Miscele electro, nu/jazz e black-oriented per il nuovo contenuto MyZone. I Technoir ci accompagnano alla scoperta delle loro maggiori influenze, radici di un suono che nell’ultimo anno li ha portati in giro per l’Europa e sopra i maggiori palchi italiani.

È nel triangolo tracciabile tra Italia, Grecia e Nigeria che carteggiamo l’inquadramento culturale di Jennifer e Alexandros alias Technoir.
Immaginatevi un box (forma e dimensione sono rimesse alla vostra astrazione) colmo di un contenuto sinergico ed omogeneo, “immune” ad un rischio di contraddizione e in perenne ciclo trasformativo; questo corso si propaga riservandosi da un principio casuale, attenendosi molto più da vicino invece ad un’inclinazione creativa in cui poi lo stesso si identifica. Ora, il suddetto box è il progetto Technoir preso nella sua unitarietà; l’inclinazione creativa invece, è un sistema di reciproche influenze intrattenute tra Jennifer e Alex, ciascuno dei quali tutore di un operare artistico che si compensa e si coadiuva con quella dell’altro, anzi: è proprio in virtù di questa stretta interdipendenza che la-musica-dei-Technoir-è-la-musica-dei-Technoir. Seppur le loro doti esisterebbero indipendentemente dall’altro, una produzione di Alex non è la stessa cosa di una produzione di Alex con un arrangiamento vocale di Jennifer registratoci sopra, viceversa, le note di Jennifer non sarebbero le stesse se non ci fosse Alex a suo fianco tra chitarra e sintetizzatori.

I due iniziano a muovere insieme i loro passi nel 2014 e nel giro di due anni vantano già alle spalle un tour europeo e una collezione di tappe raccolte per tutto lo stivale; proprio tra il 2016 e il 2017, la curva di notorietà dei Technoir vede una vertiginosa impennata: pubblico e critica di settore accolgono con grande entusiasmo gli sforzi di produzione come le performance live raffigurando il progetto quale una proposta musicale estremamente polivalente.
Di sforzi di produzione si inizierà a parlare nella primavera di quest’anno con la pubblicazione di “NeMui” (acronimo di: New Ecosystem Musically Improved) e pubblicato da Cane Nero Dischi; un’organica ripresentazione di tre EPs precedenti – NeMui vol.1/2/3, pubblicati l’anno precedente rispettivamente a febbraio, luglio e novembre – per un totale di 12 tracce a sigla di un lavoro completamente autoprodotto ad iniziare dalla veste musicale per finire a quella grafica (Qui, per il video ufficiale di Sides, la closing track dell’LP).
Di pubblicazione ancora più recente invece c’è l’official clip di Bubbles coprodotto con il visual artist Nikolaos Finizio: un caleidoscopio di colori, suoni e geometrie amalgamato dietro una condensa musicale chill dall’inconfondibile richiamo funk.

Di seguito, la nostra breve chiacchierata…

Estremismi Pop-improntati, radicalizzazione “classiche” e avanguardie di frontiera. L’odierna panoramica italiana è costellata di frenetiche realtà emergenti (in ottima salute per’altro), ma che se considerate nel quadro di una fenomenologia unitaria, non riescono a ridistribuire una prospettiva unidirezionale, musicalmente parlando. Tante piccole correnti dunque, che si avvicendano l’una all’altra senza però una riconoscibile, e sostanziale, integrazione comune. E se questo sotto un certo punto di vista potrebbe stimolare una suggestione “caotica”, va riconosciuto finalmente un definitivo svecchiamento dal torpore cui assoggettati fino a qualche anno fa – ricorderemo tutti il buio del primo decennio. Assodata l’indubbia influenza che possano aver avuto le moderne tecnologie applicate al settore, doveste essere il più possibile obiettivi, quali analisi trarreste dall’osservazione dell’attuale scena?

Alex: Penso che sì, in Italia, nonostante la forte tradizione musicale, siamo rimasti un po’ indietro a livello culturale negli ultimi anni, non dico nulla di nuovo, diciamo che il mainstream ha fallito nel comunicare determinati valori musicali e culturali ma, come tu dici, questo ha in realtà favorito la nascita di una fiorente scena underground dalle mille sfaccettature (elettronica, soul, jazz, hip hop) che sta finalmente emergendo, abbiamo incontrato in tutta italia un sacco di situazioni emergenti di grande valore. Il problema qui è che servirebbe un evento o un artista apripista che creasse aggregazione tra le varie parti e di conseguenza una vera e propria “scena italiana” più che di genere di qualità (come per esempio la scena Losangelina di Brainfeeder e Stones Throw Records). Purtroppo penso che quello del non essere uniti come popolo sia un problema endemico e storico di noi italiani ma, per esempio il Jazz Re:Found è un ottimo passo verso questo tipo di sensibilizzazione culturale.

Jennifer: La scena musicale odierna è molto caotica in Italia e la motivazione secondo me è che spesso gli artisti che mi è capitato di ascoltare ultimamente imitano invece di rendere propria la loro musica, e se un tentativo fallisce passano molto velocemente ad un altro genere senza mai porsi una domanda fondamentale che è: chi sono io e che cosa voglio esprimere? I musicisti hanno sempre incluso influenze di altri nei loro lavori ed è quello che rende la musica sempre fresca ed interessante, ma quando l’influenza diventa pura emulazione credo che ci sia qualcosa che non va, o personalmente non mi viene voglia di andare oltre nell’esplorazione di un determinato artista.

Conseguentemente a questa, immaginando di avere uno sguardo che trascende i tempi, quale futura evoluzione – poste le condizioni attuali – rintraccereste distintamente nel mercato musicale?

Alex: Il mercato musicale sta subendo una totale metamorfosi, come sappiamo, ma nonostante la tecnologia abbia inserito variabili nuove e inaspettate nell’equazione penso che i concetti di fondo rimangano sempre uguali, cioè siamo tornati a un mercato in cui sono più importanti i singoli e la velocità di fruizione, proprio come negli anni 50 dei 45 giri di Elvis e Chuck Berry, rispetto agli album. Oggi abbiamo internet, Spotify e Youtube ma non credo che tutto questo sia interamente negativo, in fondo il web è il mezzo che permette ad un progetto totalmente indipendente come nostro di esistere e trovo affascinante che con un laptop da casa io possa in poche ore completare una traccia, inserirla nel web ed arrivare agli ascoltatori tramite un flusso ininterrotto. La storia poi è ciclica quindi anche gli album epocali torneranno, avranno semplicemente un’altra forma…il trucco è affrontare i cambiamenti con mente aperta e comprensione, senza nostalgia, la musica e gli artisti sono vivi e vegeti.

Jennifer: Guardando la mia sfera di cristallo posso dirti che: La major come vengono definite ora non esisteranno più ci sarà molta meno emulazione o almeno non avrà modo di esprimersi come ora, la musica diventerà qualcosa di più personale e grazie alle tecnologie darà modo di esprimersi anche ad artisti indipendenti che avranno un controllo totale della loro musica.

Nel secondo appuntamento di “Sangue Misto” by Jazz:Re:Found – rubrica collaterale del Festival dedicata al dibattito etnico-integrazionistico e al ruolo che dovrebbero sostenere le discipline musicali in questa mappatura dialettica – avrete modo di prendere parola su una tematica che, vi coinvolge direttamente da un lato, e dall’altro, mai come oggi, si interseca particolarmente nel quotidiano di ciascuno di noi. Delegando ad altre voci e sedi la natura politica della questione, quanta ripercussione (o quanta NON ripercussione) sta avendo il tema in quest’Industria? Possibile che questa ventata di novità sia da accreditarsi prima di tutto a determinate spinte esterne di “forza maggiore” (ergo: politica, sociale e macrosistemica), piuttosto che per singoli artisti chini davanti la loro strumentazione alla ricerca delle nuove alchimie sonore?

Alex: La questione è troppo dipendente da elementi politici ma io credo, a costo di suonare eccessivamente romantico, che la musica abbia un forte valore aggregativo e di unificazione, e che da sempre la musica (popolare e colta) sia veicolo di multiculturalità ma anche di tradizione, diversificazione ma anche unicità. Questa ventata di novità è certo una cosa fantastica e deriva interamente dal basso direi, dagli artisti sul campo ma potrebbe diventare una cosa stabile e duratura solo con un intervento politico e sociale.

Jennifer: Indubbiamente la diversificazione culturale che si è creata anche in Italia negli anni recenti ha favorito l’apertura verso movimenti musicali nuovi e freschi da cui prima l’Italia era rimasta tagliata fuori. E’ un processo ancora in atto ed appena all’inizio quindi la spinta proveniente dalla ricerca di singoli artisti sarà di sicuro fondamentale.

Quali sofisticate sinergie rintraccia ciascuno di voi nella proposta e nel lavoro dell’altro? Dove vi completate e dove sentite c’è ancora da migliore vicendevolmente?

Alex: Musicalmente siamo complementari, all’inizio Jenny faceva cose che io non facevo e viceversa ma ultimamente stiamo cercando di scardinare questa impostazione da duo standard scambiandoci i ruoli a volte, cantando e producendo entrambi per esempio, quasi fossimo collettivo artistico formato solo da due persone. Caratterialmente poi io tendo a essere più mentale Jenny più istintiva, un connubio perfetto!

Jennifer: Io e Alex ci completiamo a vicenda, io sono più istintiva e Alex è più mentale (quasi nerd) ma grazie a questi caratteri mettiamo in risalto i punti di forza l’uno dell’altra.

Di cosa i Technoir non potrebbero assolutamente fare a meno?

Alex: La birra, Ableton Live, la chitarra e sparare cazzate in tour con il nostro agente Antonio!

Jennifer: Gli sconti sui siti di strumenti musicali e una chiavetta usb piena di musica!

I Technoir si esibiranno sul palco del Jazz:Re:Found mercoledì 29 Nov. Scopri la nostra presentazione del festival in questo articolo.