lasciando cadere quella naturale bisettrice?

Non solo esiste, si potrebbe dire che è lo scopo principale del mio lavoro. Da quando questa entità chiamata half man ha fatto la sua comparsa tra le mie idee, si è subito caratterizzata per la sua volontà di voler unire due mondi : il materiale/definito con l’immateriale/indefinito; nel processo creativo questo si realizza in un dialogo costante tra le due forze, percepibile nella mia musica come contrapposizione di ritmiche serrate e bassi decisi, con aperture eteree e sognanti, a tratti malinconiche; questo schema si ricrea sovente anche nella successione dei brani nei miei dischi, dove nella prima metà della tracklist domina una sonorità più tribale, legata al mondo terreno, mentre nella seconda metà il tutto tende ad alleggerirsi e ad ascendere, sia nella scelta dei suoni che nel piglio emotivo , più rarefatto, malinconico e dolcemente estraniante. In particolare, nel prossimo album (che uscirà a fine estate) , si potrà percepire maggiormente questo “slittamento”, con sonorità che spaziano dalla bass music al dream pop.

Pur stando a testimonianza di quelle prospettiche conciliazioni, HLFMN è comunque traccia visibile a tutti, egli stesso è un’espressione concreta nella realtà; a rigor di logica e ragione allora: qual è il suo corrisposto intangibile?

Difficile toccare l’intangibile, così come definire l’indefinibile… parlando di un simile paradosso si rischia di tirar fuori luoghi comuni. Partiamo dal presupposto che l’intangibile di cui parliamo sia una banca-dati infinita in cui sono contenute tutte le infinite possibili realtà; tutto ciò che può realizzarsi nella realtà esiste, in maniera stazionaria, in questo enorme hardware infinito, come un infinita serie di potenziali possibilità; quello che un uomo crede, sente, desidera, teme, tutte le convinzioni, tutte le definizioni che un umano ha di se stesso e del mondo, determinano quale di queste possibilità si incarneranno nella materia; così l’intangibile non sarà mai tangibile, ma lo diventerà solo come manifestazione concreta nel mondo delle forme concrete. Half man è un simbolo che descrive in maniera intuitiva e istantanea questo enorme concetto metafisico (si veda la copertina del primo album, “Half Man” appunto).

Una volta immerso nello studio – che sia per la preparazione di un Live o la produzione di un brano – in quale esatto momento Paolo Michelini realizza che la volontà di HLFMN sta iniziando a prendere piena concretezza? Quando si accorge che il processo creativo è fedele al suo credo sulla natura assoluta delle cose?

Proprio come io sto crescendo e mi sto evolvendo, anche HLFMN sta modificando il proprio linguaggio; devo dire che , col senno di poi, ascoltando i miei lavori passati si nota un certo filo conduttore, un impronta piuttosto riconoscibile. Uno dei fondamenti di questo progetto è “un occhio al passato e uno al futuro”; sebbene il sound possa inscriversi agevolmente nel tessuto culturale attuale, rimane di fondo un sapore ancestrale, quasi antico…è come se nella ricerca sonora compiessi un viaggio attraverso i secoli; molti dei miei fans mi dicono che ascoltare la mia musica li fa viaggiare nel tempo, riesumando memorie ataviche …e io posso confermarlo. Quando sono in fase di composizione e riascolto ciò che sto creando , presto particolare attenzione alle emozioni che provo e, se sento qualcosa si intenso, profondo e piacevole, ho la certezza di aver raggiunto lo scopo.